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Sunday, March 20, 2011

Domani è un giorno speciale 

Tanti anni fa compravo i baby-wipes per pulirti il sedere.
Adesso scendi le scale con passo leggero e lasci cadere un gentile "mamma, quando vai al super mi compri le salviettine struccanti? Le ho finite"

Mi sedevo di fianco a te per aiutarti coi compiti.
Oggi sei tu che risolvi tutto quando ripasso coi  tuoi fratelli e proprio non capisco perchè non venga quel problema di geometria.

Anni fa ti spiegavo il mondo intero.
Oggi, quando ci provo, tu mi ascolti e spesso aggiungi "si, mamma, però devi anche considerare che..." e mi fai vedere un lato nuovo delle cose.

Ti mettevi le mie scarpe coi tacchi, per giocare a essere grande, e infatti ti stavano enormi.
Adesso entri di corsa in camera mia con un perentorio "mi presti i tuoi collant?", apri il mio cassetto, sottrai i miei migliori venti denari e lo richiudi con un armonioso colpo di coscia.

Un tempo le tue feste di compleanno lasciavano intorno briciole di patatine in salotto e madri pettegole tutt'intorno.
Adesso invece niente madri, un pacchetto da 10 di sigarette dimenticato in bagno dall'amica che fuma di nascosto, e io e tuo padre in cucina a sogghignare senza sapere dove metterci, pur di stare fuori dai vostri piedi.

Una volta, quando eri piccola, stavo malissimo, di uno di quei raffreddori che ti annacquano il cervello e ti mettono ko. Mi sono sdraiata sul divano della sala e ho chiuso gli occhi. Dopo poco mi sono sentita toccare: eri tu, che mi offrivi il tuo ciuccio di cauciù deformato e il tuo straccetto della nanna, decisamente le tue cose più care. Camminavi appena e credo non parlassi ancora.
Oggi, se mi vedi anche solo un po' corrucciata, mi guardi fisso negli occhi e mi chiedi "mamma, che c'è?". Senza tante storie, nel senso che proprio si capisce dai tuoi toni e dalla tua postura che non vuoi storie come risposta.

Ho giocato per ore (annoiandomi a morte, adesso te lo posso dire e ti prego di non volermene) con tutti quei fastidiosissimi pentolini che avevi nella cucina di plastica presa coi punti dell'Esselunga.
L'altro ieri, quando sei tornata a casa dopo scuola, io dall'ufficio, al telefono, ti ho guidato mentre ti cucinavi le cotolette di salmone, usando il gas vero. Il tuo primo piatto caldo.
Chissà se anche a te ha fatto impressione come a me.

Non so se ti ricordi quanto io e te abbiamo giocato insieme. Non sono mai stata molto brava a vestire-svestire-rivestire per ore le tue barbie, nè a fare la principessa nella torre e attendere che tu organizzassi la mia salvezza, ma ti riempivo catini d'acqua in bagno e ti mettevo in mano i mestoli. Ti srotolavo tubi di carta nel lungo corridoio che avevamo nella vecchia casa e ti lasciavo affondare le dita nei vasetti di pittura (lo sai che non hai mai sporcato un muro? Incredibile, a pensarci).
Adesso la domenica ti guardo dagli spalti giocare il torneo di pallavolo con le tue amiche e schiacciare quella palla con una grinta che, amore, non so da dove ti venga. Sai cosa veramente mi inorgogliosisce del modo in cui schiacci quella palla? Che c'è determinazione quando salti, ma non c'è fastidiosa cattiveria agonistica.

Un tempo sapevo tutto di te.
Ora so solo quello che tu decidi di raccontarmi.

Domani compi 14 anni.
E si, mi fanno davvero impressione.
Molto più dei 13, che sono stati il tuo ingresso nella teen-age.

E se questo post ti sembra un po' malinconico, guarda che non lo è affatto.
E' un post pieno di meraviglia e stupore. Tutto qui.
Crescere insieme a te è un gran bel divertimento.

Buon compleanno, Q.

Friday, March 18, 2011

Soluzioni pratiche ai problemi dell'Italia 

Davide: "Mamma, mettiamo Berlusconi in un carcere femminile"

Friday, March 11, 2011

Vita di campagna #1 

Non ne ho scritto molto qui, ma circa due anni fa ci è venuto lo schiribizzo di trasferirci dalla città alla campagna.
Mi avessi preso circa due anni e un giorno fa e mi avessi proposto di andare a vivere in campagna di avrei riso in faccia bella grassa.
Ma siccome io sono un po' come la donna della pubblicità di quell'orologio  (era un orologio?) un giorno dopo di circa due anni fa ho cambiato idea ed ero tutta intrippata al pensiero di abitare in campagna.
Sorvolerò sulle procedure d'acquisto di questa casa in cui viviamo ora (appunto in campagna) perchè mi hanno tolto alcuni anni di vita e decisamente donato una 20ina di nuovi capelli bianchi (che sono convinta mi donino, però, sia chiaro).
Fatto sta che, lo si prenda come un dato di fatto, questa famiglia adesso ufficialmente vive nel verde più verde. Per l'esattezza nella frazione di un paesino della Brianza, quindi proprio campagna è.

Ci sono parecchie cose che stupiscono un cittadino quando si trasferisce in campagna, una fra tutte la banda di ragazzini che il pomeriggio si muove nell'unica via del borgo citofonando gli amichetti di casa in casa per andare a giocare a pallone nel campetto pochi metri più in giù.
Rituale che ormai accade quasi ogni giorno.

Stasera Davide tutto serio e di punto in bianco decreta:
"mamma, dobbiamo trovarci dei cugini in questo villaggio"
"perchè?"
"perchè tutti qui hanno un cugino"

La vita, se ti lasci solo un po' affascinare, è maledettamente semplice.


Thursday, March 10, 2011

Filosofia spicciola 

1. Vivere la settimana anelando al weekend è un brutto segno?
2. Il mondo si divide in chi vede i particolari (li usa per puntellarsi e li soffia in faccia agli altri, confondendoli) e in chi il disegno tutto (navigando a vista e concentrandosi per non sbattere)? E se si, io da che parte voglio stare?

Tanto le risposte le so già.
Sulla pratica, adesso mi esercito.

Tuesday, March 08, 2011

L'arte della guerra 

Credo stasera di aver capito perchè nel tempo ho finito per scrivere meno assiduamente.

Perchè, con i bambini che stanno crescendo (e diciamocelo pure, Marta fa 14 anni fra due settimane quindi il termine ragazzi comincia a starci proprio, qui, mio malgrado) il mio blog lo scrivo con loro la sera, ora, molto più spesso.

Voglio dire, quel processo lì, a fine giornata, quella scrittura che non sai che pesci pigliare e butti tutte le carte sul tavolo alla rinfusa, per costringerti a vederle di botto insieme, a farti qualche domanda e a risponderti, con qualche titubanza, rincorrendo un ordine presunto, anche falso, purchè ti dia un po' di calma.

Proprio in quel processo lì, ora capita spesso che mi ci trascini mia figlia, la mia ragazza.
All'ora dello sparecchio.

L'ora dello sparecchio è quella in cui Giacomo alzandosi dalla sedia si mette d'improvviso una mano sul fianco, accompagnandola da un urlo di dolore e dichiarando con smorfia labio-facciale intonata alla circostanza: "Aaaahhh, le giunture! la mia artrite!". E Davide mi guarda pallido in faccia e mi dice: "Mamma, devo, devo proprio andare in bagno altrimenti me la faccio addosso!"

Rimaniamo in cucina solo io e lei, e lei mi fa domande che non so che pesci pigliare. Mentre le rispondo, buttando fuori pensieri dalla pancia, mi accorgo che nel tentativo di darle una strada plausibile, ne trovo una anche per me stessa. Anzi, proprio le parole piano piano dipanano e spianano.

Stasera era la sera dell'invischiamento adolescenziale nel "lui ha detto così e cosà, ma, MAMMA!! lo vedi anche tu che è inacettabile, moralmente, intellettualmente, eticamente (eccetera eccetera, chè qui le vie di mezzo non sono mai all'ordine del giorno, a questa simpatica età). E allora io gli ho detto che se voleva continuare a pensarla così allora lo facesse ma mi lasciasse stare. E allora lui ha detto che sono altezzosa e mi credo di essere superiore. E allora io ho detto che superiore fosse lui. E allora lui, e allora io....."

Per inciso, parte di questa cronistoria risiede placidamente sulle loro bacheche di Facebook, dove ad ogni "allora" qui citato corrisponde un "cazzo", e ad ogni congiuntivo un "figa", in proporzione (così, per dovere di cronaca di orripilata genitrice).

Comunque, in un batter d'occhio mi sono ritrovata a citare grandi della storia e della letteratura, per farle capire come le divergenze di opinioni non si risolvano con la provocazione bensì con il carismatico coinvolgimento dell'altro nelle proprie idee. Ho perfino tirato in ballo Sun Tzu e addirittura me stessa (quando manipolo Philip verso una cena con 20 parenti).

E giù a spiegare che quello che è detto poco importa, importa più la percezione di chi ascolta. E che chi ascolta può avere una storia diversa dalla tua e non avere avuto delle esperienze che permettono di capire quello che intendi.

E che il vero potere è in mano a chi sa capire gli altri, più che a chi sa imporsi.

Mi sono perfino azzardata ad aggiungere che una convinzione può sempre cambiare (cosa che ha causato una pausa nella conversazione che si sarebbe potuto sentire uno spillo rimbombare cadendo sul pavimento).

Poi, manco fosse il risultato di un brief tra potenze mondiali, è uscita dalla discussione questa frase: "Il dialogo è sempre un'approssimazione per avvicinarsi ad un concetto".

Contemporaneamente dal bagno di là è arrivata la voce sotto sforzo di Davide che, felicemente facendola non addosso ma nell'apposito cesso, ridendo urlava "che belloooo!" (chiaramente non riferendosi alla frase - siamo una famiglia di pazzi, lo so)

"Mamma, scriviamola sul muro della cucina con un pennarello" ha detto Marta.
"No, Marta, non me la sento. Questo muro è bianco immacolato, è la nostra nuova cucina appena tinteggiata della nostra nuova casa"
"Mamma, ti pregooo!!"

Sono stata lì lì per dire "va bene", ma giuro che il muro è davvero immacolato e la cucina è davvero la più bella cucina che io potessi mai desiderare.
E se poi cambiamo idea?
E poi Philip non c'è e mica vuoi scrivere col pennarello indelebile una frase così senza chiedergli cosa ne pensa.
"Senti, Marta, facciamo una cosa. La scriviamo su un foglio e l'appendiamo al muro. La lasciamo lì per qualche giorno. Magari ci viene da correggerla un po'. E poi se fra qualche giorno ci piace proprio ancora, se non cambiamo idea, passiamo al pennarello indelebile sul muro immacolato. Ok?"
"Ok, mamma."

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