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Thursday, September 17, 2009

Rughe 

La cena è un momento delizioso, in una famiglia numerosa.

Perchè noi siamo una famiglia numerosa, con tre figli. Lo dice anche la Regione Lombardia che prima dell'estate ci ha mandato una lettera ringraziandoci per il coraggio di tenere alta l'età media della popolazione, allegando una card che non mi ricordo cosa promettesse per facilitarci la vita, ma qualsiasi cosa fosse non doveva essere molto rilevante, visto che non mi ricordo neanche dove l'ho messa, la card.
E la vita continua a non sembrarmi per niente facile.

Chiaramente mi riferisco alla cena, non alla preparazione della cena, che quello è un supplizio.
Arrivi a casa, rantoli su per tre piani senza ascensore maledicendo il tuo spirito fricchettone che 10 anni fa ti ha fatto scegliere la casa d'inizio secolo con i soffitti alti e i vetri delle porte smerigliati con glicini liberty - ma senza ascensore - ti appoggi alla bottiglia di bianco, una mano sulla bottiglia e uno sguardo a cosa c'è in frigo perchè hai dimenticato la carne nel freezer la mattina e adesso si deve inventare un piatto che vada bene a tutti, ma Giacomo odia le carote ma i fagiolini vanno bene, Marta fagiolini no ma piselli si, Davide ama le carote, ma solo se intere e le uova sode sono ok, ma  il rosso no e mangia solo il bianco.
Preparare la cena è un supplizio. Infatti, è l'unico momento in cui ancora nella mente imploro la mamma, la mia mamma intendo.

Ma poi, la cena cucinata, è una delizia.
Tutto un vociare di fatti successi, di idee e invenzioni, di porcate idiote e irripetibili che solo i maschi di 9 anni possono produrre, di valutazioni minuziose di guardaroba inadatto alla stagione,  che solo le 12enni o la regina d'Inghilterra possono permettersi.
Il momento della cena che preferisco è quello della fine, quando si deve sparecchiare.
E qui devo aprire una parentesi e inchinarmi a mio marito, perfido albione, che a 16 anni già non vedeva una lira dai suoi genitori e che già due anni fa ha introdotto il concetto che sparecchiare la tavola lo possono fare i bimbi.

Sissì, giuro a tutte le mamme italiane, che  bambini anche piccoli possono sparecchiare. Basta chiederglielo (e insegnarglielo).

In questa casa sono loro che apparecchiano e sparecchiano.

Lo sparecchiare, specialmente, è fonte di inenarrabili risate, che ti risollevano l'umore, anche il più dilaniato.
Si passa da attacchi di diarrea improvvisi a scene di contorcimento sul pavimento in preda a dolori indicibili al gomito, a tavole di tecnica da perfezionare - perchè tecnica è il futuro ed è importante riuscire bene - a, perfino, telefonate alla nonna.

Oppure, e questo qui lo dico e qui lo nego è il mio momento preferito, alle coccole alla mamma, chè ti vogliamo tanto bene, mamma.
Si mettono anche in fila, nel migliore dei casi.
Oppure mi assalgono da due lati, con quel parallelismo che solo chi è mamma di gemelli può capire.
A volte li trovi addormentati in posizione speculare, a volte ti dicono la stessa cosa con le stesse parole contemporaneamente, chè ti sembra Thing 1 e Thing 2 di The Cat in the Hat, a volte ti travolgono baciando all'unisono, uno la guancia destra, uno la sinistra.
Io rido e urlo basta, chè son così colossi i miei figli che a volte temo mi possano spezzare il collo. Ma faccio finta di non gradire e loro lo sanno.

Stasera a Davide ho detto "ma quando avrai 40 anni e io 72 mi darai ancora tutti 'sti bacini?"
"Se ti metti la crema antirughe, si"

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