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Sunday, February 27, 2011

Senza titolo 

Se potesse, stasera, all'ora della buonanotte, una carezza in più data ai nostri figli e dedicata a lei, cancellare il male.

Monday, February 21, 2011

Politically correct? 

Ho scoperto, per puro caso, in due diverse occasioni, che i miei figli ignorano il significato delle seguenti parole:
TERRONE e CASALINGA.

Ci sarebbe da scriverne un post.

Sunday, February 20, 2011

Io non ho mai capito perchè vogliano diventare umani 

Alcuni giorni fa si è svolta la seguente scena:

Notturno, camera di Giacomo e Davide - Bacino della buona notte

Io: Buonanotte musetti, fate i sogni belli, sognate il mondo delle oche
Davide: Quello di prima che nascessimo?
Io: Si, quello lì, dove stavate prima di arrivare qui. Sai Davide cosa dovresti fare per esercitarti a scrivere? Me la scrivi la storia di quando eri nel mondo delle oche, di com'era?
Davide : Te la scrivo

Ora lo so che hanno 11 anni e mi rendo conto che a occhio estraneo si potrebbe pensare che siamo tutti dei melensi immaturi, qui, sia io che Davide, nella fattispecie.
E' che mentre diciamo cose così, chiaramente fuori contesto evolutivo in relazione alla nostra età, l'occhio ci brilla di gioco e finzione e io mi rotolo nel divertimento. Perchè se c'è una cosa che davvero mi piace fare con i miei bambini è, tra il serio e il faceto, sfiorare i limiti di realtà che sfuggono.
Non posso mentire loro e nascondere che ci sono segreti nella vita, e contraddizioni inspiegabili, e cose che succedono che ci costringono ad aggiustamenti continui.
Così, quando accade di non aver risposte, cerco il limite assurdo e lo accompagno con uno sguardo ironico e rassicurante. Col quale mi sforzo solo di dire che non ne ho la minima idea  ma che, nel dubbio, una realtà buffa costruita da noi può diventare un'ottima spiegazione.

Interno giorno - Salotto
Davide tutto eccitato mi comunica di aver imparato a usare Power Point.
Vieni a vedere, mamma.
Non puoi portare il pc giù invece che me salire su?
No, mamma, se stacco il cavo la batteria si rovina, lo ha detto papà
(non è che papà potrebbe farsi gli affaracci suoi e non interferire con la mia posizione languida in poltrona?)
Ok. Allora devi aspettare che io finisca di scrivere questa mail di lavoro e poi vengo su.

Sono andata, poi.




E, sì, gli ho chiesto il permesso di metterlo sul blog. (Gli ho spiegato che se non lo metto qui, finirò per perderlo)


Thursday, February 10, 2011

Politica a 13 (quasi 14) anni 

I recenti fatti politici (che di politico in senso letterale hanno ben poco, ma tantè) che colpiscono il nostro paese sono fonte di ilarità per molti (me inclusa).

Personalmente, mi auguro che l'ilarità nei molti arrivi dopo una sana dose di disperazione, come una specie di crisi isterica, per intenderci.
Ma non è che qui vorrei fare una disquisizione politica. Non sono molto brava in queste cose.

Però ho una storia da raccontare.

La sola parola BUNGA BUNGA, solo quella in sè, ha una potenza onomatopeica straordinaria ed è davvero interessante essere osservatrice dei suoi effetti in questi due contesti:

- pronuncia e spiega la parola bunga bunga a un marito inglese
- pronuncia e spiega la parola bunga bunga a una figlia 13enne

In entrambi i casi la conversazione prende una piega parossistica e basterebbe poter trasmettere in mondovisione le espressioni delle due facce per convincere tutti a far cadere il governo, mi sento di poter dire.

Dopodichè la conversazione si dirama.
Il ramo adulto, colto e raffinato del marito parte in un'analisi socio-storico-politica del paese con sofisticati parallelismi, incroci e paragoni multi-culturali.

Io sbadiglio, ahimè, deludendo tutti.

Il ramo adolescenziale della figlia si infiamma esattamente sulla linea che demarca il bianco dal nero, con un fuoco indomabile. Sciorina una serie di logiche serratissime che farebbero sentire un verme anche un santo (infatti, mi sento un verme, perchè mentre l'ascolto mi accorgo che se applicasse paro paro metà di quella logica a me e alla vita che fin qui ho condotto, sarei dritta sulla forca senza passare dal via)

Non sbadiglio, ma mi distraggo in attesa che passi la tempesta. Sto imparando piano piano che la scorza bianco-nero degli adolescenti è pressochè inscalfibile e infusibile e quindi serbo le energie per le discussioni veramente essenziali da un punto di vista educativo (e il bunga bunga non lo è, al momento. Al momento mi sto concentrando sulla carità e comprensione verso le generazioni anziane, ma questo è un altro post).

In realtà le discussioni politiche in questa casa sono abbastanza patetiche.
Ci sono io che m'arrabatto con dati incerti e interesse insicuro; Giacomo e Davide non li nomino neanche perchè loro stanno in un mondo a parte, di maschietti dalla maturazione lenta, il sorriso sempre pronto e l'appetito che supera ogni ostacolo (le discussioni si svolgono sempre durante la cena: vogliono solo un altro pezzo di salsiccia per essere sereni); Philip si dimena frustrato come un adolescente con un'erezione insoddisfatta; Marta declama rossa in faccia la sua commuovente etica mormonica.

Il sottofondo risultante è il solito casino entropico. Idee, opinioni, fatti sviscerati si accavallano a "mi passi l'acqua?", "smettila di dondolarti sulla sedia", "mamma, mi devi firmare la verifica", eccetera eccetera.

Ma poi Marta dice una cosa e mi si rizzano le orecchie.

"Ho un'idea", dice. "Il 17 marzo dovrebbe essere una giornata no-berlusconi"

"Cioè?", dico io.

"Non possiamo fare che il 17 marzo sia una giornata in cui tutto il popolo si rifiuta di fare, leggere, vedere, comprare qualsiasi cosa che appartenga a Berlusconi? Non sarebbe bello, mamma?"

Monday, February 07, 2011

Day dreaming 

Quando esattamente sia cominciato non lo so bene, ma anche io (come molti/e, immagino) sono soggetta a quella deliziosa sindrome notturna che in inglese chiamano day-dreaming e che in italiano non so come si dica ma, se dovessi inventare un nome, la chiamerei che-idiota-che-sono-quando-mi-sveglio-di-notte-e-comincio-a-pensare.

In breve, perchè la sindrome si manifesti, ci vuole:

- una notte fonda
- un risveglio in una casa molto silenziosa
- un marito al tuo fianco che neanche una gomitata nello sterno farebbe muovere di un millimetro

In questo humus fertile, la sindrome s'insinua nella tua mente refrattaria e nel tuo corpo fetale e t'attacca da dentro, che se fosse un film sarebbe un'azzurrino che si espande nei capillari tutti fino agli occhi. I quali....SBAM!, s'aprono e allora sai che è la fine (del tuo sonno per quella notte).

Ecco alcuni esempi di come si manifesta, a me personalmente:

"Immaginati se uno di loro (dei gemelli, n.d.r.) fosse sonnambulo, si alzasse, aprisse la finestra e si buttasse giù"
E da lì vedo tutto, nei minimi particolari...noi la mattina al risveglio che lo cerchiamo, la finestra aperta con la tenda che svolazzava, lo sguardo attonito, il funerale con la baretta bianca, l'angoscia.

"Immaginati se scoppiasse la casa e i bambini fossero intrappolati nelle loro stanze". E da lì vedo tutte le vie di fuga che userei e come tenterei di salvarli. Vedo che non ci riesco, sento le loro grida e altre cose carine come questa. L'angoscia.

"Immaginati se perdessimo il  lavoro, in questo tempo di crisi". E da lì mi vedo strisciare all'oratorio per un pacco di pasta, vendere i pochi gioielli al "Compro oro, vendo oro" del quartiere, raccattare qualsiasi lavoro, mandare Marta a servizio in qualche casa di ricchi.... Angoscia.

L'altra notte, sarà stato per l'imminente, dolorosa, ricorrenza della morte della mia adorata amica Angela, sarà stato per il viaggio aereo che mi aspettava (io odio l'aereo e ogni volta penso che cadrà), la sindrome si è manifestata con il pensiero:

"Immaginati se stessi per morire, se ti dicessero che hai davvero poco tempo. Sei già morta, praticamente. Hai pochi attimi, cosa fai? Anzi, cosa lasci ai tuoi figli che gli possa servire per sempre, cosa dici loro?".
Del tipo, l'aereo precipita e hai pochi secondi/minuti per un sms, cosa scrivi?

Ora lo so che sembra che mi si debba ricoverare all'istante o schedularmi un annetto serrato di analista, ma garantisco che la sindrome è esperienza avulsa da qualsiasi contesto logico/scientifico e da qualsiasi condizione psicologica. Essa bighellona in giro la notte e colpisce random gli esseri umani, specie le donne, anche quelle la cui stabilità psico-comportamentale è ineccepibile.

E così, con gli occhi spalancati, ho cominciato a fare la lista delle cose importantissime che dovrei dire ai miei figli, morissi fra due secondi.

"Sintetica, devi essere sintetica. Più sintetica", mi sono incalzata. Doveva essere una cosa sola, utile per la vita e applicabile ai contesti più disparati, che riassumesse tutta l'essenza di quello che ho imparato fino a qui.
Una specie di toccasana per qualsiasi dubbio a qualsiasi età. Un amuleto da portarsi dietro per sempre.

Qualsiasi cosa accada, segui sempre il tuo istinto.

Ecco qua, semplice semplice.

Poi, se mi rimanessero ancora due secondi prima di spirare, ho deciso che sussurrerei anche:

Stai lontano dalle cose che non ti rendono felice, stai lontano dalle persone che non ti vogliono bene.

Perchè alla fine, diciamocelo, la felicità ha più a che fare con l'allontanare i fastidi che con polverine magiche che cadono dal cielo e t'accarezzano.

L'altro giorno ho partecipato ad un convegno sull'editoria digitale (e-book, per intenderci) con un panel di relatori tutti stranieri (americani ed europei) che si sono avvicendati sul palco proponendo idee e fatti che credo abbiano scosso nel profondo gli ascoltatori, in gran parte editori italiani tradizionali e impolverati.
In particolare, ce n'erano alcuni veramente giovani, neanche trentenni, che il palco se lo sono divorato a falcate e la platea assogettata a suon di voglia di condividere i loro esperimenti editoriali.

Guardavo quei ventenni e sorridevo parecchio. E' incredibile quanto somigliassero, nella consistenza della pelle, ai miei figli, che di anni ne hanno 11 e 13.
La pelle, ancora a ventanni, trasuda la compattezza rotonda dei bambini.
E i loro pc erano ricoperti di sticker tali e quali a quello di Marta.

Eppure, con la bocca ancora sporca di latte, passeggiavano su e giù per il palco come leoni, spiegando a un sacco di persone, anche importanti, la loro esperienza, con un entusiasmo che mi ha tolto il respiro. Giovani che fanno, che ci provano, che aggiustano e ci riprovano. Giovani già così esperti da essere invitati a parlare di fianco ai guru più guru d'America. Giovani mossi da una passione travolgente, che mi hanno fatto sentire un'imbecille, perchè io alla loro età non avevo pensieri nè ideali nè voglia di fare alcunchè.
Mentre invece loro la vita la mordono e quel che resta se lo mettono in tasca, chè verrà utile presto.

Quindi, lì per lì ho deciso che, avessi ancora due secondi in più, direi ai miei figli anche:

State vigili e appassionatevi, appassionatevi sempre.

Ecco, ora posso morire.

Tuesday, February 01, 2011

Nobiltà 

La vera verità è che i miei figli crescono ma io son sempre la solita mamma.
E' il solito try and error, anche dopo quasi 14 anni di questo lavoro. Incredibile.
Farò bene? E chi mi dice che faccio bene?
Orecchie sempre tese alle parole, per capire se la direzione è quella giusta; paroline messe lì ad hoc per tastare se le opinioni sono sensate, se le relazioni con gli amici sane, gli ormoni ancora sotto controllo e l'educazione basilare in place.

Stasera a cena ho raggiunto un momento di vero sconforto.
C'erano chiacchiere e la solita confusione.
Giacomo mette i gomiti a V sul tavolo. "Giacomo togli i gomiti dal tavolo".
Tuona un rutto e le risate sopraffanno i miei occhi truci. Alzo la voce e sgrido. Ancora risolini.
Mi volto, Giacomo ha rimesso i gomiti sul tavolo.
Mi dispero ma non faccio in tempo a arrabbiarmi ancor di più che Marta comincia a raccontarmi dei suoi (unici) tre compagni di classe maschi.
"Mamma, capirai, solo tre. Uno è un pesce lesso, l'altro parla solo di moda e plastiche estetiche e il terzo, bè, il terzo è P. (P. è suo amico da tempo e quindi non c'era bisogno di descrivermelo).
"In che senso quello parla solo di moda e chirurgia?", faccio io
E lei risponde "è ricco, è nobile e molto egocentrico, parla solo di quanto è bello e bravo lui"
"Nobile?", faccio io curiosa.
"Si, sai cosa mi ha detto l'altro giorno?"
"Che ti ha detto l'altro giorno?"
"Mi ha detto, tirandosela un casino: sai che sono nobile?"
"Ma dai?? E tu che hai risposto?"
"Sai che siamo una Repubblica?"

All'istante mi è svanito lo sconforto.

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