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Monday, February 07, 2011

Day dreaming 

Quando esattamente sia cominciato non lo so bene, ma anche io (come molti/e, immagino) sono soggetta a quella deliziosa sindrome notturna che in inglese chiamano day-dreaming e che in italiano non so come si dica ma, se dovessi inventare un nome, la chiamerei che-idiota-che-sono-quando-mi-sveglio-di-notte-e-comincio-a-pensare.

In breve, perchè la sindrome si manifesti, ci vuole:

- una notte fonda
- un risveglio in una casa molto silenziosa
- un marito al tuo fianco che neanche una gomitata nello sterno farebbe muovere di un millimetro

In questo humus fertile, la sindrome s'insinua nella tua mente refrattaria e nel tuo corpo fetale e t'attacca da dentro, che se fosse un film sarebbe un'azzurrino che si espande nei capillari tutti fino agli occhi. I quali....SBAM!, s'aprono e allora sai che è la fine (del tuo sonno per quella notte).

Ecco alcuni esempi di come si manifesta, a me personalmente:

"Immaginati se uno di loro (dei gemelli, n.d.r.) fosse sonnambulo, si alzasse, aprisse la finestra e si buttasse giù"
E da lì vedo tutto, nei minimi particolari...noi la mattina al risveglio che lo cerchiamo, la finestra aperta con la tenda che svolazzava, lo sguardo attonito, il funerale con la baretta bianca, l'angoscia.

"Immaginati se scoppiasse la casa e i bambini fossero intrappolati nelle loro stanze". E da lì vedo tutte le vie di fuga che userei e come tenterei di salvarli. Vedo che non ci riesco, sento le loro grida e altre cose carine come questa. L'angoscia.

"Immaginati se perdessimo il  lavoro, in questo tempo di crisi". E da lì mi vedo strisciare all'oratorio per un pacco di pasta, vendere i pochi gioielli al "Compro oro, vendo oro" del quartiere, raccattare qualsiasi lavoro, mandare Marta a servizio in qualche casa di ricchi.... Angoscia.

L'altra notte, sarà stato per l'imminente, dolorosa, ricorrenza della morte della mia adorata amica Angela, sarà stato per il viaggio aereo che mi aspettava (io odio l'aereo e ogni volta penso che cadrà), la sindrome si è manifestata con il pensiero:

"Immaginati se stessi per morire, se ti dicessero che hai davvero poco tempo. Sei già morta, praticamente. Hai pochi attimi, cosa fai? Anzi, cosa lasci ai tuoi figli che gli possa servire per sempre, cosa dici loro?".
Del tipo, l'aereo precipita e hai pochi secondi/minuti per un sms, cosa scrivi?

Ora lo so che sembra che mi si debba ricoverare all'istante o schedularmi un annetto serrato di analista, ma garantisco che la sindrome è esperienza avulsa da qualsiasi contesto logico/scientifico e da qualsiasi condizione psicologica. Essa bighellona in giro la notte e colpisce random gli esseri umani, specie le donne, anche quelle la cui stabilità psico-comportamentale è ineccepibile.

E così, con gli occhi spalancati, ho cominciato a fare la lista delle cose importantissime che dovrei dire ai miei figli, morissi fra due secondi.

"Sintetica, devi essere sintetica. Più sintetica", mi sono incalzata. Doveva essere una cosa sola, utile per la vita e applicabile ai contesti più disparati, che riassumesse tutta l'essenza di quello che ho imparato fino a qui.
Una specie di toccasana per qualsiasi dubbio a qualsiasi età. Un amuleto da portarsi dietro per sempre.

Qualsiasi cosa accada, segui sempre il tuo istinto.

Ecco qua, semplice semplice.

Poi, se mi rimanessero ancora due secondi prima di spirare, ho deciso che sussurrerei anche:

Stai lontano dalle cose che non ti rendono felice, stai lontano dalle persone che non ti vogliono bene.

Perchè alla fine, diciamocelo, la felicità ha più a che fare con l'allontanare i fastidi che con polverine magiche che cadono dal cielo e t'accarezzano.

L'altro giorno ho partecipato ad un convegno sull'editoria digitale (e-book, per intenderci) con un panel di relatori tutti stranieri (americani ed europei) che si sono avvicendati sul palco proponendo idee e fatti che credo abbiano scosso nel profondo gli ascoltatori, in gran parte editori italiani tradizionali e impolverati.
In particolare, ce n'erano alcuni veramente giovani, neanche trentenni, che il palco se lo sono divorato a falcate e la platea assogettata a suon di voglia di condividere i loro esperimenti editoriali.

Guardavo quei ventenni e sorridevo parecchio. E' incredibile quanto somigliassero, nella consistenza della pelle, ai miei figli, che di anni ne hanno 11 e 13.
La pelle, ancora a ventanni, trasuda la compattezza rotonda dei bambini.
E i loro pc erano ricoperti di sticker tali e quali a quello di Marta.

Eppure, con la bocca ancora sporca di latte, passeggiavano su e giù per il palco come leoni, spiegando a un sacco di persone, anche importanti, la loro esperienza, con un entusiasmo che mi ha tolto il respiro. Giovani che fanno, che ci provano, che aggiustano e ci riprovano. Giovani già così esperti da essere invitati a parlare di fianco ai guru più guru d'America. Giovani mossi da una passione travolgente, che mi hanno fatto sentire un'imbecille, perchè io alla loro età non avevo pensieri nè ideali nè voglia di fare alcunchè.
Mentre invece loro la vita la mordono e quel che resta se lo mettono in tasca, chè verrà utile presto.

Quindi, lì per lì ho deciso che, avessi ancora due secondi in più, direi ai miei figli anche:

State vigili e appassionatevi, appassionatevi sempre.

Ecco, ora posso morire.

Comments:
Bellissimo post. Complimenti!
 

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