<$BlogRSDURL$>

Tuesday, June 08, 2010

Libri e bambini 

Son giorni che rifletto sui libri e sui bambini.

Lo stimolo nasce dall'invito che mi ha fatto Mondadori Libri di andare il prossimo weekend a Pietrasanta e fare il live blogging di quello che vedo e sento in questo evento: 30 scrittori raccontano il libro che stanno scrivendo.

Credo che a David Grossman bacerò i piedi, a Paul Auster farò autografare tutti i suoi libri che Philip ha comprato negli anni, incluso il Moon Palace che ha regalato a me (la dedica, sono andata a ripescarlo, cita 30 July 1994), a sua moglie vorrei tanto chiedere di quell'articolo che ho letto anni fa nella sala d'attesa del ginecologo e a Diego de Silva devo trovare il modo di dire che il suo "Non avevo capito niente" mi ha praticamente salvato la vita, oltre cha farmi rotolare dal ridere.

Mi è stato detto in particolare di ascoltare gli autori di libri per bambini e ragazzi, il chè inizialmente mi ha suscitato una serena e materna tranquillità.
Poi han cominciato a passare i giorni e un certo senso di disagio si è insinuato nella mente.

Che potrò mai scrivere di Geronimo Stilton e Barbapapà?
Voglio dire, dammi un essere umano e posso provare a pensare cose intelligenti o osservare le espressioni e immaginare mille vite, ma con un topo investigatore e una specie di blob rosa shocking che ci faccio?

Da qui ho cominciato a pensare ai libri che leggevo da bambina. E mi sono accorta che non ne leggevo.
Forse non ce n'erano, o forse mia madre non me li comprava.
"Zanna Bianca" e "Il giro del mondo il 80 giorni" erano solo appannaggio dei maschi. Il primo ricordo che ho di letture da piccola è "Piccole Donne " e "Jane Eyre". Quindi tanto piccola non ero, certamente ben più grandicella degli amici di Geronimo e lontana dal poter essere stupita da un barbatrucco.

Ricordo solo pile di Topolino.
Ricordo che quando ci ammalavamo io e mio fratello, ce ne stavamo a letto nella nostra stanza e mamma ci caricava il carrello della cucina di Topolino e noi ci spingevamo il carrello da una sponda all'altra del letto ogni volta che ne finivamo uno.
Era una festa essere malati solo per quel rito speciale.

Non c'erano cartoni animati alla tv da perpetrare dal giornalaio la domenica dopo messa, non c'erano gadget con cui impersonificare storie, non c'erano puzze che uscivano dalla carta per meglio immedesimarti nei racconti.

C'era l'ultimo strascico di Carosello e il sabato (o forse la domenica?) Scooby Doo su Capodistria. E sempre troppo poco durava la meraviglia, sembrava finire subito.

E certo, poi è arrivato il mitico Goldrake, assolutamente intramontabile, come ho avuto modo di testare sui miei figli grazie a YouTube.

Ah, ecco che mi viene in mente cosa c'era anche da leggere in casa mia: Sandokan e quel gran pezzo d'uomo di Kabir Bedi aveva dato seguito a qualche improbabile adattamento letterario con fotografie della serie televisiva (no, Salgari non l'ho letto).

Invece, un mondo mi si è aperto in Inghilterra quando ho partorito Marta.
Lì ho scoperto che l'editoria per bambini aveva galoppato durante i miei 20 anni di latitanza ed era ora in grado di soddisfare età minuscole perfino durante il bagnetto, di sorprendere con i pop-up, di stimolare con materiali ruvidi al tatto e suoni misteriosi. Ho visto Teletubbies in tv fino alla nausea e poi proiettarsi in pupazzi nelle mani dei bimbi (e si, giuro, quando il primo Tinky Winky di peluche è apparso, ho letto anche un articolo sul Guardian che narrava di un genitore reo di aver rubato il pupazzo introvabile da un passeggino in un parco).

E dopo i Teletubbies è stato il turno di Winnie the Poo, di Pingu, Spot the Dog, Thomas the Tank, the Cat in the Hat, Angelina Ballerina, e poi è arrivato anche Geronimo Stilton, e poi il Battello a Vapore e, ahimè, qui siamo a Jane Austen e Shakespeare adesso.

Credo, negli anni, di aver speso in libri per i miei bimbi più che in vestiti per me (finchè l'anno scorso non li ho presi tutti e tre per il colletto e li ho portati in biblioteca a farsi la tessera).

Credo anche che onestamente una parte di me debba ammettere che in questo percorso letterario il valore educativo della lettura si sia spesso confuso con una spavalda e autogratificante soddisfazione nell'impersonificare la figura della perfetta genitrice.

Il confine sfumato tra il bene loro e la mia trendiness di madre moderna lo ha anche pennellato Geronimo, e questo glielo dirò, a Pietrasanta.

(Penso anche che prenderò il coraggio a due mani e gli chiederò, anzi, supplicherò, di non scrivere più libri di barzellette....)

Comments:
evviva Barbapapa', comunque. Geronimo Stilton, un bel po' meno.
 

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?