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Saturday, January 26, 2008

Al solito sono arrivata al loro compleanno prima di aver pensato alla festa.

Così ieri gli ho detto che potevano invitare tre amichetti a testa per giocare oggi pomeriggio.
E stamattina ho comprato l'impasto fresco per torta al limone della Buit**i. Lo versi, lo cuoci, lo cospargi di zucchero a velo, lo mangi.

"mamma, sei una mamma meravigliosa"
"ussignur, e che cosa ho fatto per meritarmi tanto?"
"hai fatto una torta buonissima oggi e una festa bellissima"

Devo avere qualche santo in paradiso che mi protegge.

Ora, stanno guardando Robocop.

Vorrei parlare del ginecologo che li ha fatti uscire, ma mi sa che l'ho già fatto.
E di quando volevo buttarmi giù dalla finestra e mi ha trattenuto la paura che dal terzo piano mi sarei fatta solo male?
Credo invece di non aver mai scritto di quando avevano solo pochi mesi e gattonavano. Lavoravo part time a quei tempi e quando arrivavo a casa alle due, dalla porta del salotto spuntavano i loro due musi, uno sopra l'altro da dietro lo stipite come nei cartoni animati e poi....vvvvffff....un ammasso di gambe e braccia veloci come due gattini curiosi. In fretta mi dovevo sedere per terra alla fine del corridoio e parare l'irruenza del loro assalto.
Vorrei dire ancora e ancora del modo solo suo con cui Davide arrotola il piumone nel letto o la copertina del salotto, tra le mani e poi si strucia il tessuto morbido tra le labbra. Lo chiama strofinino, a volte mi chiama e lo struscia sulle mie di labbra e mi dice "mamma, senti questo, è proprio uno strofinino di qualità". D'altra parte aveva solo due mesi e già con le ditina lunghe quanto una mia falange accarezzava il bordo di raso della coperta trapuntata del lettino.
Neanche ho scritto di Giacomo che certi giorni si siede a tavola e non mangia il pane. So allora che qualcuno a scuola gli ha detto che è grasso e so che a quel qualcuno vorrei spaccare la faccia.
O di quando ometto si ostina a portare i sacchetti pesanti della spesa su per le scale. O di quanto ingenuo bugiardo e opportunista possa essere allo stesso tempo.
Non ho detto che ad ogni mio abbraccio con Philip, arriva uno dei due ad interrompere. Scivola tra noi e pretende di fare il prosciutto del sandwich.
Nè che quando io per scherzo esclamo che ormai sanno fare tutto da soli e che non servo più a niente scatenano una rivolta e urlano concitati che no, mamma, tu servi, servi a farci le coccole, e i fiocchi alle scarpe e....e poi non trovano più niente da dire perchè nel loro mondo pratico di bambini è proprio vero che servo sempre meno. E allora coprono l'imbarazzo dei puntini di sospensione con un abbraccio.
Ho scritto di certo di quando pitturavo a uno l'unghia del ditone del piede con lo smalto rosso per essere sicura di non confonderli. Era il mio terrore l'idea di averli partoriti con un nome e scambiarglielo strada facendo. Ciononostante ci son stati episodi di due supposte di glicerina una dietro l'altra nello stesso sedere e di biberon doppio a uno mentre l'altro gridava di fame e io pensavo che avesse le coliche dopo il latte.
Non so se ho scritto di quando Davide è caduto in piscina che avrà avuto due anni e per poco annegava, mentre della macchina che lo ha investito si, me lo ricordo bene di averne scritto.
Giacomo non si è mai messo veramente nei guai, a parte quella volta che è caduto dal letto a castello, dal pian alto del letto a castello, intendo. Di testa. Un bernoccolo grande come un uovo sodo con tutti i capelli radi sopra. E io che, giovane e ancora non ansiosa, neanche l'ho portato al pronto soccorso. Ancora oggi ha il segno. Ha anche un altro segno in testa. Lì i capelli non crescono proprio più. Una cicatrice di quando ha sbattuto contro la testata del letto di ferro battuto mentre saltava sul materasso. Era la prima volta che mi capitava di dove far fronte ad una ferita alla testa. Non sapevo sanguinasse così tanto e ad un certo punto, direi al terzo asciugamano inzaccherato di sangue, mi è preso un attacco di panico.
Ah, no, mi viene in mente che in un'altra occasione mi ha fatto prendere un gran colpo. Alla corsa campestre, quando aveva 5 anni. Un formicaio di bambini, il colpo della pistola, lui inciampa, cade, e viene travolto. Il formicaio procede e diventa uno stormo, lui e la sua tuta da ginnastica un puntino sdraiato e fermo sul prato. Qualche graffio e abbiamo tagliato il traguardo insieme, ultimi.
Il che mi fa ricordare di quando Davide impazzito di gioia per la neve si è precipitato sulla slitta rossa col numero 1 sul davanti prima che potessimo spiegargli come funzionavano i freni, che doveva tirare su le due maniglie gialle. Un istante dopo e si era schiantato contro le transenne di ferro a fine pista. La slitta schizzata via, la sua tuta blu immobile. Io avevo gli scarponi da sci e ricordo benissimo il rumore della neve che schiacciavo, quello che fa venire i brividi come il gesso sulla lavagna, e che mentre correvo verso di lui pensavo che ero come il gatto con gli stivali.
Lo stesso Davide alla gita dell'asilo, porgeva di fronte ad un gradino la mano per aiutare piccola Emma, splendida creatura che, con la mia piena benedizione (perchè di fronte a tanta bellezza e grazia non potevo che piegarmi), che gli aveva rapito i sensi. Un gesto goffo e breve come solo vedi nei bambini, eppure così caldo e protettivo da commuovermi fino alle lacrime.
Oggi se chiedi a Davide se ha la fidanzata, lui ti risponde "no, ho solo ex".
Ieri mi ha chiesto di comprargli un quadernino dove poter scrivere le cose che non capisce a scuola così gliele spieghiamo noi a casa. Era teso per certe divisioni che non gli venivano. Si tratta di quando il dividendo è inferiore al divisore, tipo 853:9. In macchina andando a scuola ne abbiamo fatte due, o meglio, le ha fatte lui e sono venute. Le sa fare. Io mi sono interrogata sulla scena di me che cerco di risolvere le sue paure in macchina, cioè sull'assurdità di considerare il tempo-macchina-tragitto-a-scuola un tempo-qualità-nell'-educazione-dei-figli. Ho paura della risposta quindi sorvolo.

Credo che potrei scrivere all'infinito, stasera. Un ricordo trascina l'altro.
Stasera il bacino della buonanotte a entrambi è stato l'ultimo bacino dei 7 anni.

8 anni fa, fra mezz'ora esatta, partorivo il primo.
"E adesso cosa faccio? Spingo o dormo?
"Spinga signora"
"Ma non mi va, non sento nessuno stimolo..."
"Lei spinga lo stesso"
"Ok, spingo"

Buon compleanno, tesori grandi.

Wednesday, January 23, 2008

In questi anni di blog mi sono accorta con stupore che non troppo spesso ma nemmeno così di rado capitano lettori davvero giovani. Dico io, le storie di una quarantenne lette da ventenni o poco più o poco meno?
Roba da matti. A stento me la spiego.

A volte sono arrivati messaggi di ragazze che hanno dichiarato di volere una vita cosi. A quelli mi è venuto da urlare "ma che dici??? vai, viaggia, sperimenta, godi, fai cazzate, ora. A questa vita qui ci penserai dopo"

A volte sono arrivati messaggi di critica, a questa quarantenne qui che sembra non maturare mai. A quelli mi è venuto da urlare "ma che dici???" e basta.
Un giovane che si sente già equilibrato mi spaventa più delle unghie di Trilli quando vuole giocare.

Poi, a questo post qui, a distanza di giorni, è arrivato questo commento, che riporto perchè... si spiega da solo il perchè.

toc toc è permesso? Intervento un pò vecchiotto, ma vorrei lasciare un commento... Vorrei semplicemente dire che non sono mai stata una persona particolarmente ribelle, non rispondo alla "legge" dello spirito di contraddizione che dicono abbiano tutti gli adolescenti. Non sono cresciuta velocemente come fanno i "ragazzini d'oggi", a 14anni non mi vestivo da bratz, non avevo un ragazzo, nè tentavo d'imitare le modelle o le veline, eppure ora ho solo 19 anni. Già, 19 anni e sono al secondo anno d'università, non commetto cattive azioni, sono garbata, cerco d'essere gentile e disponibile con tutti, credo nel valore di un sorriso donato ad altri, amo e sono amata un unico ragazzo, lotto per le mie passioni e m'impegno il più possibile in ciò che faccio, per me prima di tutto, ma anche per dare soddisfazioni a mia madre...Si sa che lo si fa anche per quello. E' bello sentirsi dire brava da un proprio genitore, anche alla mia età, in cui si desidera l'indipendenza(ma non la mancanza d'affetto)e per questo si è considerati ingiustamente "ribelli". Mia madre non è contenta di me, forse perchè sente che mi sto allontanando, ma non posso evitare di farlo. Mi chiama nemica e mitratta come tale da mesi tra alti e bassi, afferma di non amarmi, ma di voler fare semplicemente il suo dovere nei miei confronti...
Non so che fare, non so cos'ho sbagliato. La mia comprensione non è mai stata notata e se volessi rassicuarla mi scaccerebbe o mi ascolterebbe per poi dimenticare ancora e ancora...
Non tutti i genitori sono come lei, ma volevo semplicemente concludere che è vero, siete stati giovani anche voi, avete tagliato il cordone ombelicale ad un certo punto e per quanto sia difficile acettarlo dobbiamo farlo anche noi.
Ciò che penso sia fondamentale è il dialogo, quello vero, quello in cui una volta discusso con raziocinio entrambe le parti riescano a ricordarsi le parole e le motivazioni dell'altro. Magari è difficile aspettarselo da un adolescente, ma voi che siete adulti, provateci un pò anche per i vostri figli.
Essere genitori è di certo una cosa stupenda, ma dev'esserlo sempre, anche quando ci si sacrifica per le creature che avete deciso di mettere al mondo e d'allevare. Per quanto sia difficile crederlo in alcuni momenti, per loro siete e sarete sempre importanti, a volte lo sanno, altre volte meno.
Sappiate che il potere che un genitore ha sull'animo ed il cuore di un figlio difficilmente può averlo qualcun altro.
Attenti a ciò che dite e fate.
Corazzatevi di verità ed amore di fronte alle loro bugie.
Daniela


Grazie Daniela, prometto che cercherò di farlo quando verrà il momento.

Monday, January 21, 2008

Mi son detta che non avrei dovuto farlo, perchè non sopporto le madri che fanno i compiti ai figli. Proprio non esiste.
Poi mi son detta che invece avrei dovuto farlo, perchè non sopporto che mia figlia debba sacrificare lo sport per la scuola, non a 10 anni, perdio.

Oggi è il giorno di rientro per Marta, che quindi arriva a casa alle 5. Alle 6 ha pallavolo. La prof di italiano assegna un altro testo, oltre a quello che già avevano, per domani. Marta si era portata un po' avanti perchè lo sa che il lunedì non ha tanto tempo per studiare, ma questo nuovo compito che si accavalla al primo testo e si aggiunge alle altre materie per domani, la stronca. Quando arrivo a casa mi accoglie furibonda e spaventata. Non ce la farà mai, se ne accorge anche lei.

Questa prima media è un vero shock e lei sembra tenere botta niente male, quindi quando vacilla come stasera mi viene la rabbia anche a me.

Chiedo il permesso a Philip, che risponde perentorio che certo, procedete pure, chè in questo caso si tratta solo di mancanza di tempo, non di mancanza di capacità.

Ed eccole lì, mamma e figlia, sul tavolo della cucina, ognuna con un testo da sviluppare, la raccolta delle idee, la scaletta, lo svolgimento. Abbiamo finito, copiatura in bella copia compresa, alle 10.30.

Testo 1 - Descrivi quello che vedi dalla finestra della tua stanza
La finestra della mia camera è molto grande e ha una maniglia di ferro ancora originale con un motivo floreale e un pomello d'ottone, come si usava all'inizio del '900.
Sul davanzale ci sono due vasi di ciclamini. I fiori non profumano ma hanno dei bei colori accesi, rosa e bianco, che mi fanno sentire allegra anche quando piove. Nella terra di un vaso è piantata anche una girandola colorata che la mamma mi ha regalato quando ero piccola. Ora i colori sono sbiaditi, ma funziona ancora e quando c'è vento fa un rumore sommesso. Se apro la finestra e guardo in su, vedo il tetto della casa, perchè abitiamo all'ultimo piano. E' in pendenza e ricoperto di legno scuro. Dal tetto scendono le grondaie, storte e arruginite.
La strada sotto è silenziosa e un po' buia. Si distinguono le macchine parcheggiate e, poichè domani c'è il lavaggio strada, un lato è tutto vuoto. Vedo una signora che frettolosa cammina sul marciapiede con una borsa della spesa. Forse sta tornando a casa e va veloce perchè deve ancora cucinare la cena. Di fronte a me c'è una casa marrone chiaro, con tante finestre ma senza balconi. E' un vecchio mulino che adesso è stato trasformato in tanti appartamenti. La vista che mi piace di più dalla mia camera è quella dei due grandi pini che stanno nel giardino del condominio di fronte. Sono più alti del mio palazzo e d'inverno hanno i rami cascanti. Forse sono un po' stanchi.
Oltre i pini, si intravede l'incrocio dove c'è la chiesa e il negozio di A., la cartolaia dove compriamo tutto quello che mi serve per la scuola. La luce lì è calda e arancione.


Testo 2 - Itinerario dei sensi al parco
ITINERARIO DELLA VISTA
Il panorama del parco è molto vario, ma trovandomi nel prato imbiancato dalla brina del mattino dove posso notare il gigantesco tavolo marrone con la sua corrispondente sedia, ho uno scenario ben chiaro, se non fosse per la nebbia. Subito davanti a me c'è un lungo prato fronteggiato da alberi molto alti, i cui rami formano un triangolo, quasi grigio a causa del sottile strato di ghiaccio che li ricopre. Fra di essi, dall'altra parte della strada, posso distinguere un palazzo bianco, largo ed imponente, un po' nascosto dalla luce fioca. Se sposto il mio sguardo verso sinistra vedo delle case malmesse, di colore rosso mattone appunto perchè non dipinte. Sono costruite su una parte più in alto di quella in cui io mi fermo a contemplare. Danno l'impressione che cadano giù in picchiata a causa dell'assenza di recinzioni. Poi c'è la strada nera e asfaltata che molti ciclisti percorrono. Ruotando ancora intorno a me c'è il retro del centro ippico dove ci sono i box, dalle cui porte si possono osservare le teste dei cavalli e alcune fare il ballo dell'orso. Di fianco c'è la sede dell'amministrazione parco. Dopodichè c'è un piccolo prato segnato da un cerchio al centro, disegnato dai cavalli. Infine c'è tutto un lato costituito da alberi come quelli descritti all'inizio.
ITINERARIO DELL'UDITO
Da quel piccolo prato posso sentire il cinguettio degli uccelli, il frusciare del fiume che scorre lì vicino e il nitrire e il camminare dei cavalli al maneggio.
ITINERARIO DELL'OLFATTO
Vicino al tavolo posso percepire il tanfo che emana il letame e il terreno, ma anche la fragranza della freschezza di questa mattina.
ITINERARIO DEL GUSTO
Stare lì, nel parco, mi ricorda anche i pic-nic che faccio con la mia famiglia nei quali mangio il buon pane fatto in casa da papà.
ITINERARIO DEL TATTO
Tutto quello che urto, tocco o sfioro è freddo a causa del maltempo.


Allora....chi ha scritto cosa?
Ce la faremo domani a non farci beccare dalla prof?

Friday, January 18, 2008

Conversazioni mattutine.

"Bimbiiii, mettersi le scarpe che tra due minuti si esceee...mi pettino e si esce"
"Mamma, perchè usi il phon che hai i capelli asciutti?"
"Perchè, guardami, son tutti ritti sulla testa...se vado al lavoro così mi chiederanno ooh, ma pensi di essere in un ufficio o al circo?"
"E' vero mamma, sembri un pagliaccio"
"Oohhhlà, fatto, che dici Giacomo, meglio?"
"Mhmmm, mamma, così ti chiederanno ma pensi di essere in ufficio o a una sfilata di moda?"

"Someone needs to tell mummy off for not emptying her gym baaaag..!!"
"Mamma, ma vai in palestra?"
"Si, mi sono iscritta di nuovo ieri"
"Ma io non voglio che vai in palestra"
"Epperchè Giacomo non vuoi che vada in palestra?"
"Perchè tu sei già bella così"
"Che amore grande che sei...ma io non vado in palestra per essere bella, vado per tenermi un po' in forma, sai...come tu che vai a rugby...per fare un po' di sport e sentirmi bene..."
"Ma io non voglio che tu vai in palestra"
"Epperchè non vuoi che io vada in palestra?"
"Perchè ci sono un sacco di uomini in palestra"

Mi piace un sacco quando Giacomo mi fa la corte.

Thursday, January 17, 2008

"Ciao cucciola, tutto bene? E' andata bene la scuola?
Tesoro scusa ma mamma ha una fretta indiavolata...te la senti di stare sola in casa per un'oretta? Vado a prendere Angela, accompagno i tuoi fratelli a rubgy e poi torno"
"Ma torni in tempo per portarmi a pallavolo?"
"Spero di si. Se non torno in tempo tu vai e chiudi bene. Te la senti?"
"Si, mamma, io esco alle sei meno un quarto perchè mi devo cambiare là"
"Ok, spero di farcela. Se non ce la faccio tu vai. Quando hai finito mi chiami...il cellulare è carico?"
"Si, mamma"
"Brava. Io alle sette sarò a casa di sicuro e ti aspetto. Se vuoi mi chiami e facciamo la strada insieme" (la pallavolo è dietro l'angolo, n.d.r.)
"Ok"
"Sicura che è ok?"
"Sicura, mamma. Evapora!"

Da un po' di tempo Marta mi dice così, quando non mi vuole tra i piedi.
Se lo è inventato dopo una lezione di scienze in laboratorio.
Mi dice: evapora.
Evvabbè.

Evaporo e non ce la faccio a rientrare in tempo per portarla a pallavolo.
Mentre guido nel traffico e mi fermo a comprare gli ultimi ingredienti per la cenetta che mi pregusto da due giorni con la mia amica, mentre con lei chiacchiero come se avessi dieci anni, ogni tanto mi affiora il pensiero e una lieve preoccupazione, ma al solito son facilmente distraibile e quasi mi dimentico che è passata l'ora.

Per questo mi sorprende entrare in casa e non trovarla. Soprattutto mi sorprende il foglietto sul tavolo:

Ciao mamma, ciao Angela.
Sono uscita prima che voi arrivaste perchè mi dovevo ancora cambiare e non volevo fare tardi!
Io tornerò con l'Ale e sua mamma quindi non chiamo. Ho quasi finito i compiti.
T.V.B. Marta


Se esiste un momento preciso in cui una mamma si accorge che la sua bimba è cresciuta, credo che questo sia stato il mio.

Wednesday, January 16, 2008

Da minimanager quale sono e quale spero di essere per sempre, perchè il giorno che mi chiamerò manager e basta nella mia testa vorrà dire che ho cominciato a prendermi troppo sul serio, mi interrogo stasera.

Sono stanca.

Di lavorare così tanto.
Di clienti che mercanteggiano usando la squallida tattica di sminuire il tuo lavoro o del sottile ricatto.
Di fornitori spocchiosi che fan cadere tutto dall'alto.
Di concorrenti che ti rubano le idee e poi ti incontrano nei corridoi di altri uffici e ti sorridono.
Di sorridere ai concorrenti che mi hanno rubato le idee per non dar loro l'impressione che il furto abbia turbato me o il mio forecast.
Di convincere incompetenti che non hanno visione ma hanno il budget.
Di sfoderare diplomazia per aggirare gli incompetenti e arrivare lo stesso a quel budget.
Di dover cambiare direzione come una bandierina, o meglio, di aggiungere una nuova direzione alle già tante sul piatto.
Di lavorare sempre con l'orecchio teso, senza potermi permettere di concentrarmi solo su una strategia perchè qualcos'altro sta per diventare trainante e se me lo perdo son tagliata fuori.
Di allearmi con opportunismo a chi non stimo.
Di allearmi per stima a troppi e poi ballare la tarantola per star dietro a tutti.
Di avere sempre l'impressione di aver dimenticato qualcosa, trascurato un dettaglio vitale, fallito nell'intuire una nuova occasione.
Di intrighi di lobby inaccessibili causa mia mancanza di pelo sullo stomaco o incapacità politiche.
Di delegare e poi rifare.
Di farmi spaventare dai paroloni della concorrenza nei comunicati stampa.
Di essere sempre in ritardo.

Questa vita da minimanager non è affatto facile.
Per fortuna c'ho qui il gatto da accarezzare.

Saturday, January 12, 2008

Scuola e bilinguismo.

Già quando Marta era in quarta elementare mi sono accorta che un figlio bilingue a scuola può farti incappare in episodi curiosi.

Dopo una pagella alla fine del primo quadrimestre che recitava un distinto in inglese e una Marta che mi guardava un po' stranita (Mamma, perchè? è la mia lingua...io li so i colori...senti...yellow, brown, purple, red, green, pink ecc. ecc.) c'è stato l'episodio in cui la maestra l'ha messa in un angolo.

Rea di essersi voltata per chiedere come si faceva lo spelling di una parola e beccata in flagrante, è stata accompagnata all'angolo dalla voce della maestra che diceva: "se non vuoi stare attenta puoi anche non venire a scuola e fartelo insegnare da tuo padre l'inglese".

Ora, passi il distinto che chissenefrega davvero dei voti ma sinceramente la pratica del castigo nell'angolo non usa più in generale, son certa non sia mai stata usata da altre maestre nella classe di Marta e certo non per aver chiacchierato.

Diosanto, li conoscevo bene i compagni di mia figlia. Una canottiera è rimasta appesa al lampadario per tre giorni e il suo proprietario nell'angolo non ci è finito.

Prima mi sono confrontata con Philip, che è insegnante e quindi mastica la materia e soprattutto è più obiettivo nel giudicare la disciplina. Poi, rassicurata dal suo sguardo, ho chiesto un colloquio.

Quando l'ho chiesto all'insegnante sono partita con atteggiamento umile, perchè di base tendo a fidarmi più degli adulti che dei bambini (errore solenne, molto spesso) ma gli occhi della maestra si son fatti sfuggenti all'istante e io ho pensato "aspetta un attimo, forse che forse ha ragione mia figlia?".

Al colloquio ci sono andata apposta con Philip, il che ha costretto la maestra a tenerlo in inglese.

"Your daughter, I understand she's boring"
"Yes, of course she's BORED, she knows colours"
"But I pretend her to be concentrated"
"I do agree you are DEMANDING for her attention and I don't expect you to plan a special lesson for her, but at least you can acknowledge she already knows what you are talking about in the class and I would expect you to keep it into account"
"I can't change the programma"
"Of course it wouldn't be fair on the other children, but sending her in the corner was a bit extream, wasn't it?"

Mi è anche capitato di venire a sapere che la pronuncia di Marta di "Great Britain" sia stata corretta perchè non è "Gre'i Brit'nn" come dice lei bensì "Greit Britain".
E addirittura di discutere a tavola sul fatto che toilet sia effettivamente una parola inglese e non francese (toilette, si dice in francese, perdio!)

Due anni dopo Marta è in prima media. In una scuola diversa.

"Mamma, mi hanno restituito la verifica di inglese"
"Uh, com'è andata?"
"Ho preso 58"
"Uh, che voto è 58?"
"E' 58 su 60"
"Brava cucciola!!! E quel due di differenza? Cos'era?"
"Ho scritto do you have invece che have you got"
"Ma non è un errore, Marta"

Philip sta stendendo il bucato e dalla sala da pranzo e dice
"It's not a mistake. It means exactly the same"

Marta aggiunge: "La prof mi ha dato la verifica e mi ha detto di chiedere a papà cosa ne pensa"
Io dico "Ma la tua prof sa che tuo padre è insegnante di inglese?"
Marta risponde di si.
Io penso "grande prof, finalmente qualcuno che non ha paura"

"Daddy, what is the difference?"
"The meaning is exactly the same, but have you got is British English and isn't used in America. In America they only say do you have"
"Mamma, lo dico alla prof?"
"Si, te lo ha chiesto no? di chiedere a tuo padre cosa ne pensa. Però Marta, con garbo mi raccomando, diglielo solo se te lo chiede e diglielo con garbo"

...................
...................

"Hai avuto inglese oggi?"
"Si, mamma"
"E ti ha chiesto della verifica?"
"Si, mamma"
"E le hai detto la spiegazione di papà?"
"Si, mamma. Ma sai cosa mi ha risposto?"
"Cosa?"
"Vabbè, ma ho dovuto segnartelo come errore se no facevi tutta la verifica giusta"
"Mamma secondo me la prof di inglese è cretina"

Anche secondo me.

Ecco, volevo solo dire che essere bilingui è un fatto naturale.
Mia figlia comincia una frase in italiano con me e se mentre parla l'occhio le cade sul papà che è coinvolto nella conversazione, la continua in inglese.
Non si accorge neppure di cambiare.
La lingua che parliamo va molto oltre i fonemi.
Ci esprime, ci definisce nell'intimo.

Mi manda in bestia come mamma di figli bilingue che invece di approfittare di una diversità e di una risorsa in più nella classe, gli insegnanti si smarriscano così.

Mi manda ancora più in bestia il fatto che non si smarriscano affatto quando mettono Marta di fianco ad Alì, ragazzino pakistano che non sa una parola di italiano, a tradurre tutte le lezioni.

Che è cosa grande, davvero. Un grande insegnamento per Marta aiutare gli altri.
Lo appoggio in pieno. E poco mi importa se capita come è capitato che poi lei si sia persa l'assegnazione di un compito perchè distratta dalla traduzione.

Però decidetevi, eccheccazzo.

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