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Saturday, January 03, 2009

La vita femminile corre su due binari: concretezza e visionarietà, quello che c'è e quello che potrebbe capitare. Le donne tengono il mondo sulle spalle, lo reggono da sotto, lo conservano in ordine e lo fanno funzionare, ma lo mantengono anche aperto al possibile, lasciano aperto l'orizzonte. Ne hanno bisogno per far bene il loro lavoro. E' nell'andirivieni continuo tra queste due sponde, la realtà e il sogno, il mondo reale e quello possibile, il pieno e il vuoto, tra ciò che accade terra-terra e ciò che potrebbe inaspettatamente succedere, tra il conscio e l'inconscio, tra il qui e l'altrove, che si configura quello che qualcuno ha ha definito l' "eccesso" femminile, ciò che non sta dentro nel "già dato" della "normalità" maschile. E' qui che si produce quella femminilità di cui tutte e tutti abbiamo fame e nostalgia, che si fa quello spazio femminile (...)

(...) Non è un "altrove" che ci fa essere insofferenti. Non è, insomma, che noi siamo qui, immerse nei problemi e nei guai, e vorremmo fuggire per stare da un'altra parte. Questa è l'idea di "altrove" che sperimentiamo tutti i giorni, quando siamo inchiodate a perdere tempo alle nostre scrivanie e non vediamo l'ora che il tempo mortale finisca per tornare nel flusso della vita.
Questa è un'idea di altrove che fa soffrire e che fa ammalare.
L'altrove che dico io, invece, illumina il presente, lo fa essere più chiaro, gli restituisce un senso. E' una magia che ci permette di stare meglio in ciò che è, con maggiore consapevolezza (...)

(...) Ma tutte le parole hanno più di una faccia, si portano dentro più di un senso. Se "eccesso" è qualcosa che va oltre il limite fissato, vuole dire che fuori da questo limite c'è uno spazio interessante, un "oltre" che vale la pena di visitare, un vuoto preziosissimo (...)

Marina Terragni, La scomparsa delle donne

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