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Saturday, January 12, 2008

Scuola e bilinguismo.

Già quando Marta era in quarta elementare mi sono accorta che un figlio bilingue a scuola può farti incappare in episodi curiosi.

Dopo una pagella alla fine del primo quadrimestre che recitava un distinto in inglese e una Marta che mi guardava un po' stranita (Mamma, perchè? è la mia lingua...io li so i colori...senti...yellow, brown, purple, red, green, pink ecc. ecc.) c'è stato l'episodio in cui la maestra l'ha messa in un angolo.

Rea di essersi voltata per chiedere come si faceva lo spelling di una parola e beccata in flagrante, è stata accompagnata all'angolo dalla voce della maestra che diceva: "se non vuoi stare attenta puoi anche non venire a scuola e fartelo insegnare da tuo padre l'inglese".

Ora, passi il distinto che chissenefrega davvero dei voti ma sinceramente la pratica del castigo nell'angolo non usa più in generale, son certa non sia mai stata usata da altre maestre nella classe di Marta e certo non per aver chiacchierato.

Diosanto, li conoscevo bene i compagni di mia figlia. Una canottiera è rimasta appesa al lampadario per tre giorni e il suo proprietario nell'angolo non ci è finito.

Prima mi sono confrontata con Philip, che è insegnante e quindi mastica la materia e soprattutto è più obiettivo nel giudicare la disciplina. Poi, rassicurata dal suo sguardo, ho chiesto un colloquio.

Quando l'ho chiesto all'insegnante sono partita con atteggiamento umile, perchè di base tendo a fidarmi più degli adulti che dei bambini (errore solenne, molto spesso) ma gli occhi della maestra si son fatti sfuggenti all'istante e io ho pensato "aspetta un attimo, forse che forse ha ragione mia figlia?".

Al colloquio ci sono andata apposta con Philip, il che ha costretto la maestra a tenerlo in inglese.

"Your daughter, I understand she's boring"
"Yes, of course she's BORED, she knows colours"
"But I pretend her to be concentrated"
"I do agree you are DEMANDING for her attention and I don't expect you to plan a special lesson for her, but at least you can acknowledge she already knows what you are talking about in the class and I would expect you to keep it into account"
"I can't change the programma"
"Of course it wouldn't be fair on the other children, but sending her in the corner was a bit extream, wasn't it?"

Mi è anche capitato di venire a sapere che la pronuncia di Marta di "Great Britain" sia stata corretta perchè non è "Gre'i Brit'nn" come dice lei bensì "Greit Britain".
E addirittura di discutere a tavola sul fatto che toilet sia effettivamente una parola inglese e non francese (toilette, si dice in francese, perdio!)

Due anni dopo Marta è in prima media. In una scuola diversa.

"Mamma, mi hanno restituito la verifica di inglese"
"Uh, com'è andata?"
"Ho preso 58"
"Uh, che voto è 58?"
"E' 58 su 60"
"Brava cucciola!!! E quel due di differenza? Cos'era?"
"Ho scritto do you have invece che have you got"
"Ma non è un errore, Marta"

Philip sta stendendo il bucato e dalla sala da pranzo e dice
"It's not a mistake. It means exactly the same"

Marta aggiunge: "La prof mi ha dato la verifica e mi ha detto di chiedere a papà cosa ne pensa"
Io dico "Ma la tua prof sa che tuo padre è insegnante di inglese?"
Marta risponde di si.
Io penso "grande prof, finalmente qualcuno che non ha paura"

"Daddy, what is the difference?"
"The meaning is exactly the same, but have you got is British English and isn't used in America. In America they only say do you have"
"Mamma, lo dico alla prof?"
"Si, te lo ha chiesto no? di chiedere a tuo padre cosa ne pensa. Però Marta, con garbo mi raccomando, diglielo solo se te lo chiede e diglielo con garbo"

...................
...................

"Hai avuto inglese oggi?"
"Si, mamma"
"E ti ha chiesto della verifica?"
"Si, mamma"
"E le hai detto la spiegazione di papà?"
"Si, mamma. Ma sai cosa mi ha risposto?"
"Cosa?"
"Vabbè, ma ho dovuto segnartelo come errore se no facevi tutta la verifica giusta"
"Mamma secondo me la prof di inglese è cretina"

Anche secondo me.

Ecco, volevo solo dire che essere bilingui è un fatto naturale.
Mia figlia comincia una frase in italiano con me e se mentre parla l'occhio le cade sul papà che è coinvolto nella conversazione, la continua in inglese.
Non si accorge neppure di cambiare.
La lingua che parliamo va molto oltre i fonemi.
Ci esprime, ci definisce nell'intimo.

Mi manda in bestia come mamma di figli bilingue che invece di approfittare di una diversità e di una risorsa in più nella classe, gli insegnanti si smarriscano così.

Mi manda ancora più in bestia il fatto che non si smarriscano affatto quando mettono Marta di fianco ad Alì, ragazzino pakistano che non sa una parola di italiano, a tradurre tutte le lezioni.

Che è cosa grande, davvero. Un grande insegnamento per Marta aiutare gli altri.
Lo appoggio in pieno. E poco mi importa se capita come è capitato che poi lei si sia persa l'assegnazione di un compito perchè distratta dalla traduzione.

Però decidetevi, eccheccazzo.

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