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Tuesday, June 01, 2010

Correre 

Son stati giorni d'inferno.

Prima la mia fiera, quella che fa il fatturato dell'anno, e poi la fiera degli altri, quella a Birmingham, quella che fa molto più fatturato della mia e che ci vuole una settimana per vederla tutta (o quasi, per vederla tutta come si deve ce ne vorrebbero due).

Nel bel mezzo di queste settimane abbiamo venduto casa e comprato un'altra, compromessi, firme, pianti, insicurezze, estasi, eccitazione, nulla osta di scuole, commissioni da pagare alle agenzie immobiliari (queste soprattutto causano molto stress...sembra che l'agente immobiliare sia l'unica professione che si debba pagare in anticipo, prima del rogito, cioè prima che il lavoro sia fatto fino alla fine).

Inoltre, nel bel mezzo di queste settimane, in qualità di rappresentante di classe di Giacomo (si son tutti rifiutati di alzare la manina, a quella riunione, e mi pareva davvero brutto avere una classe - in una scuola cattolica, n.d.r. - senza rappresentante, e così l'ho fatto io, il gesto della manina, idiota che non sono altro) c'ho avuto il delizioso compito di organizzare la festa di fine anno e i regali alle 6 maestre specialiste (alla mestra principale ci pensava l'altra santa donna che, idiota come me, ha alzato la manina pure lei).

E qui ci sarebbe da scrivere un post a parte sulle madri che non alzano mai la manina ma che poi si sentono di dire la loro su dove andare, cosa regalare, e quel giorno no chè mia figlia ha la recita del corso di tedesco, il saggio di danza, la gara di atletica, il dentista che deve regolare l'apparecchio, e per favore, fatelo alle sei di sera così possono venire anche i papà, ma non in un parco chè il fratellino è allergico al polline, ma "perchè non una bella pizzata??". "Devi passare sul mio cadavere di rappresentante se vuoi una pizzata", è stata la mia risposta.

Sulle madri che vogliono una pizzata di fine anno pure ci vorrebbe un post a parte. No, perchè dico io, avete presente cosa sia una pizzata di fine anno a giugno? Lunghi tavoli, troppo lunghi e poi diventano a elle e si incastrano con quelli di altre classi, di altre scuole. E tutti quei bambini intorno che strepitano, che girano per i tavoli, che si alzano o che si ammucchiano a gruppetti intorno ai Ninetendo che alcune madri (stolte) concedono ai propri figli di portare. Il vociare assorda, nessuno riesce a parlare, nessuno ha spazio per muoversi, specialmente i bambini non hanno spazio per muoversi.
I bambini, se è una festa di fine anno, hanno bisogno di spazio per GIOCARE, INSIEME.
Sul mio cadavere di rappresentante dovrete passeggiare prima che io vi organizzi una festa di fine anno in una pizzeria.

Comunque sto divagando su cose che non sono quello che voglio scrivere.

Il succo di questo post si è formato credo tra la mia fiera e quella di Birmingham, quando una sera tornando a casa con i piedi come bistecche, mi son trovata sul tavolo della cucina una bella scatola di cartone e 4 paia di occhi furbetti che mi guardavano, ridenti. Anzi, sghignazzanti.

"Che c'è? Che è?" faccio io, con tono già più che irritato (quando ho troppo da pensare e da fare una tranquilla routine è l'unica cosa umanamente accettabile per me e qualsiasi oggetto estraneo mi manda in panico all'istante).
"Apri, mamma"
Apro e mi ritrovo tra le mani uno splendido paio di scarpe da corsa, super molleggiate, super "balance", super traspiranti.

Nooo, non potete farmi questo, orribili vipere, serpi in seno, io ODIO correre. 
Io faccio tutto per voi, modero i termini, mi interesso quando mi mostrate i vostri mostri disegnati e mi chiedete qual è quello che preferisco e mi concentro seriamente e scelgo, gioco a Pokemon e mi viene anche bene di fingere passione, vi metto il collirio negli occhi e aspetto finchè non vi passa il bruciore "insopportabile", ascolto paziente tutta la rava e la fava dell'amichetta che ti ha torto un  pelo del sopracciglio sinistro. Dribblo riunioni per non perdere un secondo delle vostre trecento recite di fine anno, bigio l'ufficio se hai bisogno di quella canottiera color rosa, ma non rosa schocking e neanche antico. 
Ho perfino fatto i conti con la mia paura degli animali e mi son fatta forza e adesso c'è la gatta Trilli che vaga per casa e si, è vero, non potrei più farne a meno delle sue fusa.
Però correre, correre NO!

"Siete matti da legare" dico ridendo (ma dentro piangevo).
"Dai, mamma, devi venire con noi. E' bellissimo"
"Bellissimo cosa?" faccio io con una ormai fievolissima speranza di aver capito male, un'appiglio romantico chè magari c'è sotto un'altro scopo che io non so...magari le super bilanciate scarpe servono per essere super stilosa per un incontro con George Clooney che passerà da casa nostra per assaggiare la vera lasagna italiana.
"Correre tutti insieme, mamma"

Ecco, l'hanno detto. Vedi? Si tratta di CORRERE.

"Ma io odio correre"
"Dai mamma, non è vero. Quand'è l'ultima volta che hai corso?
"Avevo 21 anni e ho deciso che non lo avrei più fatto, mai più."
"Dai mamma, è tempo lontano. Vedrai che è diverso adesso"
"Occerto, adesso ho solo 22 anni più dell'ultima volta che l'ho fatto, e sarà tutto più facile"
"Dai, mamma!!!"
"Ok, è un regalo bellissimo che mi avete fatto, il pensiero di voler correre con me"

Vi odio, vi odio, vi odio. E poi comunque sarà una cosa passeggera. Si, è così, passeggera, una cosa così, che ve ne dimenticherete presto, presi da altre cose, come sempre.

E invece no. Devo smetterla di sottovalutare i miei figli.

Siamo in campagna per il ponte.
Oggi, nell'ordine, ci siamo alzati, siamo andati dall'agente immobiliare a negoziare gli ultimi dettagli dell'acquisto di questa nuova casa (altra avventura che merita un post), poi alla nuova scuola col nulla osta, poi al supermercato a fare la spesa, poi abbiamo tirato fuori tutti i mobili da giardino e li abbiamo lavati, abbiamo pulito la casetta degli attrezzi e anche un altro locale vicino al garage (saranno le basi dei maschi e delle femmine per la festa di fine anno della classe di Marta - assì, mi ero dimenticata di scrivere che organizziamo pure quella, qui in campagna), spolverato tutte le imposte, tolto le ragnatele dal patio.
Verso le 5 del pomeriggio mi sono accasciata su una sdraio, sudicia e stanca, pianificando un bicchiere di vino.

"Mamma, andiamo a correre lungo il fiume?"

Semplicemente, le parole CORRERE, e LUNGO, e FIUME (l'Adda è veramente lungo) mi si sono abbattute come una mannaia sul coppino. Mi hanno sorpreso con la stessa identica portata di quando il ginecologo mi ha detto "Signora, sono gemelli".
Uguale uguale.

"Assolutamente NO. Domani"
"Mamma!"
"No. Domani, giuro"
"Mamma, lo dici solo per rimandare, ma lo sai anche tu che prima lo fai e meglio è"
"NO"
"SI!!"
"NO!!!"
"SI!!!! Mamma, sei ridicola"
"Ok, sono ridicola"
"Vuol dire che è un si, vieni"
"Si, vengo"

A Genova si dice "sussame u' po' de sangue" e me lo state davvero succhiando fino all'ultima goccia....IO ODIO CORRERE.

Indosso le mie super molleggiare scarpe e la mia tuta che in vita, il risvolto, dice "love" (love cosa?).
Piazzo sulla faccia il mio più bel sorriso e comincio a esercitarmi nel giardino.

"Mi ballano le tette" dico con disagio.
Risata.
"Mi balla anche la pancia" penso (ma non dico a voce alta) con stupore - non mi ricordo la pancia che ballava 22 anni fa.

Si parte.
Sto correndo.
Marta è il mio coach ufficiale. Ha deciso per me questo schedule di due minuti di corsa e due di riposo.
Corro. Posso correre.
Per due minuti. Anzi, quattro minuti per volta, come testimonia il cronometro del mio coach che monitora le mie prestazioni.

"Dai mamma, vai bene"
"Stai zitta"
"Arriviamo fino all'albero e poi camminiamo per due minuti"
"Stai zitta"

Sto correndo. Incredibile.
Giusto di fianco al fiume, saranno 50 cm che mi separano e penso che mi piacerebbe buttarmici dentro e nuotare. Il panorama sfreccia (oddio, sfreccia è una parola grossa) di fianco a me.
Il mio fiato ritma, terribilmente veloce.
Prima penso che mi imbarazza ma poco a poco lo sento diventare come una specie di alleato.
Le gambe bruciano, anche. Prima penso che mi fanno male ma poco a poco le sento vivere.
Mi sembra di sentire i capillari tutti, nel mio corpo, e mi vengono in mente le lezioni di scienze di tutto questo anno di scuola di Giacomo e Davide. Riconosco il sistema del sangue, i ventricoli e le vene rosse e blu dei disegni.

Penso, mentre arranco: "all'albero non mi fermo, lo supero e continuo". E poi subito dopo penso: "i miei figli mi hanno fregato di nuovo, come con il gatto".

Comments:
Ma dai che bello, correre con i propri figli, è fantastico. E poi mi hai fatto venir voglia di CORRERE!
 

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