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Thursday, February 10, 2011

Politica a 13 (quasi 14) anni 

I recenti fatti politici (che di politico in senso letterale hanno ben poco, ma tantè) che colpiscono il nostro paese sono fonte di ilarità per molti (me inclusa).

Personalmente, mi auguro che l'ilarità nei molti arrivi dopo una sana dose di disperazione, come una specie di crisi isterica, per intenderci.
Ma non è che qui vorrei fare una disquisizione politica. Non sono molto brava in queste cose.

Però ho una storia da raccontare.

La sola parola BUNGA BUNGA, solo quella in sè, ha una potenza onomatopeica straordinaria ed è davvero interessante essere osservatrice dei suoi effetti in questi due contesti:

- pronuncia e spiega la parola bunga bunga a un marito inglese
- pronuncia e spiega la parola bunga bunga a una figlia 13enne

In entrambi i casi la conversazione prende una piega parossistica e basterebbe poter trasmettere in mondovisione le espressioni delle due facce per convincere tutti a far cadere il governo, mi sento di poter dire.

Dopodichè la conversazione si dirama.
Il ramo adulto, colto e raffinato del marito parte in un'analisi socio-storico-politica del paese con sofisticati parallelismi, incroci e paragoni multi-culturali.

Io sbadiglio, ahimè, deludendo tutti.

Il ramo adolescenziale della figlia si infiamma esattamente sulla linea che demarca il bianco dal nero, con un fuoco indomabile. Sciorina una serie di logiche serratissime che farebbero sentire un verme anche un santo (infatti, mi sento un verme, perchè mentre l'ascolto mi accorgo che se applicasse paro paro metà di quella logica a me e alla vita che fin qui ho condotto, sarei dritta sulla forca senza passare dal via)

Non sbadiglio, ma mi distraggo in attesa che passi la tempesta. Sto imparando piano piano che la scorza bianco-nero degli adolescenti è pressochè inscalfibile e infusibile e quindi serbo le energie per le discussioni veramente essenziali da un punto di vista educativo (e il bunga bunga non lo è, al momento. Al momento mi sto concentrando sulla carità e comprensione verso le generazioni anziane, ma questo è un altro post).

In realtà le discussioni politiche in questa casa sono abbastanza patetiche.
Ci sono io che m'arrabatto con dati incerti e interesse insicuro; Giacomo e Davide non li nomino neanche perchè loro stanno in un mondo a parte, di maschietti dalla maturazione lenta, il sorriso sempre pronto e l'appetito che supera ogni ostacolo (le discussioni si svolgono sempre durante la cena: vogliono solo un altro pezzo di salsiccia per essere sereni); Philip si dimena frustrato come un adolescente con un'erezione insoddisfatta; Marta declama rossa in faccia la sua commuovente etica mormonica.

Il sottofondo risultante è il solito casino entropico. Idee, opinioni, fatti sviscerati si accavallano a "mi passi l'acqua?", "smettila di dondolarti sulla sedia", "mamma, mi devi firmare la verifica", eccetera eccetera.

Ma poi Marta dice una cosa e mi si rizzano le orecchie.

"Ho un'idea", dice. "Il 17 marzo dovrebbe essere una giornata no-berlusconi"

"Cioè?", dico io.

"Non possiamo fare che il 17 marzo sia una giornata in cui tutto il popolo si rifiuta di fare, leggere, vedere, comprare qualsiasi cosa che appartenga a Berlusconi? Non sarebbe bello, mamma?"

Comments:
e beh.... che dire..... sarebbe bellissimo....
 
E Brava Marta ... mi pare proprio una bellissima idea ... basta diffonderla con il passaparola e vedrai , dimostrerà tutta la sua forza ... un abbraccio a Te, Vale, e alla tua splendida famiglia :-))
Mimmo
 

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