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Wednesday, April 20, 2011

Chi è mamma di gemelli metta un dito qui sotto 

Esiste in Italia un Registro Nazionale dei Gemelli che fa parte dell'Istituto Superiore di Sanità.

Questo registro arruola coppie di gemelli di qualsiasi età con finalità di ricerca in diversi campi tra i quali alcune patologie autoimmuni e il disagio psico-sociale in adolescenza.
Pare infatti che il confronto tra coppie di gemelli identici (monozigoti) e non identici (dizigoti) permetta di stabilire il ruolo che la genetica, le abitudini di vita e l'esposizione a fattori ambientali giocano nel determinare lo stato di salute.

E così, su base volontaria, i genitori di gemelli possono iscrivere i propri figli e, se lo fanno, prima o poi vengono chiamati da una dottoressa gentile che li guida in questa esperienza che io ho trovato davvero emozionante.

Prestare i miei figli alla scienza mi ha fatto sentire come quando da ragazza andavo a donare il sangue e dopo, alla mensa del Policlinico, ci offrivano la bistecca. Andavamo in gruppo (per stare insieme e anche per scroccare il pranzo), ce la ridevamo stesi sui lettini e poi dopo ci sentivamo tutti meglio.

Uguale è stato con Giacomo e Davide. Siamo partiti un po' all'avventura, loro col sorriso stampato in faccia all'idea di fare qualcosa di utile e di essere così importanti perchè uguali, abbiamo riso molto insieme e siamo stati bene.

Loro hanno giocato per un'oretta circa con alcuni marchingegni e robot dai quali poi a stento siam riusciti a staccarli.
Io nel frattempo ho compilato moduli a non finire, cosa che mi ha costretto ad un esercizio riflessivo su entrambi i miei figli davvero eccezionale.

Tutti e tre siamo usciti galvanizzati dalla gentilezza delle dottoresse e ricercatrici  e dalla sicurezza di aver fatto qualcosa di utile, chè ogni tanto impiegare un po' di tempo in cose che sfuggono qualsiasi calcolo ti riconcilia con la vita.

Abbiamo contribuito ad uno studio sullo sviluppo emotivo-comportamentale dei bambini e degli adolescenti in collaborazione con l’equipe del Prof. Marco Battaglia dell’Università e Ospedale S. Raffaele di Milano.

Lo studio ha avuto una ottima rispondenza da parte di molti genitori ma perché la ricerca abbia una valenza statistica hanno bisogno di un numero maggiore di coppie di gemelli partecipanti (sia coppie monozigoti che coppie dizigoti dello stesso sesso e di sesso diverso).

Ecco, quindi, se siete mamme di gemelli e vi va di dare una mano (o conoscete qualche altra mamma che ha due o più cloni da sfamare ogni giorno) scrivete a gemellibattaglia@gmail.com.

Per piacere :)

Friday, April 15, 2011

Niente mani addosso 

Ogni mamma, ne sono certa, ha delle sue regole sulle quali proprio non riesce a transigere e per le quali è pronta a battersi perfino oltre la logica.
Quasi delle fissazioni, forse delle paure.

Una delle mie è stata, quando i bimbi erano molto piccoli, "mai nel lettone". Ero così terrorrizzata dall'idea di finire per dividere a vita quel posto esclusivo e sacro con un infante che mai avrei permesso a un qualsiasi corpicino urlante di invaderlo.
Idiota. Ho imparato poi che se fossi stata un po' più indulgente, nei casi proprio disperati, mi sarei risparmiata una notte insonne e saremmo stati tutti più felici.

Un'altra delle mie regole che stanno appese più a una specie di ideologia che a un'idea reale, più a un gusto quasi estetico che alla vita vera è "tra fratelli si deve andare d'accordo, mai le mani addosso".

Su questo, devo ammettere, la vita mi sta mettendo alla prova.

Da una parte sto io, che in prospettiva vedo l'importanza anzi, il miracolo e la potenza di una relazione tra fratelli che vanno d'accordo.

Dall'altra sta lo svolgersi dei giorni in una casa normale, in una famiglia come tante, dove la figlia 14enne molto spesso non ne può più dei fratelli 11enni che sono un po' sciocchini, che fanno domande ingenue, che toccano tutto con curiosità, che non sono ancora responsabili come lei.
E dei figli 11enni che non ne possono più di sentirsi alitare sul collo da una seconda mammina perfettina e che sa già tutto, che fa già tutto meglio di loro e che li critica.

Battibecchi costanti, occhi che si rivoltano all'insù e pianti umiliati. A volte anche pizzicotti e mani addosso.

Niente mani addosso.

Se la smettessi con questa fissa, a volte mi dico che forse loro tutti avrebbero la libertà di sfogarsi con una bella rissa e il supplizio della mia mediazione (sempre inpropria perchè mai so esattamente cosa sia successo e chi possa aver ragione) finirebbe.

E invece non ce la faccio e giù a ripetere che si devono volere bene, e rispettare, e parlare e capirsi, perchè così, per sempre, avranno fiducia e forza, insieme.

E invece battibecchi e occhi al cielo e battutine acide.

L'immagine da fuori, è che i miei tre figli non è che vadano un granchè d'accordo.
E la storia dentro di me è preoccupazione, di sconfitta, chè non riesco a farli andare d'accordo, a far loro capire quanto sia importante essere uniti.

Oggi Giacomo è stato picchiato da due suoi amichetti, giù al campetto di calcio. Uno ha cominciato per scherzo (dai, picchiamo Giacomo) e ridendo ha fatto delle finte. L'altro ad un certo punto, sempre ridendo, ha preso a Giacomo le mani dietro e così il primo ha avuto modo di assestare qualche pugno delicato (mamma, non mi hanno fatto proprio male, ma mi sono spaventato un pochino).
Niente di serio, niente bullismo, intendo. Solo una scenetta un po' sciocca tra bambini, uno scherzo tirato pochissimo troppo in là, quel tanto da far piangere Giacomo una volta a casa ma da fargli anche dire che non volevano picchiarlo davvero, che era più che altro uno scherzo.

Ignara di quanto fin qui raccontato, stasera arrivo a casa dal lavoro in macchina e, nel vialetto stretto e sterrato che porta al nostro cancello, vedo un ragazzino parlare con qualcuno nel nostro cortile.
Sento la porta sbattere e vedo il ragazzino camminare via. Incrocia la mia macchina e io lo saluto. Lui mi risponde un ciao un po' serio.

Marta mi apre il cancello con faccia davvero arrabbiata. Da adolescente arrabbiata; quella faccia, per capirsi, che nessun genitore vorrebbe vedere come prima cosa al ritorno da una giornata di lavoro, specie se orrenda come la mia oggi.

Io penso "no, ti prego, non ce la faccio. Non stasera..." mentre con il sorriso più dolce che posso agganciare alle mandibole le dico "cosa c'è tesoro?".

Mi risponde: "Quel bambino oggi ha picchiato Giacomo ma io gli ho appena detto: se metti ancora le mani su mio fratello, ti ribalto"

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