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Friday, September 25, 2009

Capita che io debba fare da moderatore in un convegno a Bruxelles.

Capita anche che io sia ben consapevole di dover fare questa cosa molto bene.

Capita soprattutto che io sia la persona meno adatta a parlare in pubblico (e quindi a fare questa cosa molto bene).
A me piace osservare inosservata, nell'ombra ancora meglio, e poi agire in gruppo.
Mettermi lì di fronte a molti a sventolare la mia competenza mi imbarazza senza confini, mi fa sentire ridicola e, proprio sul punto di dire la prima parola al microfono, mi getta nel panico.
La consapevolezza poi di essere facilmente leggibile negli occhi, aggrava la situazione. Mi rende ancora più self conscious e comincia il loop.

Capita anche che la sessione in cui io mostrerò la mia impareggiabile competenza sia la Session 7.
Chiude la mattinata di lavori di un giorno fitto di interventi.
Si tiene per la precisione nel popolarissimo orario dalle 13 alle 13.45, quando notoriamente qualsiasi audience è attenta, interessata e per niente attanagliata dagli spasmi per la fame.

Quindi, ho bisogno di aiuto.

La sessione si intitola:
Cultural Considerations

Svolgimento:
The strategy for TransPromo messaging across borders will vary based on the unique cultural differences of the consumers. This session will explore key differences in consumer behaviour, and how it affects TransPromo messaging in key Western European markets.

Ora, che si sappia o no cosa significhi transpromo poco importa.

L'aiuto di cui ho bisogno, per aprire questa dannata sessione e dare il la alla mia tortura, è una serie di esempi che mostrino come una certa cosa sia percepita in modo diverso in diverse culture (europee).

Per esempio, in Grecia quando si dice si, si scuote la testa come a dire no. In Inghilterra ai neonati stitici si dà il succo di arancia mentre in Italia l'arancia si dà solo dopo l'anno, perchè è allergizzante.
E i giapponesi trovano disgustoso soffiarsi il naso e quando hanno il raffreddore lo lasciano colare e si mettono una mascherina a nasconderlo (ma è vera davvero questa cosa o è una leggenda metropolitana?)

Insomma, se qualcuno ha qualche chicca di questo genere, me la passa please??

Il mio piano è di accogliere la mia audience con delle patatine e un prosecco per far loro provare l'ebrezza di un very Italian aperitivo.
A seguire, prima di presentare i miei dati sull'uso del direct mail in Europa e prima di introdurre l'illustrissimo relatore della sessione, vorrei farli almeno un po' ridere con qualche contrasto culturale.

Se qualcuno ha qualche idea o aneddoto, ha anche tutta la mia gratitudine :)

Thursday, September 17, 2009

Rughe 

La cena è un momento delizioso, in una famiglia numerosa.

Perchè noi siamo una famiglia numerosa, con tre figli. Lo dice anche la Regione Lombardia che prima dell'estate ci ha mandato una lettera ringraziandoci per il coraggio di tenere alta l'età media della popolazione, allegando una card che non mi ricordo cosa promettesse per facilitarci la vita, ma qualsiasi cosa fosse non doveva essere molto rilevante, visto che non mi ricordo neanche dove l'ho messa, la card.
E la vita continua a non sembrarmi per niente facile.

Chiaramente mi riferisco alla cena, non alla preparazione della cena, che quello è un supplizio.
Arrivi a casa, rantoli su per tre piani senza ascensore maledicendo il tuo spirito fricchettone che 10 anni fa ti ha fatto scegliere la casa d'inizio secolo con i soffitti alti e i vetri delle porte smerigliati con glicini liberty - ma senza ascensore - ti appoggi alla bottiglia di bianco, una mano sulla bottiglia e uno sguardo a cosa c'è in frigo perchè hai dimenticato la carne nel freezer la mattina e adesso si deve inventare un piatto che vada bene a tutti, ma Giacomo odia le carote ma i fagiolini vanno bene, Marta fagiolini no ma piselli si, Davide ama le carote, ma solo se intere e le uova sode sono ok, ma  il rosso no e mangia solo il bianco.
Preparare la cena è un supplizio. Infatti, è l'unico momento in cui ancora nella mente imploro la mamma, la mia mamma intendo.

Ma poi, la cena cucinata, è una delizia.
Tutto un vociare di fatti successi, di idee e invenzioni, di porcate idiote e irripetibili che solo i maschi di 9 anni possono produrre, di valutazioni minuziose di guardaroba inadatto alla stagione,  che solo le 12enni o la regina d'Inghilterra possono permettersi.
Il momento della cena che preferisco è quello della fine, quando si deve sparecchiare.
E qui devo aprire una parentesi e inchinarmi a mio marito, perfido albione, che a 16 anni già non vedeva una lira dai suoi genitori e che già due anni fa ha introdotto il concetto che sparecchiare la tavola lo possono fare i bimbi.

Sissì, giuro a tutte le mamme italiane, che  bambini anche piccoli possono sparecchiare. Basta chiederglielo (e insegnarglielo).

In questa casa sono loro che apparecchiano e sparecchiano.

Lo sparecchiare, specialmente, è fonte di inenarrabili risate, che ti risollevano l'umore, anche il più dilaniato.
Si passa da attacchi di diarrea improvvisi a scene di contorcimento sul pavimento in preda a dolori indicibili al gomito, a tavole di tecnica da perfezionare - perchè tecnica è il futuro ed è importante riuscire bene - a, perfino, telefonate alla nonna.

Oppure, e questo qui lo dico e qui lo nego è il mio momento preferito, alle coccole alla mamma, chè ti vogliamo tanto bene, mamma.
Si mettono anche in fila, nel migliore dei casi.
Oppure mi assalgono da due lati, con quel parallelismo che solo chi è mamma di gemelli può capire.
A volte li trovi addormentati in posizione speculare, a volte ti dicono la stessa cosa con le stesse parole contemporaneamente, chè ti sembra Thing 1 e Thing 2 di The Cat in the Hat, a volte ti travolgono baciando all'unisono, uno la guancia destra, uno la sinistra.
Io rido e urlo basta, chè son così colossi i miei figli che a volte temo mi possano spezzare il collo. Ma faccio finta di non gradire e loro lo sanno.

Stasera a Davide ho detto "ma quando avrai 40 anni e io 72 mi darai ancora tutti 'sti bacini?"
"Se ti metti la crema antirughe, si"

Thursday, September 10, 2009

Illusione ottica 

Ad abbracciare una figlia più alta di te ci si sente un po' come quando ti accorgi di non riuscire più a prenderla in braccio.
Le due cose per fortuna non succedono insieme.

A me è capitato qualche tempo fa e ne ho pure scritto su questo blog, ma chissà dove e il link ci vorrebbe troppo tempo a trovarlo.



Ne parlavo proprio oggi con una collega in ufficio. Sua figlia ha compiuto 18 anni in agosto. Oggi le ha telefonato per dire che aveva passato l'esame di greco a settembre a pieni voti.
"E' arrivata la mail dalla scuola" ha detto.
La mamma non ne sapeva niente. Fino a prima dell'estate le mail della scuola le riceveva lei, la mamma, ma adesso arrivano solo alla figlia, perchè è maggiorenne.
ZAC!
Mi è venuto un gran brivido e proprio così le ho detto: "è come quando ti accorgi di non poter prendere più tuo figlio in braccio".
Perchè pesa troppo e ti spacca la schiena.

Fin da neonato Davide l'ho chiamato nutella perchè aveva tutto un modo suo di spalmarsi addosso e riempire ogni mia piega.
Mi sentivo che il mio corpo aveva un senso anche all'esterno, tipo quei paradossi visivi.
C'è una potenza grande nel tenere un bimbo in braccio, di chi sorregge e di chi sta sospeso, in egual misura.

E poi d'un tratto ZAC! e non ce la fai più.
Non è che poi ti manchi tutto quel sollevare, però lo sai che è una parentesi che si è chiusa. Nessun rimpianto, ma la dolcezza del ricordo la tieni dentro stretta.

Stasera Marta aveva male al ginocchio. Non sappiamo ancora cosa sia e domani andiamo a fare la risonanza magnetica. Questa storia va avanti da un po' e forse lei è preoccupata, con la sua passione per la pallavolo e i cavalli. Se lo è, non lo dà a vedere, ma Marta non dà a vedere molto di quello che pensa. Ha un riserbo tutto suo, a rilascio graduale con una grazia che chissà da dove viene. Anzi, si sa: dalla sua parte inglese perchè se fosse per la madre, sarebbe un grumo di impulsi anarchici.

Aveva male al ginocchio, mi è venuta vicina e poi si è appoggiata a me dicendo "mamma".
Io ho vacillato. Pesa 50 chili ed è più alta di me ora.
Mi sono quasi guardata intorno per veder dove stava questa "mamma".
Dov'è 'sta mamma?
Qui non c'è nessun altro.
Sono io?
Si, mi sa che sono io.

L'ho abbracciata e le ho detto che non è leale, che i figli dovrebbero essere più piccoli delle madri.
Voglio dire, la sproporzione tra ruoli e forme del corpo è ingiusta, perdio.

Io me la ricordo bene mia mamma quando avevo 12 anni. Mi sembrava vecchia, e questo è scontato e lo dicono tutti delle loro madri. Ma soprattutto, mia madre quando avevo 12 anni, di sicuro sapeva TUTTO. Era una roccia. Era grande, solida, senza un dubbio a sfiorare la sua mente.
Io, a che cosa pensasse mia madre quando avevo 12 anni, non ci ho mai pensato. Perchè mia madre per me non pensava, non aveva neanche bisogno di pensare, lei SAPEVA.

E così stasera quando Marta si è appoggiata a me scalzandomi dal pavimento con la sua altezza mi sono sentita inadeguata.
"Mamma"
Mamma chi? Io?
No, aspetta, ma tu hai idea di tutti i dubbi e le incertezze e le domande che mi pongo? Posso dirti che io le regole di questa vita non le ho ancora capite bene? Posso dirti che anche con te è tutto un esperimento e che vado di try and error e che a volte ci azzecco a volte no? Posso dirti che io non sono una roccia e che non SO tantissime delle cose che vorrei sapere o che dovrei sapere o che semplicemente sarebbe così dannatamente utile sapere?
Tu hai idea, tu che sei più alta di me?

No, non posso dirtelo.

Quello che posso dire alla mia bimba è che sta crescendo bene, così bene che già mi legge meglio di quanto riesca a fare io, che già si esprime con una libertà che è tutta sua e solo sua e che io osservo con orgoglio - dal basso ;)

Adoro essere mamma. E' l'esperienza più devastante che mi sia mai capitata. Devastante in senso buono, che ti rivolta come un guanto senza lasciarti una via di fuga. Ti trovi d'un tratto tutta all'incontrario e ciò nonostante stai lì beata o incazzata a cercare un senso, a dare un nuovo senso prima inesplorato.
E se per caso non lo trovi, è così bello che sia proprio lei, a 12 anni, a sventolartelo sotto il naso.

Marta è più alta di me. In molti sensi.

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