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Tuesday, March 25, 2008

E' un gran peccato che gli uomini arrivino fino ad un certo punto e poi di arrochino e smettano di spiegarsi.
Perfino a loro stessi.
Un doppio coito interrotto.

Tuesday, March 18, 2008

La mia giornata tipo comincia ll'incirca alle 630 quando suona la sveglia.
Che ignoro.
Quella è la sveglia di Philip.
Io riesco a massimo a rotolare un po' nel letto più vuoto e mi riaddormento fino alle 710 quando l'occhio miope intravede il fantasma inglese che porta in camera il mio tè.
Il mio tè si presenta in una mug con sopra un piattino da caffè messo all'apposta per garantirmi ancora un quarto d'ora di nanna. Sopra al piattino tre biscotti.

Ho il metabolismo lento la mattina. Posso stare su fino all'una la notte di tutti i giorni feriali in fila, ma la mattina sbadiglio fino a circa le 11.30. Inutile resistere o cercare di migliorarmi.

Verso le 725 inforco gli occhiali e allungo i braccio verso il tè. Sorseggio. Poi dichiaro "potete aprire la porta" e a quel punto entra la gatta, salta sul letto, si mette a pancia in su e fa le fusa. La coccolo.
Per una che non ama gli animali, anzi ne ha paura in generale (per ignoranza) e specialmente i gatti le incutono il terrore ancestrale dei graffi, starmene lì sotto alle coperte, mezza nuda e senza mutande, totalmente vulnerabile, è cosa di cui mi complimento in segreto ogni giorno, chè proprio non mi riconosco, chè proprio è il caso di dirlo, cosa non si fa per i figli.
Poi, quando la gatta switchia mood e si acquatta pronta all'agguato, io urlo aiutooo, qualcuno a caso arriva e si chiudono le porte.

Mi alzo e mi metto i calzettoni (sempre per paura degli agguati alle gambe nude e indifese).
Vado nella cameretta e sveglio Giacomo e Davide, che ci vuole circa 10 minuti di grattini, pastrugni, assalto di un formicaio, minaccie, pernacchie sul collo, pizzicotti sui sederi, solletico, impasto la pizza con la pancia, adesso arriva papà e poi lo sentite eccetera eccetera.
Si alzano e si dirigono in cucina.
Litigano sul gusto dello yogurt, gli apro la bottiglia del latte, vado a fare la doccia.
Mamma mi metti le calze, hai otto anni perdio, dai vieni qui, mamma mi fai i fiocchi alle scarpe, mamma hai mica visto la mia cartella (come MICA???? santiddio!!), mi firmi la verifica, mamma hai mica un gogno, quello per fare gli angoli, lo devo portare oggi (come MICA??? io viaggio con i go-gno-me-tri, si dice gognometro, ogni giorno in tasca per ogni evenienza, secondo te, VEROOO????), mamma mi scrivi sul diario che mangio in bianco oggi, ho fatto la cacca molla, hai fatto la cacca molla? e quando? ieri pomeriggio, ma quanto molla? molla mamma, e perchè non me lo hai detto? dovè il mio grembiule? bambini è tardi si esce così come siete. Usciamo.

Arriviamo. Bacino. Chi ci viene a prendere mamma? Buona giornata tesoro.
Mi rimetto in macchina, un'ora almeno di traffico per fare 15 km. Arrivo in ufficio e qui può variare dallo stato produttivo scatenato del tipo mi ha infuso lo spirito santo, non mi scalfisce niente e vado avanti come un treno, alla irrascibilità più incontrollabile se mi sfiori ti urlo. Dipende dai giorni.
In mezzo ci sono, a seconda, dall'una alle tre telefonate di mia mamma (chediolabenedica1567volteognigiorno), quella mia al pediatra, una di Philip, una di Glenda, una al maneggio per prenotare la lezione di cavallo di Marta, la mamma dell'amichetto che invita, la banca, il commecialista.
Non tutte insieme eh? Ma almeno due o tre a scelta al giorno.

La giornata scivola via, in genere nella più totale confusione della mia piccola testa che insegue la sua to do list con tale ansia e disperazione da non riuscire spesso neanche a stabilire delle priorità.

Poi arriva la fase recupero figli.
Adesso che Marta è più indipendente e torna da pallavolo o catechismo da sola, sembra più semplice, ma si aggiungono complicazioni.
Ha le chiavi di casa? per esempio.
Gli alri due sono al rugby o dalla nonna o mi sono dimenticata dove siano ma per fortuna ho il tempo del rientro da Milano per ricordarmi.

A casa non transigo sul bicchiere di aperitivo praticamente ancora col cappotto addosso e poi preparo la cena.
Come è andata la scuola? Sono caduta da cavallo. Ho preso ottimo. Rebecca non è più mia amica. Avete fatto i compiti? Aspetta che controllo. Come controlli? ADESSO? I compiti sono una tua responsabilità, non puoi arrivare all'ora di cena senza sapere. Mamma posso una caramella? No certo che non puoi, si mangia fra poco. Il mio compagno mi ha detto che sono grasso. Tesoro, non lo sei, se lo fossi non credi che mamma e papà si preoccuperebbero e farebbero qualcosa? La prossima volta che il tuo compagno te lo dice rispondigli "si, è vero, sono un po' cicciotto, ma non prendo in giro i miei amici come fai tu". Va bene mamma. Ti amo tesoro, e sei bellissimo. Cosa si magia stasera? Pollo arrosto. Non mi piace il pollo. Mamma, abbiamo mangiato il pollo oggi a scuola. Occaxxo.
Ceniamo.
Sparecchiate e mettete i piatti in lavastoviglie. Ho mal di pancia. No, non hai mal di pancia, sparecchia. Sono stanca. Anche io, sparecchia. Posso una coccola in braccio? Si, ma prima sparecchia. Sparecchiano.
Mamma mi fai tu? come? mi lavi i denti? No. Mamma mi metti il pigiama? No. Mi aiuti a fare la cartella? No. Ok, dai, voi fate e io sto con voi e vi do una mano.
Nel mezzo io e Philip che cerchiamo di avere una conversazione adulta su come è andata la giornata, sui programmi di domani, sulle elezioni che incombono.
Vanno a letto. Ma scherziamo??? questa camera fa schifo. Fuori dal letto e mettete in ordine. Mettono in ordine. Vanno a letto.
Pipì, denti, pigiama, cartella, ordine, tutto sotto controllo.
Sono esausta.
Chiuso le porte dopo i bacini ed è quiete.

Da sotto la panca del corridoio esce una macchia nera che corre cone una furia, così veloce che riesce perfino a fare una parabolica sul muro. La gatta che finora ha sonnecchiato vuole giocare. Merda. Gioco un po' col sonaglino poi mi vedo dall'alto e mi dico, anzi, le dico, mafavvan son stanca.
Coi sensi di colpa mi metto sul divano e accend il pc, la gatta si rassegna, io mi rilasso facendo le mie cose.

Questa è la mia giornata tipo, presa a campione, s'intende.

La mia percezione di me mi fa credere che sono una mamma che ascolta, che partecipa, che si interessa, che non lascia correre ma ferma il tempo per sottolineare le cose importanti. Ci provo almeno.
Tento anche ogni giorno di essere vagamente presentabile, con un filo di trucco, una doccia, dei vestiti comodi ma decentemente professionali, di evitare il reggiseno bianco sotto la maglia nera, per intenderci.
E metto la crema antirughe, perfino, e quella sulle mani.

Mamma, dice Giacomo, ho fatto un tema su di te e ho preso distinto. Urca, che cosa hai detto della mamma? Aspetta che prendo il quaderno arancione e te lo leggo...

Descrivo la mia mamma
Mia mamma si chiama Valentina, ha un viso ovale, ma poco ovale.
Ha un colorito roseo - giallognolo (la maestra, chediolabenedica, ha tracciato una riga con la penna rossa su "giallognolo").
Ha due occhi castani che al sole diventano chiari, la loro forma è ovale come il viso.
Il suo sguardo è scrutatore, i suoi occhi di falco. (secondo me qui c'è una reminescenza gormita)
Ha i capeli lisci. La loro forma è liscia. I suoi capelli sono abbastanza lunghi, ma non lunghissimi, però di lunghezza media.
La sua abitudine è quella di bere il tè alle 16.30 ogni giorno. (basita, mi cade la mascella)
Di solito veste jeans e una maglietta vecchia. (basita, sono evidentemente incompresa)
Il suo difetto è che dorme sempre. (io ti disconosco)
Il suo pregio è quello che se le chiedo una cosa lei mi risponde sempre di si. (mi sa che urge colloquio con la maestra)

Eccomi qui, vista dagli occhi di mio figlio. Tra il disconoscerlo, mandarlo di persona dalla maestra a rettificare o ridere, scelgo di ridere fino alle lacrime.
Anche perchè, due pagine prima sul quaderno arancione leggo

Il mio compagno di banco
Il mio compagno di banco ha una forma del viso tondo.
Il suo colorito è roseo.
Ha una faccia d'angelo però, quando esce la maestra o lui esce da scuola, gli spuntano due corna rosse, una coda a forma di freccia e un tridente.
Ha una bocca abbastanza piccola con due paletti che escono fuori come Topo Gigio.

e un po' mi consolo.

Monday, March 17, 2008

Le donne di 41 anni non sanno ancora dirla tutta fuori dai denti come quelle di 50 anni, che ormai chi se ne frega.
Non creano imbarazzo alle figlie nei negozi, non parlano ancora a voce troppo alta commentando sulla commessa svampita mentre escono col sacchetto in mano lasciando aperta la porta "così magari il freddo le schiarisce il cervello".

Le donne di 41 anni cominciano a sorridere sommesse e timide delle loro quasi certezze.

Le donne di 41 anni sanno scegliere. Decidono che dopo una cena, quando ti telefonano per ringraziarti e commentano "spero che anche tuo marito sia stato bene, ...è così silenzioso...", se ti telefonano e dicono così allora sai che non le rivedrai mai più, perchè se alla nostra età non capisci l'intelligenza dietro al silenzio, non sai guardare.

A 41 anni non ti interessano più le telefonate di auguri per l'8 marzo, ti fanno pena come quelle del giorno dell'epifania. "Abbracadabra!!!...no, niente. Resti sempre la solita befana!!" (sms, n.d.r.) Ahah, che ridere.

A 41 anni vuoi sdraiarti sui cuscini orientali dell'hammam, sorseggiando il tè dalle caraffe d'argento, appoggiare le spalle, chiudere gli occhi e sentire il brusio erotico delle altre donne mezze nude negli accappatoi. E godere, si godere della sensualità lesbica che lascia fuori tutto.
Il brusio dei racconti eterni di chi vede e sente le mille vite lasciate scorrere via senza approfittarne. Oppure approfittandone, e allora poco importa, rimarrà un segreto, di donna che sa sentire oltre, dove tu uomo, mi spiace non prendertela, non arrivi.
Non farne un fatto personale, quello che sentiamo è un mondo così nostro che forse non esiste neanche.
E'che noi siamo complesse e poi bambine e poi con un colpo di coda che, credimi, stupisce anche noi, lucide come un chirurgo. E' d'un tratto siamo capaci di decidere.

A 41 anni non abbiamo più voglia di lamentarci, perchè sappiamo che quello che crediamo ci manchi, se lo avessimo, vorremmo poi qualcos'altro.
Ma ugualmente dentro abbiamo molti sogni.
Tanti possiamo ormai solo contemplarli, ma li teniamo lo stesso perchè ci siamo affezionate, romantiche come le eroine di un romanzo ottocentesco.
Altri ci ostiniamo a seguirli perchè sappiamo che c'è ancora tempo.

A 41 anni non vuoi, davvero non vuoi, pettegolezzi. Davvero ti annoiano come ripetere le tabelline con i tuoi figli la domenica pomeriggio.
Non vuoi sapere la rava e la fava delle tue amiche.
Le tue amiche, le vuoi intuire. Perchè c'è poco da spiegare.
Vuoi uno sguardo complice e vuoi sperare di saperlo cogliere e delicata reagire facendo la cosa giusta, quella che aiuta.
Intuire, e tanto ti basta per sentirti più forte.

A 41 anni sai dentro vedere già le conseguenze.
E questo ci basti. Anche se non protegge noi, i nostri figli, i nostri amanti o i nostri capi dall'errore.

Siamo donne che sperimentano senza punti di riferimento. Non ci riconosciamo nelle nostre madri e quindi quasi non abbiamo storia. Eppure giocoliere tra pannolini, contratti, tensioni emotive premestruo, sappiamo ridere di noi e dribbliamo con grazia verso un pseudo equilibrio. Così tanto più stabile quanto più ci mettiamo in discussione.

Siamo un ricamo delicato, a 41 anni, e più ci penso più mi sento così forte che ho paura che le tette sfondino il reggiseno.

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