<$BlogRSDURL$>

Tuesday, March 08, 2011

L'arte della guerra 

Credo stasera di aver capito perchè nel tempo ho finito per scrivere meno assiduamente.

Perchè, con i bambini che stanno crescendo (e diciamocelo pure, Marta fa 14 anni fra due settimane quindi il termine ragazzi comincia a starci proprio, qui, mio malgrado) il mio blog lo scrivo con loro la sera, ora, molto più spesso.

Voglio dire, quel processo lì, a fine giornata, quella scrittura che non sai che pesci pigliare e butti tutte le carte sul tavolo alla rinfusa, per costringerti a vederle di botto insieme, a farti qualche domanda e a risponderti, con qualche titubanza, rincorrendo un ordine presunto, anche falso, purchè ti dia un po' di calma.

Proprio in quel processo lì, ora capita spesso che mi ci trascini mia figlia, la mia ragazza.
All'ora dello sparecchio.

L'ora dello sparecchio è quella in cui Giacomo alzandosi dalla sedia si mette d'improvviso una mano sul fianco, accompagnandola da un urlo di dolore e dichiarando con smorfia labio-facciale intonata alla circostanza: "Aaaahhh, le giunture! la mia artrite!". E Davide mi guarda pallido in faccia e mi dice: "Mamma, devo, devo proprio andare in bagno altrimenti me la faccio addosso!"

Rimaniamo in cucina solo io e lei, e lei mi fa domande che non so che pesci pigliare. Mentre le rispondo, buttando fuori pensieri dalla pancia, mi accorgo che nel tentativo di darle una strada plausibile, ne trovo una anche per me stessa. Anzi, proprio le parole piano piano dipanano e spianano.

Stasera era la sera dell'invischiamento adolescenziale nel "lui ha detto così e cosà, ma, MAMMA!! lo vedi anche tu che è inacettabile, moralmente, intellettualmente, eticamente (eccetera eccetera, chè qui le vie di mezzo non sono mai all'ordine del giorno, a questa simpatica età). E allora io gli ho detto che se voleva continuare a pensarla così allora lo facesse ma mi lasciasse stare. E allora lui ha detto che sono altezzosa e mi credo di essere superiore. E allora io ho detto che superiore fosse lui. E allora lui, e allora io....."

Per inciso, parte di questa cronistoria risiede placidamente sulle loro bacheche di Facebook, dove ad ogni "allora" qui citato corrisponde un "cazzo", e ad ogni congiuntivo un "figa", in proporzione (così, per dovere di cronaca di orripilata genitrice).

Comunque, in un batter d'occhio mi sono ritrovata a citare grandi della storia e della letteratura, per farle capire come le divergenze di opinioni non si risolvano con la provocazione bensì con il carismatico coinvolgimento dell'altro nelle proprie idee. Ho perfino tirato in ballo Sun Tzu e addirittura me stessa (quando manipolo Philip verso una cena con 20 parenti).

E giù a spiegare che quello che è detto poco importa, importa più la percezione di chi ascolta. E che chi ascolta può avere una storia diversa dalla tua e non avere avuto delle esperienze che permettono di capire quello che intendi.

E che il vero potere è in mano a chi sa capire gli altri, più che a chi sa imporsi.

Mi sono perfino azzardata ad aggiungere che una convinzione può sempre cambiare (cosa che ha causato una pausa nella conversazione che si sarebbe potuto sentire uno spillo rimbombare cadendo sul pavimento).

Poi, manco fosse il risultato di un brief tra potenze mondiali, è uscita dalla discussione questa frase: "Il dialogo è sempre un'approssimazione per avvicinarsi ad un concetto".

Contemporaneamente dal bagno di là è arrivata la voce sotto sforzo di Davide che, felicemente facendola non addosso ma nell'apposito cesso, ridendo urlava "che belloooo!" (chiaramente non riferendosi alla frase - siamo una famiglia di pazzi, lo so)

"Mamma, scriviamola sul muro della cucina con un pennarello" ha detto Marta.
"No, Marta, non me la sento. Questo muro è bianco immacolato, è la nostra nuova cucina appena tinteggiata della nostra nuova casa"
"Mamma, ti pregooo!!"

Sono stata lì lì per dire "va bene", ma giuro che il muro è davvero immacolato e la cucina è davvero la più bella cucina che io potessi mai desiderare.
E se poi cambiamo idea?
E poi Philip non c'è e mica vuoi scrivere col pennarello indelebile una frase così senza chiedergli cosa ne pensa.
"Senti, Marta, facciamo una cosa. La scriviamo su un foglio e l'appendiamo al muro. La lasciamo lì per qualche giorno. Magari ci viene da correggerla un po'. E poi se fra qualche giorno ci piace proprio ancora, se non cambiamo idea, passiamo al pennarello indelebile sul muro immacolato. Ok?"
"Ok, mamma."

Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?