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Friday, May 23, 2008

No, no, no.
Non sono proprio d'accordo e più cresco come adulta e come mamma e più me ne convinco.

Non credo nei castighi, non credo nelle punizioni.
Di più, le ritengo una cazzata colossale e inutile.

Il perchè si dipana semplice e cristallino nei racconti dei miei figli.

Perchè è un grande errore non ascoltare la voce dei bambini. La loro logica è dismessa da noi adulti tronfi di sapere. Ma se ci fermiamo un attimo ad ascoltare, e con un tergicristallo facciamo fuori la merda accumulata sul nostro cervello, se ci accucciamo sulle ginocchia alla loro altezza, e ascoltiamo, perdio da pari a pari, vien fuori tutto, e tanto vero.
Vero semplice chè ti stupisci a non averlo pensato prima tu di loro.

E' tutto lì, nei racconti dei ragazzi.
I miei raccontano ben poco, devo dire. In Inghilterra, dove ogni cosa che fa un bambino viene sviscerata all'inverosimile e fin troppo, un giorno mi dissero che i figli che raccontano poco sono più sereni.
Chissà se è così.
Per quanto mi riguarda, credo valga anche l'opposto e come madre sinceramente mi sono rassegnata a prendere quello che viene. Voglio dire, c'è altro che un genitore può fare?
Alla fine, come con un amante, a un figlio non puoi strappare parole che non gli vengono, azioni che non gli si smuovono.

E qui in fondo sta tutto il succo del mio non credere nei castighi.

I racconti che arrivano a casa, incisi tra parentesi con noncuranza tra i gesti casalinghi, lasciati cadere qui e lì tra un uhmmm e un a tavola! sono di B. che, minacciata di perdere la settimana di vacanza con le compagne di danza, finge di aver perso il quaderno di geografia e storia perchè indietro con i riassunti e spaventata dalle possibili conseguenze; di C. che non racconta un'insufficienza ben sapendo che la madre due giorni dopo farà il colloquio con la prof e tutto verrà fuori; di F. che ha paura che il padre medico dall'approccio scientifico lo cazzi per un distinto in scienze invece che un ottimo.

I pensieri logici dei bambini mi fanno sempre ricordare che Haistein è stato rimandato in matematica più di una volta e che un essere umano non può eccellere in tutto.

E' così lampante, che un bambino smette di accettarlo con serenità solo quando arriva il rompiballe dell'adulto a dirgli che non è vero.
Se ascolti il bambino, prima di rompergli le balle con la tua merda nel cervello, ti accorgi che lui lo sa già che non può essere bravo proprio in tutto e non se ne fa un gran problema.

Noi genitori siamo così ossessionati dalle bugie dei nostri figli che mi viene da ridere. Ci incaponiamo in questa speranza così infantile che loro possano essere meglio di noi e mentire di meno, ma è chiaro che non lo saranno.

Eccerto che le mamme di B., C. e F. se leggessero questo post sghignazzerebbero alla grande, sapendo i segreti dei miei bimbi e le loro bugie a me nascoste.

Ma non credo nei castighi e nelle punizioni.

Mi aspetto bugie dai miei figli, eccome, son mica scema.
Ma vorrei per quanto mi sarà umanamente possibile, che quelle bugie fossero il frutto di un sano e rispettabilissimo desiderio di affermazione di indipendenza, anche acerbo e immaturo.
Non il frutto della paura di una punizione, di perdere qualcosa a cui si tiene.
Perchè allora tutto si ridurrebbe ad un economico scambio emozionale che mi farebbe orrore.

Il castigo colpevolizza.
E dietro la colpevolizzazione si cela la richiesta che l'altra persona cambi.
E l'intimità è distrutta.

A ben pensarci, dare un castigo ai tuoi figli è come mettere il muso a tuo marito. Ok, gli metti il muso, gli mostri tutto il distacco possibile. E poi? Lui comincerà a fare il cagnolino e rigare dritto secondo la strada che pensa di dover seguire per farti contenta e poi? Dopo quanto scivolerà indietro attratto dalla calamita della sua natura? Una, due, tre, cinque settimane?

Vorrei poter trasmettere ai miei figli tutta la meraviglia che provo quando li guardo e tutto il rispetto che sento per le loro personalità.

Il mio ruolo in fondo in fondo a ben guardare, è solo quello di un argine.
Non servo più a niente, spesso dico loro scherzando, perchè vanno in gita e si allacciano gli scarponi da montagna da soli e vien fuori dai racconti che la bistecca che taglio ancora a pezzettini a casa, in gita se la son tagliata da soli (evvabbè, son patetica...).
E loro ridono e si, mamma non serve più a niente ah ah ah.

Loro non lo sanno ed è giusto così, che son solo un argine di contenimento che per quanto può (e anche quando crede di non potercela fare) deve limitare la forza delle rapide entro confini non dannosi.
Ma non posso, nè voglio deviarne il corso.

C'è una sottile linea di demarcazione tra l'esprimere noi stessi con passione e colpevolizzare qualcuno.
Lasciamo fuori i bambini da questo meccanismo del cazzo.

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