<$BlogRSDURL$>

Thursday, November 14, 2013

Non è che mi voglia sciogliere in ricordi 

E' che fa una certa impressione.
E'che ho 46 anni ora, una figlia di 16 suonati e due gemelli di 13, suonatissimi.
E non è che io riesca a scrivere qui senza ascoltare la vocina che mi chiede di fare un sunto breve, mica per aggiornare, ma per una instantanea verifica: dov'ero? e dove sono adesso?

Suppongo sia già rassicurante che sono ancora una mamma e anche una moglie e il gatto è ancora vivo.
Ah, attenzione, ora c'è anche un cavallo (non ci facciamo mancare niente).

Stabiliti i punti fondamentali, passo ora all'analisi dei cambiamenti.

Principessa Marta

Marta viaggia a mezzo metro da terra. Deve essere dotata di una macchina di trasporto silenziosa e invisibile a noi umani genitori che le dà il potere di fluttuare per casa e per strada con scioltezza disarmante. Ogni tanto ci grazia di gentili cenni con la mano, chè Kate Middleton sbiancherebbe di vergogna, altre, più spesso, ruota i bulbi oculari mooolto in sù e genera saette che arrivano dritte alle mie viscere.

Credo che parcheggi la macchina invisibile (e infernale) giusto per andare a letto, dove effettivamente i contorni del suo viso si ricompongono nell'angelica dolcezza, frutto certo del mio ventre - me lo ricordo.

Mentre fluttua alta, Marta sa dare grandi prestazioni: per esempio, ha sviluppato un'acutezza di vista tale che saprebbe riconoscere un pelo scappato alla ceretta nella gamba destra della biondina di quinta senza cervello; però non riesce a vedere sua madre che trafelata parcheggia la macchina nel cortile di casa, scarica la spesa, tre sacchetti in ciascuna mano che le segano le dita mentre col piede cerca di chiudere il bagagliaio.

Marta in quarta liceo classico ha anche sviluppato il super-potere di prendere 9 in filosofia e, se un barcone pieno di clandestini affonda vicino alle coste di Lampedusa e in tanti così tragicamente muoiono, non è che poi a cena son pizze e fichi: sarà meglio dedicare la pausa pranzo a un'accurata lettura della dichiarazione universale dei diritti umani e a un'analisi dettagliata delle politiche per l'immigrazione di Cécile Kyenge, per prepararsi e essere all'altezza.

Infine, Marta è maestra anche di un'altra arte. Non solo sa galleggiare in orizzontale, con niente che la tocchi, ma può anche schizzare dritta in verticale, senza preavviso e a sorpresa. Lì è quando una lacrima fa capolino sotto le ciglia, un sorriso aperto ti raggiunge, un sms squilla sul telefono con qualche particolare (che chissà perchè proprio quello, e non quello prima sul quale ti ha lanciato un'occhiata laser),  lì è quando perfino si butta e mi dà un bacino, magari nel mezzo di una frase che non c'entra niente con l'intimità.

Lì è quando diventa generosa, sensibile alle ingiustizie, protettiva dei suoi fratelli, sottile nei ragionamenti, omnicomprensiva di logica e amore, sollecita verso il prossimo, aperta a raccogliere le idee degli altri.
(Tra parentesi, lì è quando vedo la donna che diventerà)

Questo su e giù, questo qui e ora, questo dopo che cancella tutto il prima e invece magari a volte il prima è qualcosa intarsiato nella pietra e non si può prescindere, avviene tutto in un silenzio così British che bisogna anche svilupparne di propri, di super-poteri, per interpretare sopracciglia, coordinazione dei colori dei vestiti, frequenza e velocità di digitazione su smartphone e altre metriche che, diciamolo, una mamma si inventa.

Il tracciato delle contrazioni di un travaglio è la migliore rappresentazione grafica che riesco a immaginare per descrivere la vita di una mamma (femmina) vicino a un'adolescente (femmina).

Il che in fondo risponde alla mia domanda iniziale "dov'ero? dove sono adesso?".
Sembra che non riesca a schiodarmi dalla sala parto.



Comments:

Post a Comment

This page is powered by Blogger. Isn't yours?