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Wednesday, October 14, 2009

To do list (things I have to face right now) 

- c'e' questo evento da chiudere, quello di Bruxelles. Un gran successo. Non mi capitava da tempo di essere salutata da tante persone al suono di "congratulation" dopo due giorni di quasi convivenza in una location.  Infatti, forse è stata la prima volta. 300 tutti contenti, roba da rotolarsi nell'orgoglio.

- ma capita che si lavori con gli americani e questi cominciano a produrre che tu stai prendendo il caffè dopo pranzo e ora che si decidono a risponderti tu stai cenando e sinceramente vorresti spegnere tutto, incluso l'animo, e invece.

- pidocchi. Ovunque. Non prude la testa anche a voi? Mi convinco che i pidocchi di madre siano meno resistenti dei pidocchi di tre figli e marito. Infatti, mi convinco che io non ce li ho, perchè lo spirito di sacrificio di una madre crea mondi paralleli. Però mi gratto e finito questo post mi deciderò a fare il trattamento. Oppure mi metterò direttamente il frontline tra le scapole come a Trilli e la farò finita.

- c'è anche l'evento a Novembre, quello che ci giochiamo una fetta di mercato e che ci ho messo dentro gli attori a recitare, che basta con 'ste conferenze soporifere, ma una cosa è avere belle idee e un'altra metterle in pratica

- la nostra casa è in vendita. A 40 anni ci viene lo schiribizzo di andare ad abitare in campagna. Tutta una rivoluzione di usi e consuetudini. Uno di quei salti nel nuovo che ti verrebbe tanto comodo succedessero naturalmente, che filasse tutto liscio, perchè allora vorrebbe dire che stai facendo la cosa giusta e che i mille dubbi che hai sul futuro tuo e dei tuoi figli tra campi di margherite si dipanerebbero come per una magia superiore, un segno. Ma invece la casa che abbiamo trovato, quella perfetta che già avevamo arredato in ogni angolo dei nostri sogni, è stata venduta e ci si chiede se sia un monito o se solo non esiste niente nella vita che non si debba fermamente volere e far succedere.
Perchè a volte, giuro, mi piacerebbe tanto lasciarmi andare, chiudere gli occhi e affidarmi a una certezza che anche abbassando la guardia le cose filerebbero per il verso giusto.
Sarebbe l'essenza di una coccola adulta.

- c'è anche l'evento in Spagna a dicembre, e quello a Milano a febbraio, e la fiera a maggio. Ognuno ha sostanze differenti ma tali che oggi, ora e nelle prossime poche settimane, vada fatto tutto. Contemporaneamente.

- Ah, prima che mi dimentichi, il polso di Giacomo oggi si è rotto. Gesso a angolo retto fino all'ascella. Ci sarebbe da scrivere un post. Andrebbe visto, questo bambino, che in classe al suo banco mi aspettava in silenzio con le lacrime sull'orlo dell'occhio. Non un lamento, solo quelle lacrime che continuavano a prodursi. Per tutto il pomeriggio al pronto soccorso, scherzi e paradossi e piccoli sorrisi e complimenti dai dottori e dagli infermieri per il coraggio mentre gli tiravano le estremità per metterle in linea e ingessarle. E poi sorrisi e  eccitazione per tutta l'attenzione degli amici, della nonna, della maestra che telefonavano. E le risate a mettere la maglietta, che adesso lo sappiamo,  prima si infila il braccio ingessato e poi il resto del corpo, ma i primi tentativi erano davvero buffi. I
Io dentro di me pensavo "ma come fa? ché a me viene la claustrofobia solo a guardarlo, con quel braccio che cerca gesti e trova la paralisi".
Poi stasera è arrivato in cucina. Aveva lo sguardo un perso, si era reso conto d'un tratto che per 25 giorni così era e sarà. In quello sguardo c'era tutto quello che io già sapevo sul disagio ma cercavo di risparmiargli.

A me lo sguardo perso dei bambini manda in panne. E' lo sguardo dell'intuizione, che parla senza il supporto dell'esperienza, e cerca conferme.

- Stanno cercando di fotterci un progetto su cui abbiamo investito forze e soldi per quasi due anni.

- Non so esattamente come sia successo, ma da tre giorni sono la rappresentante di classe di Giacomo. Domani ho da fotocopiare in 24 copie di due verbali e da distribuirli non so bene come.
Suppongo che il fatto che io li abbia già fatti dovrebbe essermi di consolazione stasera.
(In realtà, ne ho scritto solo uno, l'altro, quello generale di tutte e tre le quinte elementari, me lo sono fatto passare dalla rappresentante della quinta A - grazie Manuela, santa donna)

- il mio pc dà segni di disagio. Rallenta molto e a volte non fa quello che chiedo e devo togliergli la batteria per umiliarlo. Saranno le icone che riempiono il desktop a rallentarlo, ma ho il terrore che mi pianti in asso sul più bello. Devo fare qualcosa.

- ho iscritto tutta fiera di essermene ricordata i bimbi a catechismo.
Ho detto con nonschalance alla segretaria della parrocchia "quindi iniziano questo venerdì alle 5?"
"Ehmm... veramente signora, la prima lezione era venerdì scorso"
Ho toppato anche la prenotazione della visita di idoneità agonistica di Marta per la pallavolo. L'ho fatta troppo tardi, ci sono liste d'attesa di due mesi, il che vuol dire che Marta non potrà giocare nelle partite di debutto.
La dirigente accompagnatrice, molto comprensiva, mi ha detto "Oooh, che peccato, mi dispiace molto per Marta... chissà come si sentirà..."
Simpaticona. Certe persone secondo me le programmano alla nascita.
A dire il vero, Marta sta benissimo, sono io che mi sento una merda.

- il mio blackberry bippa a ore impossibili e mi accorgo che quel suono sempre più mi scava un fastidio nella pancia

- Marta non mangia più carne. E' da tempo che un brivido le corre giù dalla schiena di fronte ad una bistecca e siccome io sono mamma moderna, perfetta e lungimirante, che crede fermamente nella diversità e nel diritto di affermarla, diritto anche dei bambini, l'ho assecondata.
Mi venisse un'accidente.
Adesso cucino pasti doppi.

Sto bene. Non è che mi lamenti. Per carità. Sono felice.
Però, cazzo, nessuno, neanche la mia mamma, me lo ha mai detto che sarebbe stato così.

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