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Thursday, January 21, 2010

Mi sono svegliata stamattina e ho annaspato l'aria.
Ho cercato d'istinto le fila sciolte dal sonno e le ho ricomposte.
Come faccio ogni mattina.

La mattina quando apro gli occhi è un dramma, lo è sempre stato.
E' questione di metabolismo: la sera vado dritta come un treno, fino a notte, ma la mattina, la mattina è come se ogni volta facessi di nuovo tutta la fatica di venire al mondo.
E' come se la notte nel sonno io mi dissolvessi in materia libera, nella vera essenza di me che manco io conosco, e al risveglio mi debba ricomporre in una forma accettabile, la mia misura.

Raccolgo le fibre sciolte e le metto in ordine, poi bevo a letto la mia tazza di te earl grey, forte e scuro, mi risdraio e mentre aspetto che faccia effetto, programmo come vestirmi, vivo in anticipo la giornata, ripassando dove saranno i bambini, cosa devo fare io, cosa devono fare gli altri, che si cucina la sera eccetera.
Poi mi alzo e in 20 minuti secchi sono docciata, asciugata di capelli, truccata, pronta.
Pronti e via.

Le fila stamattina si sono ricomposte ma non trovavano l'assetto.
Mi han preso contropiede aggrovigliandosi tutte intorno a quel vuoto, un grumo disperato mosso dall'istinto di sopravvivenza.

'Sti cazzi quello che ho scritto venerdì, 'sti cazzi la forza che ci pervade nel climax emotivo e il romanticismo del ricordo, e la gratitudine per il passato.

La realtà vera è un'altra e affiora dopo.
Non è un film strappalacrime.
Sai cosa c'è? Non è uno scherzo.
La morte non è uno scherzo.

Scuoto la testa come un ubriaco che cerca di ristabilire un contatto con le cose e con i pensieri.

Non serve.

Mi manca già.

Wednesday, January 20, 2010

Entro diciamo massimo massimo la fine della prossima settimana devo:

- pensare strategicamente a tre location per tre eventi tutti nuovi e in cui tutti vogliono una audience anche internazionale
- comprare i regali di compleanno di Giacomo e Davide (questo entro il 26, che è prima della fine della prossima settimana)
- trovare chi è un buon ortopedico che operi i legamenti incrociati rotti del ginocchio del figlio di Glenda
- decidere la scuola media di G e D (e non dimenticarmi di iscriverli)
- elaborare un lutto
- impostare la comunicazione di varie attività su cui si gioca il fatturato 2010 della mia azienda
- anzi, prima ancora, o insieme, o a questo punto come viene, far sapere agli sponsor, potenziali paganti delle varie attività su cui si gioca il fatturato 2010 dell'azienda suddetta, che tali attività sono in essere
- visitare, valutare, discutere con Marta e avvicinarsi alla scelta del liceo classico che frequenterà l'anno prossimo
- organizzare la festa di compleanno di Giacomo e Davide
- sistemare una bega condominiale assai snervante
- portare la 600 ad aggiustare la freccia sinistra, chè quando freni lampeggia e quando la metti no
- parlare con mio marito (con chi?), anche solo una semplice breve chiacchiera
- raccimolare le carte per il commercialista (tutte, Valentina, anche le bollette online che non ti fai più spedire, chè è la chiusura dell'anno)
- pagare 161 euri di multa e si, ammettere che guidavo io e che a me si devono togliere 6 punti dalla patente (giuro, sono stata vittima del sistema e delle circostanze...)
- martedì, martedì, martedì. Ricordarmi che martedì è il compleanno di Giacomno e Davide e organizzare la cenetta da fare con i nonni
- mandare le offerte in sospeso, chè son soldi già lì senza una firma sotto

Per fortuna che la ceretta l'ho già fatta.

Friday, January 15, 2010




La casa di Angela a Castelgandolfo ha un terrazzino, ino-ino.
La casa di Angela è una casa in affitto, di quelle ereditate dalla nonna
molto vecchia e subito affittate.
Ha pavimenti con piastrelle orribili, gres porcellanato e pure decorato, ad aggiungere il danno alla beffa.

Ma lei, ha sempre avuto un dono speciale nel trasformare la sua casa in una reggia. Ne ho viste tante delle sue case, perchè Angela ha dovuto trasferisrsi con James e Emily e Giulia molte volte, ognuna con una storia di verità e di coraggio.

Ogni volta che varcavo la nuova soglia, mi sembrava che avesse rinnovato da zero l'arredamento, come una capricciosa milionaria con al seguito un team di specialisti in design.

Per poi accorgermi piano piano di riconoscere ogni pezzo. E di stupirmi. E poi di addolcirmi. E poi di rassicurarmi.

Perchè perfino coi mobili, mobili semplici e non coordinati, raccolti qua e là durante le sua vita e a seconda del portafoglio, Angela ha saputo raccontarmi come sono fatti gli umani, che qui e ora sono una cosa, e
altrove un'altra, rinventati, diversi, ma non dimentichi della loro storia.

Sulle doti di arredatrice di Angela parlerò dopo. Ora c'è da dire del terrazzino.

Nella casa di Angela c'è un terrazzino.
Sarà profondo non più di un metro e largo 2 e mezzo. Qualcuno, nella vita di quella nonna morta ha avuto l'idea probabilmente solo pratica allora ma poi risultata tremendamente romantica, di chiuderlo con vetri e piombature e farne una specie di minuscola veranda, dritta a picco sul lago di Albano.

La foto qui è presa dalla finestra del bagno, non dal terrazzino, ma l'idea rende.

In quel piccolo terrazzino ci siamo stati in 4, dopo aver messo a nanna tutti i bimbi.

C'era una cesta rettangolare con due cuscini sopra, uno sgabello dall'altra parte, un tavolino piccolo su cui mettere i calici per il vino e una sedia in centro, metà nell'appartamento e metà sul terrazzino.
C'era anche un tavolinetto minuscolo, alto a tre piani rotondi, con le candele sopra, qualche foto e qualche libro, c'erano campanelle a vento appese qua e là.

E c'eravamo noi che sussurravamo chiacchiere, a bassa voce non tanto per non svegliare i bimbi, quanto per tutto il bene che ci volevamo nell'ascoltarci e per l'incanto di ritrovarci, con la fortuna, pure, del silenzio magico di quel ritaglio di vista sul lago.

In quel terrazzino abbiamo parlato a 4 e abbiamo parlato a 2, io e lei.
Abbiamo sacramentato pure (soprattutto io e lei), sfogato, riso, fumato, ascoltato.

Ho conosciuto Angela poco meno di dieci anni fa.
Rientrati da Londra, Marta andava all'asilo bilingue di questa città della Brianza.
Un giorno, la direttrice-propritaria, una greca dalla corporatura massiccia e le dita grassoccie quanto la sua avidità, mi racconta di questa famiglia appena trasferita e in necessità di inserirsi.

Angela è venuta per la prima volta a casa nostra senza che io l'avessi mai vista. Non mi ricordo le circostanze, ma io ero presa con qualcosa e ho lasciato a Philip il compito di cercarla, riconoscerla tra le tante mamme dell'asilo e di dirle con i modi persuasivi giusti, di venire.

Mi sembra ieri di sentire la mia raccomandazione del tipo "don't do it British, do it real warm".

E' venuta, con James e le bimbe. Abbiamo cominciato a frequentarci.
Frequentazioni di mamme, tu prendi i miei figli oggi, io domani, cose così. Ai tempi Giacomo e Davide avevano pochi mesi, tipo 8 mesi, anzi 8 mesi.
Quando Angela veniva a casa nostra, dopo l'asilo, perchè le bambine giocassero insieme, mi dava un'occhiata veloce e mi diceva "siediti e beviti  un bicchiere di vino"
"Ma sono le 4 e mezza!"
"Siediti e rilassati"
Poi scompariva nella stanza dei bambini, si accucciava a terra e me li addormentava ninnandoli.
Cioè, in sequenza, loro sbraitavano e urlavano, io scleravo, lei mi costringeva al bicchiere di vino a metà pomeriggio, scompariva e li addormentava.
Riemergeva dopo mezz'ora e mentre chiacchieravamo in cucina ne approffitava per mettermela a posto, raccogliere i giocattoli, passare lo strofinaccio.

Angela è una di quelle persone così ordinate che per me sono irreali.

Trafficava sempre in casa mia. Un giorno me lo ha pure chiesto se mi dava fastidio.
"Certo che no", ho risposto io.

Forse proprio quel giorno, la sera, ho detto a Philip "o è una maniaca e uno di questi giorni torni a casa e ci trovi tutti sgozzati o qui ho incontrato una vera amica".
Me lo ricordo come se fosse ieri che ho detto così, a Philip.

Era la seconda.

E' Angela la donna che pochi mesi dopo, nel suo salotto con i mobili di cui sopra, ha aperto le braccia a Giacomo e Davide dicendo "vieni qui 'mamma"  ('mamma deve essere un modo romano per chiamare, ho capito dopo) e loro per la prima volta hanno camminato, dritti tra le sue braccia.

E' Angela che ha messo la mano sulla spalla di Marta il giorno della sua cresima, su per quei gradini all'altare, e, Angela, lo so esattamente cosa pensavi proprio tu, e che coincideva perfettamente a cosa pensavo io.
Lo so bene che il tuo cuore era gonfio del mio stesso amore per la mia bimba, e della stessa onda che spingiamo alta con tutta la forza che abbiamo perchè mai i nostri bimbi anneghino o, perfino, si bagnino troppo.

Farò lo stesso con Emily e Giulia, te lo prometto. Mano sulla spalla.

Quando hai tre figli, la tua casa è un casino, la loro camera non sto neanche a dirlo.
Un giorno ho chiesto ad Angela se mi aiutava a rendere la loro stanza accogliente senza architetti costosi.
Lei si è presentata alla porta con dei sacchi e delle ceste (sulle ceste di Angela c'è già un post qui, ma chissà dove) e dei contenitori di plastica.

Alla fine del pomeriggio, c'era un nuovo lampadario e dei copripiumini colorati, mobili tutti arrangiati diversi e giocattoli appesi (alle ceste) e letti disposti in modo da lasciare spazi aperti per giocare.
A sera c'era James dopo il lavoro a trapanare i muri per riposizionare le mensole, bevendo una birra con Philip e scherzosamente prendendolo in giro per le sue scarse capacità di fai-da-te.

In uno dei loro traslochi, hanno lasciato indietro la 600 azzurra di Angela.
Tornavano in Inghilterra. E' capitato che noi avessimo bisogno di una macchina e l'abbiamo comprata.
Angela e la sua 600 con a bordo le sue bellissime bimbe era un'immagine che una volta ricordo perfino di avere invidiato (di invidia buona, s'intende), tanto era bella.

Ce l'abbiamo ancora, quella 600 azzurra, e ora so che non la venderemo mai.
Ci sfreccerò, nella tua 600 azzurra, con i bimbi ora quasi adolescenti. Parleremo di compiti, verifiche, magari fidanzati/e (noooo....ussignur...nooo..) e sappi tu che io avrò sempre un sottile sorriso nella tua direzione.

E poi, c'è quella parte di Angela e me, quella parte esclusiva, quella senza figli, senza mariti, quella del telefono che squilla non importa l'ora, e della mezz'ora/ora/o più che ne segue. E delle tantissime parole, rispettose, esistenziali, goliardiche, frustrate, incazzate, e poi dolci.

Questa è la più difficle da dire e infatti non ci provo neanche. In realtà non voglio. E' nostra e basta.

Nel parco spingendo una carrozzina, nel terrazzino, all'EUR.
Vorrei poter ricordare di più ma sono contenta di no.
Ho sempre vissuto Angela mentre era malata senza il pensiero di doverla un giorno ricordare.

Marta stasera piangeva e piangeva.
Voleva mettere sul suo blog una foto bella, perchè le avevo detto che leggere ti stancava ma guardare le immagini ti dava gioia.

"Mamma, non ho avuto lo sbatti", mi ha detto tra le lacrime.
"Non hai avuto che?", ho detto io, ma non ce n'era bisogno. Avevo capito.
Voleva ma anche lei, come tutti noi, pensava ci fosse più tempo. Anzi, ci fosse tempo, punto.

"Mamma, io non mi ricordo le cose che mi ha detto"
"Neanche io, amore. Ed è giusto così. Non è che uno vive vicino agli altri pensando che potrebbero morire e incamerando ogni sillaba, just in case"

"Mamma - e qui lo scoppio di lacrime è straziante - ho paura di dimenticarla"
"Non succederà"

Ecco qui, Angela, quello che Alberto mi ha scritto stasera:

"Death is nothing at all. It does not count. I have only slipped away into the next room. Nothing has happened. Everything remains exactly as it was. I am I, and you are you, and the old life that we lived so fondly together is untouched, unchanged. Whatever we were to each other, that we are still. Call me by the old familiar name. Speak of me in the easy way which you always used. Put no difference into your tone. Wear no forced air of  solemnity or sorrow. Laugh as we always laughed at the little jokes that we enjoyed together. Play, smile, think of me, pray for me. Let my name be ever the household word that it always was. Let it be spoken without an effort, without the ghost of a shadow upon it. Life means all that it ever meant. It
is the same as it ever was. There is absolute and unbroken continuity. What is this death but a negligible accident? Why should I be out of mind because I am out of sight? I am but waiting for you, for an interval, somewhere very near, just around the corner. All is well. Nothing is hurt; nothing is lost. One brief moment and all will be as it was before. How we shall laugh at the trouble of parting when we meet again!". [Henry Scott Holland (1847-1917) canonico della cattedrale di St. Paul (Londra)]

E' bellissimo, e lo farò leggere a Marta.

Però, Angela, tra me e te, stanotte non piango solo la tua morte.
Piango anche la Valentina che sarei stata.

Perchè ogni volta che mi hai parlato, mi hai insegnato qualcosa. Perchè il tuo modo di interpretare il mondo mi ha sempre sorpresa e sempre cesellata.

Piango anche la donna, migliore, che avrei potuto essere.

Ecco, Angela, sono tutti a nanna ora.
L'ho fatto apposta di stare qui fino a tardi.
C'è silenzio tutto intorno. Quello che ti piace.

Ciao, stellina.

Sunday, January 10, 2010

"Mamma, mamma!!!"
Arrivano trafelati su per le scale, Thing 1 and Thing 2 (lo conoscete The Cat in the Hat? Ecco, loro sono uguali)

"Che c'è??"

"Mamma, Babbo Natale non esiste!!"
Diotiringrazio lo hanno capito prima di andare alle medie.

"Come non esiste, chi è allora?"

"Siete voi!!!"

"No, tesoro, è l'amore di mamma e papà che costruiscono sogni per i loro bimbi" - me ne esco io mielosa, causandomi un autoconato.

"Mamma - questo è Davide - io sai quando l'ho capito??? Quando ho visto l'etichetta del prezzo sulla scatola del lego e mi sono detto che nei film Babbo Natale i regali per i bambini li costruisce lui, quindi non possono mica averci sopra il prezzo!"

"E neanche la Befana esiste!!" - questo è Giacomo. "Io l'ho capito perchè nella calza c'erano gli stessi gianduiotti che stanno nel'armadio delle caramelle"

"E chi altro non esiste allora?" - faccio io

"La Tooth Fairy!!!" - fanno loro in coro

"E sai mamma? Adesso lo so perchè certe volte non trovo i soldini - dice Giacomo - Perchè TU ti dimentichi di metterceli prima di andare a nanna"

"Bene, adesso finalmente posso raccontarvi di quella volta che papà si è dimenticato di bere il whisky che avevamo lasciato nel camino per Babbo Natale. La mattina siamo tutti insieme entrati in sala. Al mio sguardo disperato quando mi sono resa conto che il bicchiere era ancora pieno, vostro padre non ha potuto far altro che darvi le spalle per non farvelo vedere e con un sol gesto tracannarselo tutto alle 8 del mattino"

"Mamma, no!!! Davvllero???" - questo è Davide, che non crede più a Babbo Natale ma ha ancora la sua meravigliosa errlle.

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