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Friday, April 15, 2011

Niente mani addosso 

Ogni mamma, ne sono certa, ha delle sue regole sulle quali proprio non riesce a transigere e per le quali è pronta a battersi perfino oltre la logica.
Quasi delle fissazioni, forse delle paure.

Una delle mie è stata, quando i bimbi erano molto piccoli, "mai nel lettone". Ero così terrorrizzata dall'idea di finire per dividere a vita quel posto esclusivo e sacro con un infante che mai avrei permesso a un qualsiasi corpicino urlante di invaderlo.
Idiota. Ho imparato poi che se fossi stata un po' più indulgente, nei casi proprio disperati, mi sarei risparmiata una notte insonne e saremmo stati tutti più felici.

Un'altra delle mie regole che stanno appese più a una specie di ideologia che a un'idea reale, più a un gusto quasi estetico che alla vita vera è "tra fratelli si deve andare d'accordo, mai le mani addosso".

Su questo, devo ammettere, la vita mi sta mettendo alla prova.

Da una parte sto io, che in prospettiva vedo l'importanza anzi, il miracolo e la potenza di una relazione tra fratelli che vanno d'accordo.

Dall'altra sta lo svolgersi dei giorni in una casa normale, in una famiglia come tante, dove la figlia 14enne molto spesso non ne può più dei fratelli 11enni che sono un po' sciocchini, che fanno domande ingenue, che toccano tutto con curiosità, che non sono ancora responsabili come lei.
E dei figli 11enni che non ne possono più di sentirsi alitare sul collo da una seconda mammina perfettina e che sa già tutto, che fa già tutto meglio di loro e che li critica.

Battibecchi costanti, occhi che si rivoltano all'insù e pianti umiliati. A volte anche pizzicotti e mani addosso.

Niente mani addosso.

Se la smettessi con questa fissa, a volte mi dico che forse loro tutti avrebbero la libertà di sfogarsi con una bella rissa e il supplizio della mia mediazione (sempre inpropria perchè mai so esattamente cosa sia successo e chi possa aver ragione) finirebbe.

E invece non ce la faccio e giù a ripetere che si devono volere bene, e rispettare, e parlare e capirsi, perchè così, per sempre, avranno fiducia e forza, insieme.

E invece battibecchi e occhi al cielo e battutine acide.

L'immagine da fuori, è che i miei tre figli non è che vadano un granchè d'accordo.
E la storia dentro di me è preoccupazione, di sconfitta, chè non riesco a farli andare d'accordo, a far loro capire quanto sia importante essere uniti.

Oggi Giacomo è stato picchiato da due suoi amichetti, giù al campetto di calcio. Uno ha cominciato per scherzo (dai, picchiamo Giacomo) e ridendo ha fatto delle finte. L'altro ad un certo punto, sempre ridendo, ha preso a Giacomo le mani dietro e così il primo ha avuto modo di assestare qualche pugno delicato (mamma, non mi hanno fatto proprio male, ma mi sono spaventato un pochino).
Niente di serio, niente bullismo, intendo. Solo una scenetta un po' sciocca tra bambini, uno scherzo tirato pochissimo troppo in là, quel tanto da far piangere Giacomo una volta a casa ma da fargli anche dire che non volevano picchiarlo davvero, che era più che altro uno scherzo.

Ignara di quanto fin qui raccontato, stasera arrivo a casa dal lavoro in macchina e, nel vialetto stretto e sterrato che porta al nostro cancello, vedo un ragazzino parlare con qualcuno nel nostro cortile.
Sento la porta sbattere e vedo il ragazzino camminare via. Incrocia la mia macchina e io lo saluto. Lui mi risponde un ciao un po' serio.

Marta mi apre il cancello con faccia davvero arrabbiata. Da adolescente arrabbiata; quella faccia, per capirsi, che nessun genitore vorrebbe vedere come prima cosa al ritorno da una giornata di lavoro, specie se orrenda come la mia oggi.

Io penso "no, ti prego, non ce la faccio. Non stasera..." mentre con il sorriso più dolce che posso agganciare alle mandibole le dico "cosa c'è tesoro?".

Mi risponde: "Quel bambino oggi ha picchiato Giacomo ma io gli ho appena detto: se metti ancora le mani su mio fratello, ti ribalto"

Comments:
Succede tutti i giorni. La vita alle volte stupisce davvero!
 

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