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Tuesday, April 06, 2010

Ho due nuovi uomini. 

E' che a me i cambiamenti non piacciono molto. Neanche le urla. Non ne ho mai sentite in famiglia, di urla, urla serie intendo, nè nella mia famiglia di origine nè nella mia di adesso e il risultato è che un semplice alzare di voce, per strada da un automobilista irascibile, in ufficio, con i vicini o tra i miei stessi figli, mi manda in pappa subito.

Così, ogni volta che la vita cambia rotta all'improvviso oppure urla dolore, io mi schiaccio silenziosa contro il muro e osservo, sperando che passi. Mi schiaccio invisibile contro il muro mentre passa e poi dopo  mi affaccio, un po' come un gatto, prima con la coda ritta e poi a punto interrogativo.

La vita scorre e lascia segni mentre apre porte. E io non mi sento mai dentro freni che mi fermino dal varcarle ma al tempo stesso (e spesso mi odio per questo) non riesco mai a smettere di guardare anche indietro e contemplare pensieri e leggere quello che è rimasto lì, superato dagli eventi, con chiave a volte malinconica, a volte rassegnata, molto raramente sollevata.

Raramente sono sollevata perchè la mia indole si spaventa con i cambaimenti.
Il che è ridicolo assai, se si guarda alla mia vita, che è sempre stata un colpo di scena dietro l'altro.

Ma non amo i cambiamenti.
Mi ci adeguo, mi rinvento, sospendo il giudizio, mi faccio trovare pronta e perfetta e cerco anche di dire la cosa giusta, lo abbraccio (il cambiamento) perchè mica sono scema, mi coinvolgo e guardo avanti. Ma dentro urlo anche, urlo forte e piango in silenzio ciò che è rimasto dietro.

In questa mia vita da 40enne si stanno affacciando nuove figure, di uomini.

Io sono stata in passato una grande amica degli uomini. Le donne mi annoiano. O meglio, mi annoiavano, fino a poco tempo fa. Da ragazza tutti quei pettegolezzi e invidie picciotte, che sempre mi si palesavano troppo tardi (perchè son sempre stata troppo ingenua e quindi disarmata), tutti quei giochini da femmina, mi facevano disagio. Molto meglio i ragazzi, con le loro battute oscene ma almeno vere e sanguigne, con il loro modo diretto e poco multi-tasking. Sapevi dove stava la palla e poche storie.

Poi l'età è avanzata e io ho imparato la grandezza dell'amicizia femminile.
Me lo ricordo perfettamente, non troppo tempo fa, quando ho capito il potere di qualche donna messa insieme. L'intimità esclusiva della confidenza.
E' stato in un hammam.
Ero con le pierine, le mie due amiche, a fare le sceme tra massaggi e fanghi e lavaggi di capelli con secchiate d'acqua.
Dopo tutto il "percorso benessere" mi sono trovata in una stanza con cuscini ovunque e tè in brocche d'argento su un vassoio d'argento anche quello, e le luci soffuse e questo brusio delicato che veniva dalle molte donne, nude avvolte in accappatoi. Io e le pierine cazzeggiavamo e ce la raccontavamo su, chè era davvero normale. Ma il brusio delle altre, era quello che ascoltavo. Che poi il nostro si è aggiunto a quello e io d'improvviso, è stato come un'amplesso, ho capito che mi potevo fidare anche delle donne. Tutto quel sussurrare è diventato assordante, potente ed esclusivo. O meglio, esclusivo e quindi potente.
Lì ho scoperto che si, mi posso fidare delle donne e lasciarmi andare.

La vita cambia scenari, con un ritmo più veloce del mio.
La mia al momento fa entrare in scena due uomini nuovi, e mi chiede di essere loro amica.

Il primo si è palesato qualche mese fa. E' il nuovo compagno di una delle pierine.
Ora io dico: per anni, annissimi, parli alla tua amica di tutto quello che decidi di svelare di te e c'è intorno a lei un microcosmo rassicurante. Sai, perchè sono annissimi che le parli, che quando apri bocca affidi i tuoi pensieri a lei e anche al suo microcosmo, un ambiente che ti è ormai diventato familiare, che ti scorre nel sangue, che c'è praticamente da sempre. Perchè la sua vita ruota attorno a paletti che hai sondato, scrutato, deciso di amare. E la tua confidenza non è solo incastonata dentro a lei ma tracima oltre e tu sai fino a dove e ti senti protetta.

Poi la vita mischia le carte, l'amica si separa dall'uomo di cui anche tu ti fidi e ti propone bella bella, sotto il naso, un nuovo personaggio.
E tu mica ti puoi sottrarre, santo cielo, e urlare battendo i piedi per terra "no, volglio l'altro!!!". Voglio il conosciuto, voglio quel microcosmo.
Invece fai un bel sorriso e ti apri al nuovo, perchè la tua amica è radiosa e siccome non è scema, questo nuovo uomo sulla scena certo vale la tua attenzione e la tua fiducia.
Così, mio malgrado (perchè odio i cambiamenti) c'è un nuovo uomo nella mia vita con cui devo fare i conti. Lo devo annusare per fidarmi (come lui suppongo debba annusare me per fidarsi) e piano piano costruire un'amicizia che non è solo tra me e lui, ma è anche un saldare ancora, su un microcosmo diverso, il bisbiglio con la mia amica (che poi è la cosa a me più cara).

E la vita mischia le carte ancora. Angela muore e lascia su questa terra un uomo, suo adorato marito.

A 40anni, noi donne con figli, l'amicizia e i sussurri li facciamo al telefono o mentre i mariti guardano la partita dopo pranzo. Così era con Angela. Lunghissime telefonate o chiacchierate in poltrona. Con i mariti spesso. Ma anche, quelle squisitamente da femmina, mentre i maschi erano distratti a fare i maschi.

James è sempre stato parte della nostra famiglia tanto quanto Angela, perchè quando sei coppia, ti frequenti da coppia, chiacchieri e ti confronti appena puoi con la coppia che senti appartenga alla tua storia.

Però io e Angela avevamo anche una dimensione nostra, che oggi non c'è più, spazzata via dalla vita. E così, ospiti a casa nostra, questa Pasqua c'erano soltanto James e le loro due bimbe, ospiti.

Messi a letto tutti i bambini la prima sera, ho avuto come una specie di sbotto intermo "chi sei tu?".
Non voglio parlare con te. Si, lo so, sei mio amico e io tua, ma quello che ho da dire, ora e qui, tu non c'entri.
C'entra Angela: a lei direi così e poi così.....

Ma che serve? Angela non c'è più e al suo posto c'è un uomo. Un uomo che conosco e a cui voglio bene, ma a cui non è che abbia mai parlato veramente veramente.
Come un gatto, mi trovo a girargli intorno, con le parole ritte come la coda.

Ne lascio cadere una, una scelta apposta, una speciale, con noncuranza in conversazione. L'orecchio è mezzo teso, il corpo pronto al contraccolpo della solitudine. Lui la raccoglie, così, con noncuranza, e ci costruisce sopra una frase che sembra avere un senso.

Una specie di sollievo mi prende, unito a un senso di incredula fatalità e coincidenza.

Ci riprovo dopo un po'. Un'altra parola che allude ad altro, oltre. Lui con garbo la raccoglie ancora e la sviluppa in un pensiero suo.

Non può più essere coincidenza. Comincia ad essere un uomo i cui pensieri sono interessanti e ai quali palesemente non posso sottrarmi.

Così, mentre mezza me guarda indietro e sente il cicaleccio meraviglioso delle chiacchiere che avrei potuto fare questa Pasqua con la mia grande Angela, mi tocca diventare amica di suo marito.

Vorrei tanto essere amica di due donne, ma sembra destino mio oggi di aprirmi ai loro uomini.
Mio magrado. Perchè, lo ammetto, quello che la vita aveva disegnato e ha lasciato indietro, a me calzava a pennello, andava benissimo.

Ma c'è ancora molto da scoprire.
Quante sono le vite dei gatti?

Comments:
..tu dovresti scrivere un libro! E se lo facessi sappi che lo comprerei subito e lo regalerei a tutte le mie amiche.
 

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