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Thursday, November 21, 2013

Dedicato al ragazzino in maglia nera e rossa, quello al centro con aria spaventata 


Giacomo e Davide hanno cominciato rugby a 4 anni.

"Li ho fatti così belli (!!!) e tu adesso li proietti in uno sport che li sfigurerà. Orecchie strappate, setti nasali come tornanti. A questo li condanni???" fu la mia accorata protesta al (gran) marito inglese quando si presentò in cucina con la proposta-educativo-sportiva.
"Don't be silly" fu l'unico laconico commento.

Nella prima partita che hanno giocato, paffutelli e bardati con caschetto-para-testa, para-denti, para-sterno, para-paure-di-mamma (chè neanche l'omino michelin era più al sicuro) non hanno spiccato per coraggio.
Nel bel mezzo di una pseudo-azione, uno dei due (ahimè non ricordo quale, mi si perdoni - ma poco importa) si fermò, raccolse una margherita dal prato e corse fuori campo a portarmela dicendo "mamma, ti voglio bene".

Lì pensai che ero salva, che presto avrei potuto dire a mio marito "vedi, avevo ragione io, non è sport per loro".

Oggi, dieci anni dopo (e a onor del vero solo con una clavicola rotta negli archivi del pronto soccorso) piego la testa con umile accondiscendenza.
L'odore del fango mi accompagna. Stagna nella macchina in zolle incrostate nei tappetini, si deposita nelle curve delle loro orecchie,  nelle pieghe gommose dell'oblò della lavatrice.
Se devo proprio dirla tutta, quell'odore oleoso, dissacrante, sporco, mi rassicura, mi racconta che il fango è solo una pasta di terra. Mi insegna che c'è sempre una soluzione per tutto.

I tre ragazzi in bianco nella foto, sono gli uomini che preferisco al mondo. Giacomo, che tiene la palla, e dietro a sostenere Davide e il loro migliore amico Cristian.
(Il ragazzino con la maglia nera e rossa e l'espressione tanto preoccupata in vista del placcaggio, non lo conosco ma ho tanta voglia di abbracciarlo.)

Giacomo fuori dal campo parla poco e solo dopo essersi fatto un quadro il più preciso possibile della situazione. Ma prima di aprir bocca, come ultimo check, si assicura che tutti stiano bene. Prima di dire quello che desidera, rinuncia se sente che potrebbe invadere o scomodare. Giacomo pianifica i suoi risparmi in parti uguali per ognuno di noi prima di Natale. Ascolta e poi mi dice di voler comprare questo per Marta e quello per Davide e questo ancora per papà....."mamma, possiamo andare in centro sabato?".
Bisogna stare attenti a tenere in equilibrio la sua generosità, chè non si trasformi in frustrazione.

Davide è una specie di furetto intelligente e sensibile. Così sensibile che ancora fa fatica a trattenere le lacrime. Così intelligente che la sera a tavola sa riassumere discussioni anche complesse con una logica consequenziale disarmante, assai sofisticata ai miei occhi. Ha la vita che gli esonda dalle tasche e un senso dell'umorismo così spiccato e travolgente da lasciarmi basita spesso. Sembra prenda tutto con frivolezza, ma poi, quando meno te lo aspetti, si ferma, mi sfiora con occhi penetranti e mi chiede "tutto bene, mamma?".
Bisogna stare attenti con Davide a non sottovalutare quello che dice mascherandolo con lo scherzo.

Cristian invece, che non sia mio figlio è solo un dettaglio.
Lui intarsia il legno. Ha fatto una targa bruciando ogni lettera del nome del cavallo di Marta, da appendere sul box. Non possiede un cellulare, non è su facebook e se ne strafrega. Gira in bicicletta nel quartiere. Costruisce complicate macchine di lego e quando ti spiega tutti i passaggi e dove ha sbagliato e fino a che punto ha dovuto smontare e poi ricostruire, ti fa sentire, a te adulta che ogni giorno navighi la vita, una pavida pivella. Può avere grandi malumori, quando proprio gli ingranaggi della vita non coincidono.
Con Cristian bisogna stare attenti a capire bene, perchè c'è sempre una ragione valida.

Tutti e tre questi ragazzi ancora non si sottraggono alle coccole. La loro pelle sta combattendo la crescita dei peli, che le mie labbra sensibilissime di mamma già intuiscono sulle guance, ma loro ti si buttano addosso, per salutarti.

Tutti e tre, quando sono in campo e coperti di fango, sono uomini coraggiosi, e chi lo direbbe mai che ancora chiedono i grattini sulla schiena al bacino della buona notte.

Giacomo, Davide e Cristian sono sempre insieme, ma se provi a indagare cercando particolari squisitamente femminili, del tipo "ma di cosa parlate?", le espressioni del viso cercano la risposta che sanno dovrebbero avere, ma non trovano. "Non parliamo di niente".
"Come non parlate di niente?"
"E cosa c'è bisogno di dire, mamma? So che Cristian è sempre dietro di me, quando apro un'azione e sfondo, so che Davide deve pulire intorno a lui e proteggerlo, quando io, fatto il varco e placcato l'avversario, gli ho passato la palla."

Puoi raccontare una donna a parole, ma un uomo, è più difficile. Un uomo perlopiù  si intuisce.




Thursday, November 14, 2013

Non è che mi voglia sciogliere in ricordi 

E' che fa una certa impressione.
E'che ho 46 anni ora, una figlia di 16 suonati e due gemelli di 13, suonatissimi.
E non è che io riesca a scrivere qui senza ascoltare la vocina che mi chiede di fare un sunto breve, mica per aggiornare, ma per una instantanea verifica: dov'ero? e dove sono adesso?

Suppongo sia già rassicurante che sono ancora una mamma e anche una moglie e il gatto è ancora vivo.
Ah, attenzione, ora c'è anche un cavallo (non ci facciamo mancare niente).

Stabiliti i punti fondamentali, passo ora all'analisi dei cambiamenti.

Principessa Marta

Marta viaggia a mezzo metro da terra. Deve essere dotata di una macchina di trasporto silenziosa e invisibile a noi umani genitori che le dà il potere di fluttuare per casa e per strada con scioltezza disarmante. Ogni tanto ci grazia di gentili cenni con la mano, chè Kate Middleton sbiancherebbe di vergogna, altre, più spesso, ruota i bulbi oculari mooolto in sù e genera saette che arrivano dritte alle mie viscere.

Credo che parcheggi la macchina invisibile (e infernale) giusto per andare a letto, dove effettivamente i contorni del suo viso si ricompongono nell'angelica dolcezza, frutto certo del mio ventre - me lo ricordo.

Mentre fluttua alta, Marta sa dare grandi prestazioni: per esempio, ha sviluppato un'acutezza di vista tale che saprebbe riconoscere un pelo scappato alla ceretta nella gamba destra della biondina di quinta senza cervello; però non riesce a vedere sua madre che trafelata parcheggia la macchina nel cortile di casa, scarica la spesa, tre sacchetti in ciascuna mano che le segano le dita mentre col piede cerca di chiudere il bagagliaio.

Marta in quarta liceo classico ha anche sviluppato il super-potere di prendere 9 in filosofia e, se un barcone pieno di clandestini affonda vicino alle coste di Lampedusa e in tanti così tragicamente muoiono, non è che poi a cena son pizze e fichi: sarà meglio dedicare la pausa pranzo a un'accurata lettura della dichiarazione universale dei diritti umani e a un'analisi dettagliata delle politiche per l'immigrazione di Cécile Kyenge, per prepararsi e essere all'altezza.

Infine, Marta è maestra anche di un'altra arte. Non solo sa galleggiare in orizzontale, con niente che la tocchi, ma può anche schizzare dritta in verticale, senza preavviso e a sorpresa. Lì è quando una lacrima fa capolino sotto le ciglia, un sorriso aperto ti raggiunge, un sms squilla sul telefono con qualche particolare (che chissà perchè proprio quello, e non quello prima sul quale ti ha lanciato un'occhiata laser),  lì è quando perfino si butta e mi dà un bacino, magari nel mezzo di una frase che non c'entra niente con l'intimità.

Lì è quando diventa generosa, sensibile alle ingiustizie, protettiva dei suoi fratelli, sottile nei ragionamenti, omnicomprensiva di logica e amore, sollecita verso il prossimo, aperta a raccogliere le idee degli altri.
(Tra parentesi, lì è quando vedo la donna che diventerà)

Questo su e giù, questo qui e ora, questo dopo che cancella tutto il prima e invece magari a volte il prima è qualcosa intarsiato nella pietra e non si può prescindere, avviene tutto in un silenzio così British che bisogna anche svilupparne di propri, di super-poteri, per interpretare sopracciglia, coordinazione dei colori dei vestiti, frequenza e velocità di digitazione su smartphone e altre metriche che, diciamolo, una mamma si inventa.

Il tracciato delle contrazioni di un travaglio è la migliore rappresentazione grafica che riesco a immaginare per descrivere la vita di una mamma (femmina) vicino a un'adolescente (femmina).

Il che in fondo risponde alla mia domanda iniziale "dov'ero? dove sono adesso?".
Sembra che non riesca a schiodarmi dalla sala parto.



Monday, November 11, 2013

Quanto tempo 

L'altra sera eravamo tutti a tavola e per caso, dalle viscere profonde di questa famiglia, tanto simili a quelle di ogni famiglia, è tornato a galla un vecchio aneddoto:

Marta, 4 anni, alla vista del papà ignudo che usciva dalla doccia,chiedeva candida: "mamma, che cos'ha papà sulla patatina?"
Io, senza fare un plissè, rispondevo: "Il pisellino, tesoro"
E lei, con logica disarmante, ulteriormente indagava: "E perchè ha le orecchie?"

Tra le risate dei miei tre figli, oggi adolescenti, è spuntata la frase "e che altre cose buffe abbiamo detto, mamma, quando eravamo piccoli?"
E io: "ussignur ragazzi, echissele ricorda...dovreste andare a leggere il mio blog, quello che scrivevo quando eravate piccoli. Lì c'è tutto. Lì è un posto che ho sempre pensato per voi"

E poi il giorno dopo, guidando verso l'ufficio, mi è assalita un'inquietudine.

Il mio blog, quel diario fitto di emozioni così come venivano, diosantissimo quanto tempo. Quel diario che non sono mai riuscita a convincermi a vendere al marketing per le mamme (e che anche per quello ho smesso di scrivere). Quel diario lì, io non mi ricordo neanche la password per accedere al backoffice!

Grande inquietudine, paura di aver perso tutto. Tutte le storie scritte per non dimenticare, dimenticate nella frenesia dei giorni di questi anni e forse perse, come tutte le mail dell'account email collegato al blog e cancellate senza nessun preavviso da Virgilio, chè l'ho scoperto con gran dolore solo poco tempo fa e a nulla è valso il mio ticket aperto.

Così ho sbirciato con l'indice tremante, per scoprire che Blogger è diventato in questi anni amico di Google e hanno unificato anche le password e io e le mie memorie di mamma siamo salvi.

La maggior parte dei link a lato pagina è morto. Questo è cambiato.
Molti dei blog che amavo non sono più attivi, i loro domini liberi per l'acquisto. Sono certa che son solo migrati altrove, la maggior parte.

Quelli che restano sono ora sviluppati in community, hanno menu di navigazione che includono e-shop, hanno sezioni con psicologi che interpretano la frequenza del pannolino sporco per rassicurare madri inesperte, hanno forum dove le donne, le madri possono parlare. Quasi tutti contengono una colonna con le copertine dei libri scritti.
Titoli tipo "Ha fatto la poppata e poi ho pianto"; "Avere un figlio, e poi un esaurimento e poi un Margerita", "Avventure e stress di una mamma super-spaziale", "Quello che le mamme non dicono", "Quello che le mamme ruggiscono".
Tutti titoli che cercano di essere spiritosi per raccontare la sacra ironia delle mamme.

Chapeau.

Ci sarebbe tanto da dire su questa evoluzione, ma ora mi interessa solo pensare che i miei ricordi sono preziosissimi e che sono contenta che siano ancora qui.

Mi interessa concentrarmi sul perchè fossi così inquieta al pensiero di perderli e sul perchè mi sia tornata la voglia di scrivere.

Sulla paura della perdita c'è ben poco da dire, è self-explanatory.
Sulla pausa dallo scrivere....bè, è chiaro che sia una questione di gap tra la disperazione di una mamma di tre piccoli e la solitudine di una mamma di adolescenti. Nel mezzo, quando tutto fila liscio, che bisogno c'è di riflettere? :)

E si, non siamo banali, c'è una grande differenza tra un diario privato e un blog.
Quella che c'è da sempre: in un diario privato puoi scrivere ogni cagata, anche la più commiserevole. In un blog che forse anche una sola persona potrebbe leggere, devi costringerti a un minimo di autocritica, che aiuta assai.

Dopo l'aneddoto di cui sopra i miei figli mi hanno chiesto "ma mamma, perchè hai smesso di scrivere il tuo blog?"
"Perchè stavate diventato grandi e non mi sembrava più giusto mettere in piazza le vostre vite, mi leggevano in molti"
"Dovresti ricominciare, mamma", han detto loro.

E tu, prova a contraddire tre adolescenti in una botta sola....

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