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Saturday, June 06, 2009

Entrano in scena dalla porta posteriore.

Lo capisci solo all'ultimo, dopo che la musica, una marcia tipo dei cartoni animati, parte. 
La porta si apre e sfilano in fila indiana, alzando bene le ginocchia a tempo.

Uno dopo l'altro, quello grassoccio ma che studia canto e quando apre la bocca ti scende all'istante la lacrima, quella effervescente che si fa fatica a tenerla e che io adoro dalla prima elementare, quello pieno di allergie con la faccia rossa e secca, quello stronzo che dice le parolacce serie, quella timida timida con gli occhioni grossi che sembra uno scricciolo in perenne pericolo ma che io so dice a Giacomo che è grasso, quella brutta coi capelli stopposi dello stesso colore della pelle del viso che ti chiedi come faccia la madre a vederla carina eppure durante l'intera recita è quella che sorride più di tutti, quella magra come uno stecco, educata e riservata che nelle recite ti fa saltare sulla sedia perchè entra in scena e la voce alta e sicura intona l'espressione del viso, quello basso, estroso, musicista, che prende una nota sul diario un giorno si e uno no ma io sono convinta che non sia capito dalle mestre perchè quando viene a casa nostra si dimostra sensibile, attento, curioso ed educato.

Sfilano con le ginocchia alte e un sorriso sotto i baffi.
A me già pizzicano gli occhi.

Si siedono per terra su due file pronti per il saggio di musica.
(Mi ero dimenticata che la recita d'inglese era preceduta dal saggio di musica)
Flauto.
Pifferano piacevolmente.
Philip ha gli occhi rossi. Di sonno. Si sta per addormentare.
Io ho gli occhi rossi di commozione. La solita sciocca.

E' che quelle ditina lì, su e giù per i buchi, mi sembrano un miracolo di impegno. 
Più ancora mi sembra un miracolo che facciano tutte le stesse cose allo stesso momento, quelle dello stronzo, della timida, dell'allergico, del grassoccio, dell'effervescente eccetera eccetera.

Finisce il saggio di musica. Comincia la recita di inglese.

Sulla scena vuota entra Giacomo solo.

Dear parents, welcome to our English show.

Mi sprofondo nella sedia. Non sapevo che aprisse lo show e d'improvviso mi viene il panico da prestazione. Io non riesco a parlare in pubblico, mi terrorizza, e lui è lì da solo e io m'immedesimo e penso "se fossi io non ce la farei".

Lo guardo commossa e dopo un attimo mi accorgo che strizza gli occhi. 
Le braccia gli cadono un po' frustrate. 
La bocca ripete alla mente, senza suono "welcome to our English show".
Strizza gli occhi di nuovo.
Silenzio.

Guarda il pubblico. Mai guardare uno a uno il pubblico, cazzo.
Ha gli occhi spersi.
Non si ricorda.

Mi guarda.
Gli sorrido. Gli dico con la bocca e con le mani "calma, va tutto bene".
Lui strizza gli occhi ancora, cercando quella frase successiva che non arriva. E stringe i pugni incazzato.

Da dietro la casetta di cartone arriva la voce della maestra:
"this is our...."

"This is our English show. It's called the Wizard of Oz. Enjoy it!!"

Fiuuùù.

La sua tuba è troppo grande, o almeno quelle degli altri bambini sono più piccole. Sembra un po' che a tenerla sulla testa siano le orecchie. La sua giacca pende un po' da tutte le parti, ma ha un tocco eccentrico oserei dire perfetto per la parte.

Lo show comincia e la storia si dipana tra musiche, balletti e canzoni. La parte di Giacomo ha ancora da venire.

Fino a questo punto non so ancora come sia andata a finire la storia del panino. Se ne abbia trovato uno in mensa, se ci volesse il prosciutto o meno.

Entra in scena. Con un panino (senza prosciutto) in mano.
Fiuuùù.

Si immedesima talmente che gli da un morso e comincia a masticare.
Mi viene la ridarella.
Giacomo la mattina si alza, fa colazione, si veste, si lava i denti e poi mi chiede "mamma, cosa c'è per cena?".
Non è che sia un mangione, è proprio un buongustaio. Adora il cibo, gli piace mangiare, se la pregusta la cena, già dal mattino. Gli mette allegria, il cibo e mangiare.

Così con un panino in mano su un palcoscenico...chiaro che non resista.
Penso "Giacomo no, smetti di mangiare il panino, rischi che quando arriva la tua battuta hai la bocca piena!"
Lui imperterrito da un altro morso.
Sta per toccare a lui? Mastica veloce, perdio.
Terzo morso.
"Wizard of Oz, can you help us?"
Silenzio (c'ha il boccone in bocca)

Con sguardo pensieroso e con tutta calma finisce di masticare. 

Poi alza gli occhi e dice "I'm not a wizard, I'm an ordinary man".
Con totale controllo ridà cervello cuore e coraggio allo spaventapasseri, all'uomo di latta e al leone.

Il sipario cala e gli applausi scrosciano.

Tutti i genitori uscendo mi sfilano davanti e mi ammiccano con comprensione: due gemelli, due classi diverse, due recite.

Io resto. 
Eh, ma c'è un vantaggio. 
Adesso, mentre tutti i genitori della classe di Davide sono fuori ad aspettare di poter entrare, IO SONO DENTRO e posso conquistarmi la prima fila.
Son soddisfazioni.

Per un secondo mi viene male al pensiero di un'altra spifferata + storia di Oz per un totalino di un'altra ora. Chiudo gli occhi e mi ricordo che ognuno di loro è diverso e ha diritto alla mia stessa sorpresa e commozione e trasporto.
Mi ammorbidisco e scaccio il cinismo.

Si riapre la porta posteriore. Riparte la marcia dei cartoni. Risfilano con le ginocchia su. Lo stronzo, il maleducato, la dolce, la timida, il brutto, il secchione, il ciccione, l'adorabile.
Ognuno con una mamma lì.

La classe di Davide suona il flauto molto meglio di quella di Giacomo.
Però. 
Mi ci vogliono solo due pezzi per accorgermi che Davide fa finta. Le sue ditina impacciate seguono quelle degli altri, ma un secondo dopo, tipo quelli che in chiesa non sanno il mea culpa e muovono solo le labbra.

All'inizio mi monta quella rabbia che dice "dopo ti spelo, sciagurato, non hai studiato". 
Poi comincio a sghignazzare dentro. 
E' inutile cercare di piegare la sua natura. Sogna di fare l'inventore, pensa sempre che un'invenzione lo salverà. 
Dopo tutto, lui è quello che a 6 anni ha scritto "io quando piove mi sento come un formaggio".
Mica noccioline.

Poi parte la recita d'inglese.
Davide da solo sulla scena.
"Dear parents, welcome to our English show"
(traggono vantaggio dal bilinguismo, queste maestre...)

Si impapina solo una volta e poi fa uno scarecrow perfetto. La paglia al posto giusto.

Un'ora dopo, quando sono uscita e sono andata a prenderlo nel backstage lui era accovacciato vicino alla sua cartella, che metteva a posto. Mi ha vista, si è illuminato in un sorriso trionfante e ha cominciato a correre fino ad atterrare tra le mie braccia saltando per essere preso in braccio. Era felice come non mai. Estasiato dal successo della sua recita.

"Sei stato bravissimo"
"Era bella mamma?"
"Bellissima"
"Davide, a parte che il flauto tu... qui mi sa che qualcuno poteva studiarlo un po' meglio invece di studiare così bene a come fi ngere bene, eh?"
"Ma mamma, mi sono perso...lo ha detto la maestra che se ci perdevamo dovevamo fare finta di suonare..."
"Sissì, ti sei perso ma mi sa che non ti sei mai più ritrovato, però..."
"Ennò, mamma, effettivamente...."
"Ma almeno non soffiavi nel flauto, vero?"
"Certo che no, mamma, sono mica scemo..."


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