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Monday, February 01, 2010

Questo post mi sa che suonerà come un appello a tutte le mamme, quanta è la forza che mi sento dentro.

E' che siamo in periodo di crescita e di cambiamento e sono costretta a spingermi a riflessioni che sempre più spesso vanno oltre la mera scelta da fare al momento.

Dobbiamo scegliere la nuova scuola, sia per Giacomo e Davide (media) sia per Marta (liceo classico, a grande richiesta sia di Marta sia dei prof).

E via di open day.

L'open day è concetto assai moderno.

Un tempo, ai miei tempi, la scuola praticamente te la sceglievano i genitori. A me, per esempio, è stata concessa la grande grazia di poter scegliere tra scientifico o classico, perchè dalla famiglia da cui provengo non esisteva che io facessi un istituto professionale.

Ricordo una sera di aver detto a mio padre "voglio fare l'infermiera". Da dove venisse poi lo sa il cielo, visto che da sempre io svengo a una goccia di sangue.

E lui rispose "bene. Ma allora fai il dottore, perchè hai la fortuna di una famiglia che ha i mezzi per farti studiare".

Scientifico o classico. Su quale scuola scientifica o classica mica si stava lì a pensare e valutare: quella del quartiere e punto.

In queste settimane ho visto madri nei corridoi fuori dai colloqui di orientamento mangiarsi le pellicine delle mani fino all'osso nella speranza che i prof confermassero che i loro pargoletti fossero adeguati al corso di studi che avevano indicato come preferenza (indicato dai pargoletti nella maggior parte dei casi, per fortuna).

Ho visto madri uscire dai colloqui urlando SI!! e facendo pure il gesto di vittoria con la braccia, quello a pugni chiusi, braccio a angolo retto e movimento verso il basso.

Ho visto ragazzini uscire piangendo perchè davvero a loro piace la matematica, ma la prof ha detto no allo scientifico.

E dopo l'emozione del corridoio, via tutti alla caccia dell'openday, per scegliere quella scuola, che solo quella, farà dei nostri figli una realizzazione.

Realizzazione di cosa?

Io e Marta siamo andate all'open day del liceo Z., liceo classico cittadino pubblico assai blasonato.

Mi son seduta lì in aula Magna con Marta di fianco.

"Guarda, ci sono i tuoi compagni G. e B., non vuoi andare a sederti con loro?"
"No, mamma"

Vabbè. Mi ritrovo lì seduta in un liceo con mia figlia di fianco. Tante madri intorno, qualche padre. Dovrei concentrarmi su quello che sto per ascoltare ma mi viene solo in mente che non ci credo che sono lì, che la mia bimba sia ora così grande. Mi viene in mente quella piccola voglia rosso fuoco che aveva sul collo neonato e che mi preoccupava tanto, sciocchina, e quel ricciolo in corrispondenza della voglia, morbido solo come possono essere i capelli dei bambini, che mi giravo intorno al dito sempre.

Stasera è stata una serata difficile. Ero così livida di rabbia che non riuscivo a calmarmi. Marta anche, per il mio stesso motivo. Mi sentivo un leone in gabbia e le ho detto, dopo che si era fatta la doccia, "vuoi che ti stiri i capelli con la piastra?"

Non lo facciamo mai ed è stato speciale. Io mi sono calmata e lei anche.
E quel ricciolo è sempre lì. Ora lei ha i capelli lunghi e si riconosce solo se lo sai.

Volevo toccarle i capelli e il ricciolo e volevo che lei toccasse i miei capelli (perchè poi lei ha stirato i miei) per cercare l'intesa nostra, il bene nostro, oltre le pressioni della vita.

Tornando all'aula magna, mi chiedevo che cavolo ci facessi lì, perchè io ho questo vizio che non smetto mai di stupirmi di essere madre, e d'improvviso mi son detta che dovevo stare attenta, che mi si chiedeva di valutare, di essere adulta, di dare sicurezze a mia figlia nella scelta.

Son tutta pronta, protesa.
A dirla tutta, son perfino egoisticamente entusiasta in partenza. Il liceo Z. è a 10 minuti di isola pedonale da casa e a 5 da casa della nonna. E' perfetto, perdio.

Per 20 minuti parla il Preside. Un signore distinto e forbito, di quelli che incantano con l'eloquio.
Grande.

Però, che palle, non sta ripetendo la stessa cosa dall'inizio?
Piantala Valentina, sei sempre la solita taglia-uova. Hai presente quella macchinetta inutile che taglia le uova a fettine, che si vedeva un tempo nelle dimostrazioni in tv? Ecco, sei così, petulante e inutile come un taglia-uova. Guarda che bel laboratorio multimediale c'hanno questi, e quello di fisica, e le aule grandi. E son pure riconosciuti ovunque e blasonati.

"Mamma, ma questo qui sta ripetendo lo stesso concetto da mezz'ora!!"

"Ehmmm...si, Marta, abbi pazienza, son accademici. Sentiamo i prof ora"

La parola passa alla responsabile docenti area umanistica. Una signora con i capelli tinti e messi bene in piega, abbronzata in ogni stagione. Per chi abita in Brianza, una signora bene e per bene.

"Io lavoro qui da 25 anni e vi assicuro che è una scuola meravigliosa"

Urca.

"In realtà, 5 dei 25 li ho fatti come studente e poi 20 come insegnante"

Ah.
Cioè, fammi capire, tu è 25 anni che frequenti queste mura e non hai mai visto altro?
(Valentina, tieni giù quella manina se no te la trancio di netto)

"In questa scuola insegnamo due grandi valori: la fatica e la pazienza. La fatica dello studio e la pazienza, perchè quando devi fare una versione di greco ci vuole pazienza, non arriva subito la soluzione"

Bello, mi piace. Mi piacciono i valori di fatica e pazienza. Sono valori da adulti e provarci, e farcela a volte e non farcela altre è vita. Mi piace.

"....Perchè questi ragazzi sono abituati a ottenere tutto con un click"

No, scusa, aspetta, cioè?

"Tutto con un click, non hanno più i valori di una volta. Scusatemi, sarò tradizionale, ma qui noi siamo orgogliosi di insegnare fatica e pazienza senza click. Chi riesce qui, esce fuori dalla scuola fiero di essere uno z... (aggettivo derivante dal nome della scuola, n.d.r.)"

Niente click?
Niente click.

"Solo chi dimostra di farcela ce la fa"

Ah. E chi non ce la fa? Anche solo momentaneamente?
E niente click? Come niente click. Il click è parte della loro vita, perdio, non te ne sei ancora accorta?

Oooh... l'atmosfera in quell'aula magna.... Dovessi rappresentarla sarebbe una torta farcita di panna e bignè e arzigogoli di cioccolato. I genitori, gli si gonfiavano i petti di orgoglio proiettato che giuro si poteva tendere l'indice nell'atmosfera e giocarci come con una pallina antistress.
Si, questa è la scuola che voglio perchè mio figlio ce la farà.

"Marta, andiamo a casa, và"
"Si, mamma"

Marta è brava a scuola. E ad acclamazione generale ce la farebbe in quella scuola.

Infatti, la mia riunione di orientamento con i suoi prof è avvenuta il giorno dopo questo open day.

"Non c'è dubbio, se non lo fa Marta il classico, chi lo può fare?" (testuali parole)

"Si, bene, ok. Ma quale classico?"

"Lo Z., senza ombra di dubbio"

"Davvero? A noi non ci ha fatto poi questa grande impressione"

"Ah, no. Non dica così signora. E' una scuola dura, che tira fuori la grinta. Ce la fanno i migliori e Marta è sensibile ma determinata, ce la farà, e poi vedrà signora... mia figlia ha pianto 5 anni nello Z. ma ne è venuta fuori e oggi dice che le ha fatto bene"

"Non sono convinta..."
5 anni di lacrime? grinta? ma scusi, lei non è quella prof che ha preso un mese di permesso per depressione?

"Signora, stia attenta alla scuola che sceglie. Sua figlia è una stoffa da non sprecare. Lo Z., lo Z.!"

"Si, grazie, è tutto molto lusinghiero, ma a me va bene anche che lei.... cioè... anche se avrà una vita normale, mi va bene"

La grinta, la grinta. Lo Z. tira fuori la grinta.

A me e Marta, un po' stordite, di ritorno a casa ci è solo venuto di chiederci cosa succede a quelli che per caso, per crescita, per capacità non dovessero farcela nel momento in cui per qualsiasi motivo fossero un pochino in difficoltà.

Ci è venuto da chiederci quale chance sia lasciata oggi alla debolezza.
E intendiamoci, qui si parla di debolezze di ragazzini di 13 anni. Ragazzini che cambiano nello spazio di pochissimo e potrebbero farcela domani.

Uguale uguale con lo sport.
Lo chiamano agonismo, anche a 12 anni.
Gli allenatori ti tengono in panchina per farti tirare fuori la grinta, a volte addirittura ti mortificano, a 12 anni.
A volte perfino ti fanno pagare frasi dette dalle mamme, frasi un po' scomode che escono dagli schemi, per farti chinare il coppino alla fatica e alla pazienza e alle regole.

Ma c'è fatica e pazienza positiva e costruttiva e c'è fatica e pazienza frustrata, dall'ignoranza e dal pregiudizio.

Ed è qui che arriva il mio appello alle mamme.

L'appello è: quando tuo figlio riesce in qualche cosa e riesce bene, esulta e ricoprilo di baci.
Ma guardati anche intorno.
Forse c'è qualcuno che nello stesso frangente non è riuscito così bene e ne sta soffrendo.

Guarda anche a chi in quel momento è più debole. Guarda che potrebbe essere solo per un momento.

Ricordati che una volta potrebbe capitare anche a tuo figlio di essere in difficoltà.
E non è bello guardarsi intorno in cerca di aiuto e trovare il vuoto.

C'è una mamma nella classe di Marta. Credo di poter dire che siamo amiche, anche se in realtà non è che ci frequentiamo molto.

Una volta, tempo fa, Marta era in difficoltà.
Marta a volte è un po' talebana nei suoi comportamenti e in quell'occasione particolare era in torto. Una di quelle faccende di femmine che "lei ha fatto" e "allora io ho detto che non era mia amica veramente" eccetera eccetera.

Marta era esagerata e in torto.

La madre di questa sua compagna ha preso la figlia e le ha detto "anche se pensi che Marta sia in torto, e in effetti lo è, è una tua amica. Il suo atteggiamento ti sta dicendo che ha bisogno di te e di una mano, quindi tu gliela dai e basta".

Questo mondo non chiede a noi mamme di crescere figli con la GRINTA e lasciare indietro gli altri.
Il mondo ci chiede di crescere figli con intelligenza emotiva e sociale.

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