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Wednesday, March 17, 2010

Non ho più una bambina. 

C'è un'altra donna che si aggira per casa.

E devo cominciare a fare i conti con il suo sguardo.

Il suo sguardo è trasformista.
Lo è diventato così, d'un tratto, come, d'un tratto (quasi ieri non era così) quando io l'abbraccio si piega lei e io mi stiro all'insù.

Gli occhi di Marta ancora ridono come se nel mondo ci sia solo bellezza, sono aperti, corolle di fiore pronte a ingigantirsi e espandersi uguale a quei documentari che ti fanno vedere la natura muoversi accellerata.

Ma ora dentro c'è una punta di acume, un'attenzione allerta, a scoprire formule a lei nascoste, collegamenti che la sorprendono ma a cui non riesce più a sottrarsi. Degli 1+1 che fanno 2 tutto all'improvviso.

Gli occhi di Marta cominciano, sempre più spesso, a roteare all'insù mentre parlo.
Mentre parlo osservo gli occhi suoi e modero il linguaggio al suo battere minimo di ciglia. So esattamente quando sto toccando il margine del limite della sua pre-adolescenza e in un battere devo decidere se l'argomento in questione vale la pena di un affondo (e di un probabile scontro) oppure se posso sorvolare e scegliere la via della calma e della comprensione.

Mi spaventa molto questo potere che abbiamo noi genitori.
Il potere dell'affondo dello stiletto dell'esperienza e dell'autorevolezza (a volte perfino dell'autorità).
Va usato con cura. E il timore di abusarne è sempre alle porte. Perchè chi si sente genitore risolto e saggio e giusto che non sbaglia mai alzi la manina.

Ciò nonostante va usato.
"Per il loro bene".
E no, non mi sottraggo, lo uso. Oltre i suoi ma o i suoi why? a cui non riesco a dare risposta, perchè la risposta non la capirebbe, non la può ancora proiettare nella vita che sarà.
Però qui non posso esimermi dal dire che ogni volta incrocio le dita, che il Signore me la mandi buona e sia la cosa giusta da fare.

Altre volte gli occhi di Marta sono assenti, o concentrati su altro. Sui compiti o sulla scrittura o su un libro.
E io e Philip ce ne stiamo in cucina a chiacchierare del più e del meno. Che son spesso più e meno abbastanza cruciali.
E pensiamo di star vivendo un momento squisitamente nostro, per poi scoprire da una frase che lei lascia cadere in conversazione due giorni dopo, che ha sentito tutto e magari si è costruita dentro anche una piccola sua storia e un'opinione che si sente di dirci a gran voce.

E poi ci sono gli occhi di Marta attenti verso di me.
"mamma, sei triste?"
"ma che dici tesoro?"
"mamma, guardavi fuori dalla finestra e sembravi preoccupata e infelice"
"ma che dici, Q, no affatto"
Effigurati, la vita è un casino, nessuno mi ha avvertita prima, il mondo va a rotoli, niente rientra negli schemi che mi aspettavo quando avevo la tua età, ma che dico, neanche negli schemi che mi aspettavo un anno fa...
"ti pare che mamma possa avere dei pensieri, mamma baciata dalla fortuna con questa famiglia e tutto questo amore intorno?"
Infatti mi fa tutto schifo, sono stanca, stanca di lavorare come un'idiota per un pugno di mosche perchè son tempi duri e la tua professionalità non è molto più di una spezia venduta su una bancarella di legno in un mercato turco.
Sono anche stanca di sognare i nostri progetti di trasferirci in campagna e rallentare la pressione di questa città di merda in cui tutto è apparire, e proteggere voi dall'accoppiarvi un giorno a un commercialista sborone o un avvocato cavilloso o un imprenditore che evade le tasse o un professionista trafficone e "con le mani in pasta". O da agenzie di pr che ti fottono il tuo budget perchè loro danno mazzette, in cambio, al cliente, e tu no.
"mamma sei triste?"
"no, tesoro, come potrei essere triste, con te e i tuoi occhi di fianco?"

E gli occhi di Marta mentre apro il suo regalo.
Il suo primo regalo a me, scelto da lei, pagato da lei.
Lo ha comprato un giorno che aveva il rientro a scuola, nella pausa pranzo. Lo ha comprato con le sue amiche.

E' una collana lunga. Bellissima. Un sacco di perle e fiori e arzogogoli, piccoli e attaccati a tratti a una catena discreta, tutti nei toni del rosa antico. Esattamente il mio gusto.

Il pacchetto era una carta velina rosa schocking avvolta in un cartoncino arrotolato con scritto "per mamma.tvb"

Mentre scartavo i suoi occhi erano ansiosi.
Mentre la indossavo erano ridenti.

Qualche giorno fa siamo andate insieme nel mio negozio preferito.
Abbiamo provato insieme tanti vestiti, e magliette, divertendoci molto. Lei ha messo un vestito che le stava d'incanto, io anche. Ma al momento di decidere, alla cassa, non ho avuto dubbi: lei poteva avere il suo, io lasciavo volentieri il mio giù, con una scusa qualsiasi.
Andava bene così.
Bastava vederla volteggiare, sembrava una fatina. Con gli occhi pieni di grazia gratuita.

L'altra sera ho aperto anche il pacchetto di Philip e dentro c'era il vestito che avevo lasciato giù.
Una fatina aveva spifferato tutto. Un tutto neanche detto. Anzi, credevo di averlo nascosto molto bene. Ma evidentemente non così bene a quel suo nuovo sguardo.

Ho cominciato a battere i piedi per terra di gioia, bambina che non sono altro.

Ho colto gli occhi di Marta. Rideva, ma dentro c'era anche sorpresa: Mamma è felice. Mi guardava stupita (stupita, Santo Cielo!) e anche un po' rapita, come se non mi avesse mai visto così, o almeno, non mi avesse visto così per molto tempo.

Quello sguardo di sorpresa non credo lo dimenticherò.
Mi sforzo ogni giorno di nascondere la fatica ai miei figli, perchè non devono esserne toccati, non ancora. E' ancora cosa esclusiva dei grandi e loro, adesso, devono solo crescere sereni, con le loro fatiche piccole, che poi son grandi a loro, ma senza prendersi sulle spalle le mie o quelle di Philip, o le schifezze che vediamo noi adulti.

Mi ha fatto vergognare di me quello sguardo sorpreso.
Davvero sembro così raramente felice agli occhi di mia figlia?

Ho capito che non la frego più, che davvero c'è una donna sensibile e intelligente adesso in questa casa e che i suoi occhi acuti mi beccano e mi scoprono.

Bisogna che la smetta con la farsa che il mondo è bello e ci vogliamo tutti bene. Bisogna che cambi registro e mi setti sul mode c'è una donna per casa. Che cominci a crescere, io per prima, in una donna saggia che sappia trasmettere con solidità e ironia che la vita è fluida e così è la felicità. Perchè in verità (come direbbe Giacomo che dice sempre "in verità") è sempre e solo un gioco di prospettive.

Prospettive, forse è questo il valore più grande che un genitore possa insegnare ai suoi figli?

Lo sguardo di Marta mi mette in discussione, mi fa pensare.
A volte mi chiedo se non sia lei che sta crescendo ed educando me.

Comments:
E' un post bellissimo. Mi ha fatto piangere, perché la mia piccola donna per casa di anni ne ha solo due, ma siccome io amo complicarmi la vita e respiro ansia, tutte qaueste cose le sto già pensando.
 
sei (siete) un esempio di quanto bello spessore ci possa essere in ogni istante di vita, certamente grazie a quel bocciolo che si schiude all'infinito, ma anche agli sguardi tuoi (vostri) che sanno cogliere, cogliere senza recidere.
 
Grazie per questo post.
 

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