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Monday, September 13, 2010

Mi si prenda pure in giro 

Domani comincia la scuola.
Per una volta, per la prima volta, sono pronta (o almeno credevo di esserlo).

Coordinare la vendita della nostra casa, i periti che devono mettere a posto alcune carte - si scopre sempre all'ultimo che la chiusura lavori di ristrutturazione fatta nel 1998 non è stata trasmessa dal comune al catasto, o non ce l'avevo portata io (non so bene quale delle due) e le planimetrie non corrispondono allo stato di fatto - insieme al traslocatore, alla banca che deve fare i conteggi del mutuo per l'estinzione, al notaio che segue il nostro acquisto, ai due venditori della nostra nuova casa che si sono separati e litigano fra di loro, alla nuova banca che ci deve dare il nuovo mutuo, il tutto condito dalla ricerca di una babysitter, mentre la mia azienda continua a lavorare (no, non si è fermato il mondo perchè questa famiglia si sta trasferendo): dev'essere che tutto questo, e altro che si aggiunge sopra che qui non scrivo perchè meno prioritario, mi abbia dato dei superpoteri perchè....

per la prima volta in 8 anni scolastici, in questa casa di campagna, esilio temporaneo lontano da tutto (anche dalla scuola che comincia domani), UDITE UDITE, risiedono felicemente tutti, ma proprio tutti, i libri di testo necessari ai miei tre figli per l'anno scolastico 2010-2011.

Mai successo prima nella storia di questa famiglia. Sono così orgogliosa di me stessa per la repentina illuminazione che mi ha colto tre settimane fa e mi ha spinto a fare un mega ordine online su libraccio.it! Sono arrivati quasi tutti in un grosso scatolone all'ufficio. E quelli che non sono arrivati, li ho prontamente prenotati in una libreria che con efficienza due giorni dopo mi ha mandato un sms per il ritiro.

Ci sono tutti: 650 euro di carta stanno ammucchiati per terra in bella mostra nelle due camerette (ahimè qui non ci sono scaffali, non c'è posto, la casa è piccola). Quasi quasi mi sento Paperon de' Paperoni con la montagna di monetine nell'angolo.

E l'orgoglio è doppio, perchè almeno un terzo sono riuscita a comprarlo di seconda mano, risparmiando. Mica noccioline.

Aaaahhh...finalmente ho imparato. Finalmente ho smesso di essere immatura, con quelle corse ridicole alle 19 e 29 in libreria e quelle occhiate sminuenti dei commessi che scandalizzati mi dicevano "ma signora, per questo ci vorrà una settimana", "come una settimana?, ne hanno bisogno per dopodomani, se no si prendono una mancanza (dicesi "mancanza" il segno "meno" che le prof. mettono sul registro se i ragazzi non portano il materiale richiesto nel giorno richiesto, n.d.r.), "eh, signora, bisogna pensarci prima, voglio dire, per tempo", "eh, si, per tempo...essì...ma il tempo è un concetto relativo....va bene, vado, eh? ok, vado, ha detto una settimana? ma sicuro una settimana? vado, ma veda che fra una settimana ci siano..."

Quest'anno sono super pronta. Mi sono perfino registrata alle newsletter delle due scuole e in tempo reale so esattamente cosa, come e quando.

Giacomo e Davide domani vanno in prima media. Marta invece mercoledì inizia il liceo classico.

La scuola media sta nel paese dove andremo ad abitare, che credo conti intorno alle 3mila anime, forse 4. Tre sezioni (A, B e C) contro le 12 della scuola di città frequentata da Marta.

E' il secondo turno, l'ho già vissuta l'emozione della scuola media con Marta, quindi non mi sento particolarmente coinvolta. A macchinetta ordino libri e lascio cadere qui e là piccole domande distratte per accertarmi che i due ragazzi non stiano costruendosi tensioni assurde.

Sono tranquilli, sembra. Davide mi ha detto di aver sognato un nuovo compagno molto simpatico con i capelli neri... "per cui, mamma, domani, se c'è uno coi capelli neri, io gli parlo" e, sempre Davide, oggi è uscito dal bagno e mi ha detto "sai, mamma, mentre facevo la popò ho pensato che ho proprio voglia di cominciare la nuova scuola domani" (questa osservazione in particolare, ho pensato che fosse molto rassicurante). Giacomo, con la sua flemma perfettina, si è sentito in dovere di informarmi che "mamma, non mi sento affatto agitato per domani".

Neanche io. Non ho alcuna emozione particolare al pensiero che Giacomo e Davide, i MIEI BAMBINI, ancora grassottelli e spalmati come nutella quando mi vengono in braccio per le coccole, domani se ne vadano alle medie.
Davvero.

L'unica cosa che gli ho detto, due giorni fa, è stata: "ragazzi, da lunedì, quando andrete a scuola, sappiate solo una cosa. Siate voi stessi e raccontate di voi tutto quello che volete, ma sappiate che qualunque cosa direte, entro il pomeriggio la saprà tutto il paese".

Che mi rendo conto che non sia cosa molto rassicurante da dire a due 10enni, ma questi sono ragazzi di città, che non hanno la minima idea di come funziona nei paesini, e mi sembrava onesto avvertirli.

(Lo so, lo so...mi pento, non dovevo dirglielo)

Stasera a cena, all'unisono come solo con i gemelli può accadere - e ogni volta stupisce come la prima - Giacomo e Davide hanno chiesto contemporaneamente di indossare domani i pantaloni nuovi, comprati con la nonna lo scorso weekend.

Il mio sguardo si è appoggiato con terrore sui loro faccini e poi si è spostato sullo stendino dove i due capi penzolavano fradici e profumati.

In 10 anni della loro vita, si sono messi addosso ogni tipo di roba, scoordinata, passata da cugini a cugini, anche di terza mano, magliette sbrindole su pantaloni rattoppati, colori che facevano a pugni tra loro, senza mai badarci. Ti pare che stasera si mettano a fare gli stilisti?
Si, ti pare.

"Vabbè, mamma..." (musini un po' delusi, ma senza capricci).

Da dentro mi è venuta un'ondata di emozione e ho scoperto di non essere pronta affatto.
Sono loro, quelli che la sera a letto mi chiedono i grattini sulla schiena, quelli che hanno il muso morbido, e giocano con le macchinine su e giù per i cuscini del divano facendo "brrrruummm, brum, bruuuummm", e mettono la mano sotto la guancia avvolgendosi addosso il piumone come un bozzolo quando si preparano a dormire? Sono loro che portano il 41 di piede ma a cui ancora taglio le unghie? Sono gli stessi che disegnano pipistrelli rossi e neri e macchine futuristiche a forma di drago con  occhi rossi che lasciano raggi laser per uccidere i cattivi?
Sono loro quelli che la mattina del sabato saltano nel lettone e litigano per la posizione più vicina alla mamma?
Sono loro, che domani vanno in prima media? In una scuola nuova, in un paese nuovo, con bambini (ragazzi?) che non hanno mai visto prima (e che tra loro si conosceranno di certo tutti)? E che neanche potranno dire "io abito qui." perchè una casa lì non ce l'hanno ancora?

Ommioddio.

"Vabbè mamma, un c***o"
Mi sono alzata, ho preso i due pantaloni dallo stendino, li ho messi bene aperti su due sedie e ora c'è una fantastica stufetta che soffia e sbuffa calore diretto sui tessuti fradici.
Per domani mattina saranno asciutti di sicuro.

Thursday, September 09, 2010

Cinema Bianchini 

Davide (l'inventore) al suo papà:
Daddy, last night I dreamt in English with subtitles in Italian.

Saturday, September 04, 2010

A huge day 

Siamo in una casa in campagna, esiliati senza tetto, mentre impacchettiamo l'appartamento di città e aspettiamo di rogitare la nuova casa, quella che stiamo  comprando.
Siamo in quel delizioso interregno dove tutto quello che ti serve sta in scatoloni e quello che ti servirà pure. Quella fase tra compromesso e assegni circolari, dove non sai mai cosa potrebbe succedere (e non è qui son disfattista, è che sull'acquisto sono emersi dei problemucci. Come cacche galleggianti che, POP, ti affiorano di rimbalzo sotto il naso, del tutto a sorpresa, mentre ti stai godendo probabilmente il miglior bagno nel miglior mare cristallino della tua vita - e son cazzi).
Comunque.
Questo interregno mi fa sentire ogni giorno più sicura della nostra decisione di abbandonare città, rumori e pressioni, per una vita più profumata e con più spazio.

Marta mi ha chiesto se questo weekend poteva invitare qualche compagno a festeggiare l'ultimo fine settimana prima della scuola. E a dormire in tenda in giardino.
Ho detto "certo che si" e poco prima di pranzo sono arrivate due macchine che hanno scaricato 4 compagni di classe (maschi), una (femmina) e un altro ragazzo amico di uno dei compagni.
Credevo scaricassero 6 bambini (che più i miei tre facevano 9).
Mi sbagliavo.
L'estate della terza media deve avere qualche polverina magica, perchè quelli che ho lasciato a giugno, dopo la festa di fine anno tenutasi proprio in questa stessa casa, non hanno niente a che fare con questi uomini che mi sono atterrati in giardino.
Hanno spalle larghe, con i muscoli che fanno montagnette tutte sopra, e vite strette. Peli sotto le ascelle e un odore dopo aver giocato a calcio che ammazzerebbe anche lo spirito più materno.
Hanno voci, poi, che è tutto il giorno che sobbalzo all'improvviso pensando che qualche adulto si sia introdotto in casa di soppiatto.
E fanno cose strane.
Tipo sedersi tranquillamente intorno ad un tavolo, per una buona ora e mezza, spontaneamente, a chiacchierare tra di loro, INCLUDENDO le ragazze. Senza dare segni di impazienza. Non urlano "è mio!!", non chiamano gli adulti a mediare, non si pizzicano. Si scambiano pareri sul liceo che verrà e si prendono amorevolmente in giro per le paure che ciascuno senza vergogna ammette di avere. Parlano delle compagne dei padri divorziati o i compagni delle madri separate argomentando e commentando con semplicità arguta. Raccontano l'estate di animatori all'oratorio o campeggi o villaggi in luoghi adulti dove "non c'era una ragazza della mia età neanche a pagarla". Si raccontano con la complicità di tre anni di scuola insieme.
Giocano a calcio per circa 6 ore (direi che nel complesso hanno giocato a calcio sempre), con le due ragazze a guardarli, fotografarli, sghignazzarli. Non tra di loro, ma con loro.
Io me ne sto seduta sulla sdraio sotto il patio a leggere il mio libro, impersonificando la mamma perfetta che non si intromette. Ma non posso fare a meno  di tendere l'orecchio sulle loro conversazioni.

Ho sempre sostenuto che il rumore dei miei figli intorno fosse una specie di musica.
Spesso, moooolto spesso, a volume troppo alto, ma sempre musica. In qualche occasione ho perfino detto a Philip che forse, in prospettiva, avremmo dovuto registrare il sottofondo, perchè quando se ne andranno di casa, io potrei impazzire di silenzio.
Mi piace il vociare dei bambini intorno. Ha picchi acuti che maledici e la parola mamma a ritmare come un rap, ma io l'ho sempre sentito come uno scampanellio allegro. I bambini portano gioco e troppo spesso noi li malediciamo per colpe che sono nostre e non loro. Li malediaciamo per la nostra impazienza, li sgridiamo perchè non sono come li vogliamo (non mi riferisco qui, chiaramente, ai gomiti sui tavoli), li umiliamo perchè pensiamo di essere più forti e sicuri.
Invece, ascolta un bambino e lascialo parlare. Ribatti con serenità permettendogli di esprimersi libero e vedrai che cosa ne viene fuori.
Oggi sono stata alle lacrime in più punti delle loro conversazioni. Di commozione e orgoglio. Perchè non c'è niente che mi gonfia più il petto di vedere le loro giovani menti confrontarsi e crescere.

Di certo quelli che parlavano non erano più bambini. Il sottofondo non era un rap incalzante e nervoso, neanche uno swing rilassato. Direi un jazz con alti e bassi (che poi non so perchè mi sono infilata in questo paragone musicale, visto che di musica non mi intendo affatto). Insomma, un ritmo a tratti rifessivo e improvvisamente acuto, con qualche risata e presa in giro ilare, per intenderci.
Uno dei componenti del gruppo questa estate ha dato il primo bacio.
E giù i commenti, le spiegazioni, le risate.
(Mentre io ancora me la sto ridendo sotto i baffi seduta col mio libro da mezz'ora aperto sulla stessa pagina)
L'altro componente commenta sulla madre che legge gli sms sul suo telefonino.
(Sdegno e solidarietà generale del gruppo)
Un terzo racconta l'avventura in tenda in aperta montagna con l'acqua del ruscello a trasformare la polvere liofilizzata in un pasto, che "ficata!!"
E poi due tiri al pallone, crossa, traversa, sei una schiappa.
Sono davvero dei bravi ragazzi, penso.

A pranzo li metto tutti intorno ad un tavolo e gli adulti ad un altro. Mi sembra giusto lasciare che se la godano tra di loro (e in più mi sento anche un po' in soggezione).
Quando vado a sparecchiare i loro piatti, mentre cammino verso la cucina, uno di loro, il ragazzo amico di un compagno, si sporge dalla sedia e mi dice qualcosa che non sento.
"Come hai detto scusa?"
"Grazie per questo buon pranzo" (erano spaghetti al pomodoro, n.d.r.)
Sono entrata in cucina dove c'era Philip e gli ho detto "se vuole mettere incinta Marta stasera, per me va bene"

A cena abbiamo chiesto il permesso di unirci alla loro tavola per il barbeque, permesso che ci è stato accordato.
Risate, racconti, barzellette, con me un po' sulle spine aspettando ogni secondo il verdetto ammazza-sogno "che palle, andiamo a giocare a nascondino? " e invece niente. E chiacchiere e chiacchiere, chè alla fine mi sono alzata io, dicendo "che palle, andate a giocare a nascondino".
Uno di loro in particolare è certamente un bel peperino. Risponde a tono, quasi fuori dalle righe, giusto sul bordo, che non può essere ripreso. Dice cose quasi appena straffotenti e ti guarda con un'aria di velata sfida, un challange che cerca ma che rimane garbato. M'intimidirebbe se negli occhi non avesse ancora quel velo di insicurezza che tradisce quella lingua tagliente mentre sferra quello che lui crede sia un secco fendente.
Il mio cuore si apre.

Ora stanno guardando tutti insieme, incluso il peperino dalla lingua lunga, un film in salotto. Dopo la telefonata al fidanzato estivo, testimoniata da tutto il gruppo, si stanno bevendo insieme a Giacomno e Davide (10 anni) "Percy Jackson", semidio figlio di Poseidone, che come migliore amico ha un satiro, con la madre sposata a uno che puzza da morire eccetera eccetera.
E da qui sento chiaramente gridolini eccitati provenienti da tutti, 14enni inclusi. Sono sicura che hanno ancora i peli sotto le ascelle, non possono esser loro caduti nel frattempo.

Stasera dormiranno tutti insieme nella tenda. Sono sicura che questa è l'ultima volta in cui, tranquilla, potrò lasciare mia figlia dormire con i maschi nella tenda.
Io e Philip dormiremo da soli nella casa. E quelle registrazioni non le abbiamo ancora fatte.

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