<$BlogRSDURL$>

Sunday, December 20, 2009

E' tempo di tempi lenti.

E' ora di fissare una foglia che cade e tutte le giravolte che fa. Fissarla e innamorarsene, avere il tempo e 'fanculo a tutto il resto.
O il silenzio della mia amica che si alza la mattina prima che le bimbe comincino a vociare per bersi il caffè in pace, non in pace da loro, ma nella pace del giorno, nel silenzio che rivela così tanto, sempre, più delle parole.

L'ho sempre presa in giro, Angela, per il suo alzarsi presto. E lei me, per la mia pigronaggine.
Ma sono due giorni che mi sveglio all'alba con una grande energia dentro e ascolto la quiete.
Sono rallentata dentro e più vado piano più la sento sulle ossa, la mia amica, e dentro la carne.

Da quando sono nati i gemelli, l'ho detto altre volte, ho smesso di attaccarmi agli oggetti.
Hanno rotto di tutto, hanno succhiato il mio cellulare quando non era quello aziendale e quando costavano assai di più di adesso, hanno mandato in frantumi vari pezzi di antiquariato anche in case di altri (benedetta l'assicurazione del padre di famiglia), hanno usato, vomitato, bagnato, disintegrato varie icone del mio passato. Ma pazienza. Sono solo oggetti, mi dicevo e mi dico. Non riesco più ad affezionarmi agli oggetti.

Anzi, in questo processo di estraniazione, ha contrinuito in gran parte questo blog, che è nato quando mi son resa conto che non ce la facevo più a ricordare tutto quello che mi succedeva, quando Marta aveva 5 anni e Giacomo e Davide due, e non potevo far altro che agire sull'imminente, sempre più incalzante e non c'era verso di fermarsi un attimo ad interiorizzare. Allora il blog è diventato il dove fermare i segni importanti, rubando agli oggetti il loro valore iconolatrico.

Mi chiedo spesso di recente che senso abbia l'esserci, al di là dei miei bimbi e di Philip.
Perchè la fatica è tale per noi che abbiamo 40anni.
Per quelli che hanno il coraggio di dirlo, suppongo. Perchè ce ne sono tanti che fanno finta di niente.
Oh, intendiamoci, di certo ci son 40enni genuinamente strafelici, straproduttivi, strarealizzati. E son contenta per loro.
Ma quelli che conosco io, la maggior parte, fatica da ammazzarsi.
E non è felice.
E si chiede perchè darsi tutto questo da fare.
Io mi chiedo perchè. Molto spesso.
Mi chiedo chi mai si accorgerebbe se scomparissi, fatto ovviamente salva la prole e Philip.

Invece, la vita di tutti si riempie di segni lasciati da altri.
Non di oggetti.
Di parole, di frammenti di sorrisi, di tocchi.

Ossì, son banale. Ma poi così tanto banale?
Perchè alla fine, tutti presi come siamo dai nostri impegni, dalle nostre tribulazioni, impellenze genuinamente urgenti ma d'improvviso sciocche, noi, anzi diciamo pure io, io mi dimentico dei segni che lascio dietro.
Sempre più spesso mi ritrovo a pensare chissenefrega di quello che lascio dietro, così poco rilevante rispetto a quello che ho davanti da affrontare.

A dirla proprio tutta credo anche di aver disimparato a vedere i segni che lasciano gli altri, così presa dalla mia sopravvivenza.

Questo weekend è stato un weekend lento.
D'improvviso nel bel mezzo della festa è cambiata la musica. C'è il ballo della mattonella.
La mia vita rallenta e si sincronizza a quella di Angela.

Giuro che vedo le mie braccia muoversi, come una foglia che cade, mi vedo prendere la padella dall'armadio di cucina e spostarla sui fornelli, o battere i tasti adesso, o ascoltare le labbra degli amici muoversi a pranzo.
Fotogramma per fotogramma vado piano, sento tutto. Ho la testa libera come mai prima.

E affiorano tutti i segni e tutte le parole. Tutta la presenza scolpita dentro. Sento esattamente dove quei segni mi hanno modellata. Dov'è che è arrivato il suo cesello e mi ha incisa e dato forma, dove mi ha reso migliore, dove invece l'ho scartato ed è rimasto un graffio a memoria, a ricordarmi di mettermi sempre in discussione, dove anche non è arrivato perchè non gliel'ho permesso, per pudore, per arroganza, per stanchezza.

Angela ha sempre e solo pensato ai segni, fregandosene altamente, anzi direi, regalmente, di tutto il resto.
Una donna coraggiosa oltre ogni dire. E infatti non riesco a dirla come è.

Ma lei sorriderà di queste mie parole, lo so già.
Ci vedrà tutto il mio impaccio e sorriderà.
Di sicuro penserà alle parole AMORE e GIOIA, che sono le sue preferite.

E' tempo di tempi lenti. E' tempo di rallentare.
Prendo il suo ritmo, leggo il suo libro, la penso in ogni istante, non ho fretta.

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?