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Friday, June 06, 2008

In questi giorni si tiene in Germania la fiera più importante per il lavoro che faccio.
E' una cosa gigantesca.
Dura 15 giorni e sono qualcosa come 170mila metri quadri di macchine, tecnologie e applicazioni.
Chiaro che ci si deve andare, e mezzo ufficio è stato in trasferta. Me compresa.
Io sono tornata un giorno prima.
Ho dovuto spiegare in ufficio l'esigenza pressante che richiedeva il mio anticipo: la recita di fine anno di Giacomo e Davide.
Che dico che anche se sei socio del posto in cui lavori, un po' di coraggio a superare l'imbarazzo nel dichiarare questo motivo ci vuole.
Nessuno commenta, ma tu lo senti nel breve silenzio di alcuni il pensiero sospeso che questa qui è un po' matta, oppure un po' troppo chioccia. O forse non è reale e te lo crei tu dentro quel pensiero degli altri, perchè ti senti un po' sciocca, perchè ti senti un po' in colpa a sottrarre tempo al lavoro quando tutti gli altri no.

Ma poco importa. Con quel sottile alone di "che scema che sono" mi son presa di prima mattina due treni e un taxi per raggiungere uno sperduto aroporto e poi un aereo.
E oggi ero lì.
Piango sempre alle recite.
Mi commuovo a prescindere da che figlio sia in scena, cioè piango anche per i bambini degli altri.
Ormai è così risaputo che oggi fuori dal teatro alcune mamme che non conosco mi hanno chiesto "hai pianto anche stavolta?" e io "si, temo di si" (ma come fai a saperlo?).

E' che ci lavorano sopra praticamente tutto l'anno e per un anno intero sull'argomento c'è l'embargo. Non possiamo saperne niente e non potrei trovare un altro segreto che i bambini sappiano tenere così bene e così a lungo.
Costruiscono tutto in modo da far invidia al più scafato dei marketing manager: stuzzicare l'aspettativa, coinvolgerti nei costumi senza dirti le parti, procurarti l'invito disegnato dalle loro manine, lasciarsi scappare una parola e poi confabulare sottovoce ridacchiando.

Un anno a costruire uno spettacolo per te, solo per te.
E vuoi non esserci?

Perchè diciamolo chiaramente (e mi perdonino qui i miei figli se più grandi capiterà loro di leggere questo post) a me dello spettacolo in sè non è che mi freghi molto. Lo sappiamo bene che son cose di bambini e certo non la prima alla Scala.
Insomma, noiose.
E quei musini lì che si impapinano, possono al massimo suscitare un po' di tenerezza.

Ma quello che mi commuove sempre, ogni volta, è lo sforzo e il lavoro che fanno e poi son lì sul palco a fartelo vedere.
Tutto dedicato a te.

Sulla scena ce la mettono tutta, con risultati devo dire più che egregi (e qui ci sta un bravo alle maestre). Sono coordinati nei balletti anche se le movenze immature stridono col ritmo, si ricordano le parole e le dicono a voce alte, fieri, anche se il tono di voce è innaturale quanto la peggior recitazione in una telenovelas degli anni 80.

Ce la mettono tutta. E soprattutto, credono in quello che stanno facendo, con una convinzione che finisce sempre per avere effetti terapeutici sul mio spirito corrotto di adulta.

Nei loro sguardi e nei loro movimenti cogli tutta l'esitazione e l'umiltà ingenua, come se sapessero dentro che sono solo bambini e che quel loro spettacolo certo non è come high school musical o i film che affascinano i grandi.
Lo sanno che noi pensiamo che son solo bambini, lo sanno che siam lì solo per loro.
Ma se ne fregano e ti danno il loro meglio.
E allora come fai a non commuoverti?

E ti cercano. La prima cosa che fanno è cercarti in platea. Sia Giacomo che Davide hanno saputo dirmi l'esatto momento in cui ci hanno visti.
"Mamma nel balletto no, poi quando ho fatto l'esploratore ero troppo emozionato, mi tremavano le gambe, mamma, ma nell'ultima scena ti ho vista"
E io so esattamente quando mi hanno vista. Bravi a continuare a recitare senza mostrarlo, ma nei loro occhi è passato un sorriso.

Adoro vedere i bambini nelle recite. Viene fuori come sono. Un modo indiretto per imparare a conoscerli. E c'è da stupirsi. La bambina tutta timidina quando ti saluta nel cortile della scuola che se ne esce con una voce forte e un ancheggiare sexy mentre fa la strega cattiva, il compagno grassoccio e insignificante che ti spara un assolo nel coro con una grinta ritmata dal corpo rapito di musica, e quello che ti rifiuti di invitare a casa perchè indomabile che non sbaglia una battuta e perfettamente coordinato riempie la scena.
Li guardi e te li immagini da grandi: questo sarà un leader, questa farà sbiancare il padre nel periodo dell'adolescenza, questo conquisterà gli altri in silenzio ma con fermo garbo....

Giacomo e Davide sono buffi sul palcoscenico.
E come un pediatra che non riesce a curare l'influenza dei propri figli, io non so dire cosa diventeranno.
Non hanno sbagliato una battuta, ma la loro voce era un po' timida. Soprattutto, quello che mi ha colpito di più, entrambi fanno una faccina da palcoscenico, che non vedo mai in nessuna altra occasione. Solo alle recite.
Hanno un sorriso sotto i baffi, come un "ma dai che tutto questo non è vero e mi fa ridere", oppure come un "non sono bravo ma sto al gioco", oppure "ussignur che vergogna, io son timido", oppure "è ridicolo ma devo farlo".
Non so decifrarlo e, siccome sono mammapersbaglio, non ho portato la macchina fotografica o la videocamera per immortalarlo.

Ma ce l'ho dentro e mi aiuta a capirli.
Sono contenta di essere tornata prima.
Non mi sento più sciocca.
Mi aspettavano e io avevo bisogno di loro.

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