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Friday, June 05, 2009

Che ore sono?
Dev'esser passata mazzanotte.

Il tasmania alla fine è la giacca del mio tailleur da 400 e passa euro, regalo di mia mamma di anni fa, quando ancora pensavo che fingermi uomo mi avrebbe aiutato nella carriera.
Ho cucito l'orlo tirandolo su di 15 cm.

Mamma, sembro una femmina.
Vai benone Giacomo, giuro. Chiedi a tua sorella, che lei è implacabile.
Le spalle sono un po' grosse, dice Marta.
Vedi? te l'avevo detto che non sembravi una femmina, dico io.

La tuba è pronta. E qui devo solo ringraziare Marta che ha corretto il mio senso della prospettiva dicendomi che dovevo usare il compasso per la tesa (se no sarei ancora lì, probabilmente avvolta nel cartoncino bristol nero con aria interrogativa).

Mamma, ma semmai la giacca non la metto.
Epperchè? La fotocopia dice GIACCA, camicia elegante, gilet. Quindi la devi mettere.
Ok, mamma. (mi sa che si sente ancora una femmina)
Senti, facciamo che domani porti tutto e poi decidi con la maestra cosa mettere, ok?
Ok, mamma.

Mamma, ridammi la colla.
Un attimo, Davide.
Si porta via la colla.
Scoppia a piangere.
Mi serve la colla, perchè me l'hai potata via?
Piange ancor di più.
Cosa c'è Davide su questa colla?
Niente.
Piange.
Non mi pare proprio niente.
Piange a singhiozzi.
Davide, che hai combinao? Di chi è questa colla?
Mia.
C'è una bugia qui, l'annuso così intensamente.
Piange e si dispera ma la bugia sulla colla proprio non gli esce.
Mezz'ora a parlare, ma niente di niente e il rospo resta dentro.

La paglia c'è tutta, nel sacchetto, fuori dal sacchetto.
I gilet ristretti sulle spalle con le spille da balia.
Il mio cervello in pappa si domanda se è il caso di fare tutto questo per i figli. 

Sono stanca, è stata una giornata intensa, piena di cose da fare e di correre di qua e di là.
Cosa importa se non si sente a suo agio in una giacca troppo lunga?
E la paglia, se non è ben distribuita sui vestiti?

Mi muovo come un automa. Quando ci si sente all'estremo, quasi si gode a lasciarsi travolgere

Ah, mamma. La maestra ha detto di portare un panino, chè nella mia scena mangio.
Deve essere un panino al prosciutto.

Il mio cervello si risponde che no, non è il caso, che ho fatto quel che potevo e che domani la faccenda del panino al prosciutto se la risolve la maestra, chè quando è troppo è troppo.

Domani si va in scena.
Merde.






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