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Monday, June 08, 2009

Cercavo di spiegare a Marta ieri il potere degli esseri umani.

E' che abbiamo passato la domenica in una palestra per un torneo di pallavolo. 
E le hanno buscate, sa solo iddio quante ne hanno prese.

E' stata solo una stagione di sport "agonistico" e ancora non mi capacito di quanto oggi si faccia sul serio anche e già in categorie Under 12.

Che ti domandi davvero se non siamo noi tutti adulti, genitori, dirigenti sportivi, presidenti di società ad aver perso il filo, forse ad aver paura di non riuscire bene.

Quando avevo 12 anni ero entrata nella squadretta di agonismo di nuoto. Credo di aver fatto due gare in tutto. Poi mia mamma mi ha fatto smettere e solo qualche tempo fa mi ha raccontato che non sopportava l'idea di passare weekend qui e là in Brianza ad accompagnarmi alle gare.

Si, certo, forse è per questo che non ho mai coltivato un animo particolarmente sportivo (e mi è mancato poi nella vita, un po') ma venuta su, son venuta su lo stesso, una vita ce l'ho, degli amici ce li ho, un marito e dei figli ce li ho...insomma non è mica che se non gareggi e svavilli nello sport poi sei menomata, giusto?

Eppure, dopo un anno, posso dire che se entri nel mondo dello sport, è un mondo a parte, dove le dinamiche si centrifugano, le proporzioni si deformano e ti ritrovi a pensare che la scelta di una squadra sia un passo che possa influenzare la vita di tua figlia.

Poi ti scuoti dicendoti "cos'è, se a 12 anni sembra quasi che mia figlia abbia bisogno di un procuratore, è ora di alzare i tacchi".

In tutta questa vicenda dello sport agonistico, ci sono due cose che mi hanno colpita:

Cosa 1: i genitori. I genitori dell'agonismo sono la peggio specie sulla terra. Sono dei gormiti assatanati, incoerenti, qualunquisti.

Tutti a profondere saggezza sui valori educativi, sull'equilibrio e la serenità dei propri figli, ma poi si ingoiano tre allenamenti alla settimana e due partite di campionato, una il sabato e una la domenica, dimenticandosi che i figli hanno solo 12 anni alla frase magica "squadra di eccellenza".

E peggio ancora (Cosa 1/bis) la loro influenza (dei genitori), non solo sui figli, ma, udite udite, sugli adulti, sugli altri genitori.
Me compresa, che si trova piena di incertezze nel togliere Marta dalla squadra (in fondo, si sa, in questi frangenti, se sei solo a fare una cosa fuori dal branco i casi sono due, o stai sbagliando o sei l'unico a vedere oltre. Però quale delle due non te l'assicura nessuno). 

Cosa 2: Marta. Che l'altra sera mi ha guardata tra lo stupito e il sicuro di sè e mi ha detto "ma mamma, ma non è che io potrei solo giocare a pallavolo? Voglio dire, mamma, io l'anno prossimo ho gli esami di terza media, se nel weekend ho due partite, quando studio? E poi, mamma, io ho solo 12 anni".

Ecco.
Comunque questo era un altro post.
Il post vero era sul potere degli esseri umani.

Le hanno buscate alla grande, dicevo. 
Ma la questione non è buscarle o meno. Ci sta di perdere.

Il punto della mia conversazione con Marta nasceva dalle loro facce in campo mentre perdevano.
Appena il vento girava storto a tutte e 6 le giocatrici compariva una faccia da madonna penitente, sofferente e vittima e i muscoli si abbandonavano alla sconfitta prima ancora del fischio dell'arbitro per la battuta, chè anche la gomma della metà del loro campo sembrava sciogliersi di rassegnazione.

E perdio, sorridete e metteteci della grinta o perlomeno dell'allegria a giocare, vada come vada!

Le dinamiche in campo sono davvero curiose, ma in questo anno di sport mi sono accorta di una cosa. Basta che ci sia una sola in campo che non si abbatte per un errore e che cadenza prima ancora del gioco anche solo la postura del corpo con ritmo affidabile, allora tutto il resto della squadra la segue e gioca bene.

E' una cosa incredibile.
Credo che sia quello che chiamano leadership, anche se a me quella parola non piace tanto, è poco umana.

E' qualcosa che ha a che fare con l'essere ottimisti e con l'avere entusiasmo (non necessariamente competitivo) e calma (non necessariamente noiosa).

Ha a che fare con la capacità innata di tirate su chi hai intorno oppure di trascinarlo giù nella tua miseria.

E a ben pensarci, è molto simile a quando tu arrivi in ufficio e prima di aprire la porta fai un gran sospirone sperando che lo spostamento d'aria scacci via tutti i pensieri e a falcate raggiungi la tua scrivania dicendo un allegro ciao. 
C'è sempre un collega che non ti risponde. 
Quello è l'individuo che ti tira giù, da evitare.

Di questo parlavo con Marta. Le ho detto di non dimenticarsi mai che ognuno di noi ha un potere umano che può esercitare per influenzare l'ambiente intorno. E che se si riesce a fare in modo che tiri sù invece che trascinare giù, stiamo tutti meglio e facciamo più punti.

Così anch'io ho fatto un ripassino ;)

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