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Sunday, May 25, 2008

Marta's sleepover

Ore 21.55, SMS di mamma
Ciao cucciola della mamma. Buonanotte e tanti bacini belli. Domani mandami un msg quando sei sveglia. Ti adoro. Pciù.

Ore 22.31, SMS di risposta di Marta
Notte.

Ore 9.31 della mattina dopo, SMS di mamma
Buongiorno topolina. Ti sei divertita? A che ora devo venire a prenderti? Va bene verso le 10.30? Pciù.

Ore 9.33, SMS di Marta
Anke più tardi.


Evvabbè :)

Friday, May 23, 2008

No, no, no.
Non sono proprio d'accordo e più cresco come adulta e come mamma e più me ne convinco.

Non credo nei castighi, non credo nelle punizioni.
Di più, le ritengo una cazzata colossale e inutile.

Il perchè si dipana semplice e cristallino nei racconti dei miei figli.

Perchè è un grande errore non ascoltare la voce dei bambini. La loro logica è dismessa da noi adulti tronfi di sapere. Ma se ci fermiamo un attimo ad ascoltare, e con un tergicristallo facciamo fuori la merda accumulata sul nostro cervello, se ci accucciamo sulle ginocchia alla loro altezza, e ascoltiamo, perdio da pari a pari, vien fuori tutto, e tanto vero.
Vero semplice chè ti stupisci a non averlo pensato prima tu di loro.

E' tutto lì, nei racconti dei ragazzi.
I miei raccontano ben poco, devo dire. In Inghilterra, dove ogni cosa che fa un bambino viene sviscerata all'inverosimile e fin troppo, un giorno mi dissero che i figli che raccontano poco sono più sereni.
Chissà se è così.
Per quanto mi riguarda, credo valga anche l'opposto e come madre sinceramente mi sono rassegnata a prendere quello che viene. Voglio dire, c'è altro che un genitore può fare?
Alla fine, come con un amante, a un figlio non puoi strappare parole che non gli vengono, azioni che non gli si smuovono.

E qui in fondo sta tutto il succo del mio non credere nei castighi.

I racconti che arrivano a casa, incisi tra parentesi con noncuranza tra i gesti casalinghi, lasciati cadere qui e lì tra un uhmmm e un a tavola! sono di B. che, minacciata di perdere la settimana di vacanza con le compagne di danza, finge di aver perso il quaderno di geografia e storia perchè indietro con i riassunti e spaventata dalle possibili conseguenze; di C. che non racconta un'insufficienza ben sapendo che la madre due giorni dopo farà il colloquio con la prof e tutto verrà fuori; di F. che ha paura che il padre medico dall'approccio scientifico lo cazzi per un distinto in scienze invece che un ottimo.

I pensieri logici dei bambini mi fanno sempre ricordare che Haistein è stato rimandato in matematica più di una volta e che un essere umano non può eccellere in tutto.

E' così lampante, che un bambino smette di accettarlo con serenità solo quando arriva il rompiballe dell'adulto a dirgli che non è vero.
Se ascolti il bambino, prima di rompergli le balle con la tua merda nel cervello, ti accorgi che lui lo sa già che non può essere bravo proprio in tutto e non se ne fa un gran problema.

Noi genitori siamo così ossessionati dalle bugie dei nostri figli che mi viene da ridere. Ci incaponiamo in questa speranza così infantile che loro possano essere meglio di noi e mentire di meno, ma è chiaro che non lo saranno.

Eccerto che le mamme di B., C. e F. se leggessero questo post sghignazzerebbero alla grande, sapendo i segreti dei miei bimbi e le loro bugie a me nascoste.

Ma non credo nei castighi e nelle punizioni.

Mi aspetto bugie dai miei figli, eccome, son mica scema.
Ma vorrei per quanto mi sarà umanamente possibile, che quelle bugie fossero il frutto di un sano e rispettabilissimo desiderio di affermazione di indipendenza, anche acerbo e immaturo.
Non il frutto della paura di una punizione, di perdere qualcosa a cui si tiene.
Perchè allora tutto si ridurrebbe ad un economico scambio emozionale che mi farebbe orrore.

Il castigo colpevolizza.
E dietro la colpevolizzazione si cela la richiesta che l'altra persona cambi.
E l'intimità è distrutta.

A ben pensarci, dare un castigo ai tuoi figli è come mettere il muso a tuo marito. Ok, gli metti il muso, gli mostri tutto il distacco possibile. E poi? Lui comincerà a fare il cagnolino e rigare dritto secondo la strada che pensa di dover seguire per farti contenta e poi? Dopo quanto scivolerà indietro attratto dalla calamita della sua natura? Una, due, tre, cinque settimane?

Vorrei poter trasmettere ai miei figli tutta la meraviglia che provo quando li guardo e tutto il rispetto che sento per le loro personalità.

Il mio ruolo in fondo in fondo a ben guardare, è solo quello di un argine.
Non servo più a niente, spesso dico loro scherzando, perchè vanno in gita e si allacciano gli scarponi da montagna da soli e vien fuori dai racconti che la bistecca che taglio ancora a pezzettini a casa, in gita se la son tagliata da soli (evvabbè, son patetica...).
E loro ridono e si, mamma non serve più a niente ah ah ah.

Loro non lo sanno ed è giusto così, che son solo un argine di contenimento che per quanto può (e anche quando crede di non potercela fare) deve limitare la forza delle rapide entro confini non dannosi.
Ma non posso, nè voglio deviarne il corso.

C'è una sottile linea di demarcazione tra l'esprimere noi stessi con passione e colpevolizzare qualcuno.
Lasciamo fuori i bambini da questo meccanismo del cazzo.

Wednesday, May 21, 2008

Esser gemelli, mi sono accorta in questi 8 anni, è una gran bella fortuna, e ci metterei ore a descrivere perchè.

Però, quando alla vigilia della gita scolastica di tre giorni, uno si ammala e non parte e l'altro non si ammala e parte, è una gran sfiga :(

Wednesday, May 14, 2008

Sono tornata a casa stasera stanca morta e con la testa pesante - chè oggi è stato uno di quei giorni che sono riuscita a lavorare come un treno - e ho fatto tre espressioni con le frazioni, le graffe, le quadre e le tonde, col più e il meno e, novità dell'ultima ora, con il per e il diviso (non vengono mai alla prima 'ste cazzo di espressioni).

Ho cucinato la cena, ho fatto vari pistolotti sull'importanza di essere responsabili anche senza ricevere sberle (causando lacrime comunque, il che mi ha fatto pensare che una sberla sarebbe stata più efficace) e ho ripassato talmente tante proprietà di geometria da non ricordarmene neanche una.
Tutta una serie di assi, bisettrici, linee che tagliano, punti che si incontrano con nomi poco socievoli, coincidenze, congruenze, vertici, cateti evattelapesca.

A volte ad essere madre raggiungi un tale grado di sfiancamento che tutto quello che succede oltre lo accogli come un esercizio estetico, dove ti compiacci ad assorbire ancora una fatica e a riuscirci.

Marta mi ha lasciato con questo dilemma, prima di andarsene a letto.

"Mamma, sono preoccupata per R."
"Perchè sei preoccupata per R.?"
"Sta peggiorando a scuola, ha preson insuff. in scienze.
E non lo dice a sua madre.
Dice che si fa rinterrogare, ma la prof di geografia le ha detto che non la interroga di nuovo e vedrai che neanche quella di scienze lo farà. Io gliel'ho detto, mamma, che non può fregarsene così e che quella di scienze poi la valuta nell'insieme, visto che è anche quella di mate e di geometria, e lei sta peggiorando anche in quelle materie"
"Marta, forse è meglio che tu ci vada cauta a dare consigli alle amiche.
Infatti una buona regola è darli solo se te li chiedono. Altrimenti ci pensa la sua mamma"
"Si, ma alla sua mamma R. dice un po' di bugie"

Ora capita che Marta sia veramente amica di R. e mi viene il dubbio di cosa consigliare a mia figlia, se dirle di interferire o di farsi i fatti suoi.
E poi capita anche che io sia amica della mamma di R.
E mi viene il dubbio se consigliarmi di spifferarle tutto o farmi i fatti miei.

Sopra tutto, ho la certezza di essere inappagata, perchè avevo un sacco di cose da risolvere stasera e non ne ho avuto il tempo.

Sono stanca, triste e me ne vado a nanna.

Thursday, May 08, 2008

Otto anni fa e poco più quando ho partorito Giacomo e Davide (cosidetti dai più - fatto che mi irrita sempre - "i gemelli") di parto naturale su un cesareo (un dolore che non sto a dirvi) invocavo il bisturi urlando ad ogni contrazione con una codardia che tutt'oggi mi fa abbassare gli occhi quando passo per la via dell'ospedale, perchè son certa che ancora potrebbero riconoscermi come quella là, quella matta che urlava non li voglio, non li voglio più, fatemi tornare a casa eccetera eccetera.

Ma quando tutto è finito, sapevo di aver provato qualcosa di sensazionale. C'è una specie di stregoneria nel modo in cui il tuo corpo prende il sopravvento su di te quando partorisci e una specie di magia nell'istante esatto che tu donna capisci che ti devi arrendere e fidare di quello che sei, anche se in quel preciso momento quello che sei sembra essere un veleno che ti corrode le viscere dentro tanto ti fai male.

Per questo, quando i bimbi erano fuori, io con i tremori tipici del dopo parto ho pensato "non avrò mai più paura di niente".
Non perchè ce l'avevo fatta a superare il dolore, che quello è una cazzata. Piuttosto perchè affidandomi per disperazione alla forza della natura ha funzionato tutto, me nonostante.
Da allora posso fidarmi del mio corpo ad occhi bendati, perchè so che può spingersi oltre quello che io credo sia il mio limite.
E insieme so che esiste una armonia rara da ripetersi che ha a che fare con l'istinto e col sentire ogni tua fibra accordata senza bisogno di capire esattamente come sia successo.

Va da sè che quel senso di potenza sovrannaturale si è pian piano sfumato negli anni e che ho finito per aver paura di moltissime cose, alcune addirittura idiote, fantasmi che non spaventerebbero neppure "i gemelli".

Però a volte, quel movimento fluido, quell'armonia sintonica tra me testa e me gesti fa di nuovo capolino, in momenti sorprendenti.

Oggi è stata una giornata di merda.
Non una di quelle in cui ti senti brutta o grassa. Una di quelle in cui ti senti inadeguata e insipida, che è obiettivamente peggio di essere brutta o grassa. Di quelle che tutti intorno a te ti sembrano così tanto più intelligenti e tu sciatta e banale. Inutile, infatti.

Ma la sera a casa c'è stato un piccolo incidente, una insufficienza "dimenticata" per un mese.
Di fronte al musino di "uno dei due gemelli" con già le lacrime giù a goccioloni per la sgridata che si aspettava, è arrivata come un'onda lunga l'armonia tra la mia mente e il suo corpo.
D'istante ho capito cosa dovevo fare, che non potevo sgridare un'insufficienza in un bimbo che porta a casa sempre bei voti, nè la sua bugia.
Come mi ha detto lui tra i singhiozzi, tutti i suoi compagni hanno paura della sgridata per un'insufficienza e per questo piangeva.

L'avevo portato in un'altra stanza per fargli una bella ramazina, ma diotiringrazio quell'intuizione che mi ha fatto esitare e ha dato a lui una pausa preziosa per potersi spiegare.
E a me il tempo di dirgli che sbagliare spesso significa non aver capito e che non sarà mica 'sto dramma, basta che qualcuno glielo rispieghi.

Io dubito spesso, forse troppo spesso, di essere una brava minimanager o una brava marketing manager o una brava imprenditrice. Dubito spesso di me in generale.
Poi arrivano casulamente amplessi come questo, quando d'istinto faccio esattamente la cosa giusta.
Quella potenza, quella mancanza di paura fa capolino. E consola un poco.

Tuesday, May 06, 2008

Qualche anno fa si è svolta questa conversazione.

"Mamma, tu da grande che lavoro vuoi fare?"
"Tesoro, mamma è già grande e di lavoro mette insieme persone a parlare di cose che a loro interessano. Si chiamano convegni o fiere"
"No, mamma, io intendevo di lavoro vero"
Ah.
"Ma dimmi tu, Davide, di lavoro da grande cosa vorresti fare?"

(Da dietro intervenne Giacomo con un laconico quanto geniale "io voglio fare il pensionato" - ma questo è un inciso)

Davide: "Io l'inventore".
Da allora Davide ha immaginato di inventare il robot che fa tutto così mamma non deve più cucinare e la macchina su due ruote a tanti piani così ci sarà meno traffico eccetera eccetera.

Ma qui, signori e signore, sono orgogliosa di presentarvi la sua prima vera invenzione costruita con le sue manine: il trasportino.





Trattasi di aggeggio che può supportare i commensali intorno al tavolo da ping pong in campagna a passarsi le vivande quando al fresco del patio non se la dovessero sentire di sporgersi per allungare il pane o il ketchup.
Viaggia a velocità ultrasonica e necessita di perizia nella spinta, chè se no ti ritrovi con la ciotola rovesciata e il trasportino conficcato nei denti del dirimpettaio.

Detto questo, funziona, e chi volesse comprare il brevetto può rivolgersi direttamente a me, che sarei la madre dell'inventore e che, fino al raggiungimento della sua (dell'inventore) maggiore età, ne cura gli interessi.



Thursday, May 01, 2008

"Mamma, ma perchè i bambini possono fare il ponte e tu no?
Io non voglio fare il picnic domani, voglio aspettare sabato che ci sei anche tu"

Davide, ti adoro.

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